Nicola Maria Spagnoli

E’stato per lunghi anni architetto direttore e coordinatore nel Ministero dei Beni culturali a Roma, oltre che curatore di eventi di levatura internazionale ma da qualche anno si dedica esclusivamente al MINIMUSEO da lui creato nella città natale sotto l’ègida dei Beni culturali ma, caso unico, organismo comunque indipendente ed autonomo e dagli ampi orizzonti rispetto alle sue reali dimensioni  (il museo più piccolo del mondo).

Naturalmente questo dedicarsi a nuove scoperte ed alla valorizzazione di altri artisti, ultimamente soprattutto locali, ha comportato il mettere da parte il suo “fare” arte,  che in verità negli ultimi anni si era concretizzato soprattutto in azioni “socialmente utili”, ovvero fatte di idee ed installazioni a volte minimaliste ma con forte impatto polemico, fondamentalmente politiche (alcune diventate anche manifestazioni popolari come Perle ai Porci e Patrimonio S.p.a.).

Come architetto ha realizzato numerose opere, si è dedicato infine al restauro dei monumenti, delle aree archeologiche e dei beni culturali (in epoca pre-internet!), specie a seguito di incarichi in alcune regioni italiane, a pubblicazioni di storia, arte ed architettura, al design innovativo e all’archeologia industriale ma soprattutto all’arte in generale. I suoi esordi, in questo campo, risalgono agli anni ’60 con opere adeguate ai tempi fino alla conclusione, in un certo senso forzata, del suo iniziale e particolare “citazionismo critico”, nell’83. Ed ecco da allora la svolta desacralizzante sull’arte e le successive, comunque sempre essenziali e sporadiche, esibizioni come quella al Palazzo dei Congressi di Roma nel ’92 nell’ambito di Arteroma con Paola Watts e Claudio Strinati dove presenta il suo ultimo citazionismo d’impegno ed una delle prime opere “digital” che si ricordi in Italia o, negli anni successivi, con i grandi cementi bianchi su tela, un vero ritorno antropologico alle radici.

Da critico d’arte e, al contempo, musicale (scrive da tempo su riviste di cultura musicale),  ha avuto anche l’idea di creare un settore particolare nel Minimuseo durante le esibizioni delle Giornate europee della Musica, ovvero quella del Rock Art Museum in cui i miti del rock vengono rivisitati “provocatoriamente” in maniera classica e, quindi “musealmente inscatolati” come fece la Pop art con i prodotti di largo consumo. Mythos, questo il nome delle varie mostre sull’argomento, ha visto la collaborazione determinante, sia pittorica che a volte musicale, soprattutto dell’artista Egidio Manganelli.

Agli anni ‘70  risalgono le prime importanti personali e decisamente innovative come “Caementa” al Museo nazionale Romano che dà il via al cosiddetto “Nuovo Barocco Romano” una corrente artistica ispirata alle linee sinuose  del Barocco storico ma fortemente attualizzato e materico con grandi tele tridimensionali e monocromatiche.

Questo filone sarà in parte ripreso e sviluppato più tardi nella mostra “Dauni” dell’estate 2002 nel Museo Nazionale di Castel San’Angelo in Roma, con circa 150 opere, che ebbe una straordinaria affluenza di pubblico internazionale: oltre 150.000 visitatori.

Particolare anche il filone delle superfetazioni sul classico con una serie di importanti esposizioni quali “From Rembrandt to Disney” con Francesca Segni Pulvirenti, “Play with Art”, “Caementa Picta” e  ”Come gli ultimi giorni di Pompei” con Arnaldo Romani Brizzi. “Pulvis et nihil” con Vittorio Sgarbi segnò l’inizio delle provocazioni concettuali fino ad arrivare alla sfida alla temporaneità della natura umana nella sconvolgente “Ars longa Vita Brevis” dell’autunno 2007. Sue opere sono state accettate, con decreto ministeriale,  in vari musei italiani fra cui ricordiamo il Canopoleno e il Museo archeologico nazionale a Sassari, il Museo Nazionale d’Abruzzo a l’Aquila, il Museo archeologico nazionale di Manfredonia e il S. Michele a Roma oltre, naturalmente, al Comune di San Marco in Lamis per cui ha contribuito, assieme allo studioso Gabriele Tardio, ad una particolare valorizzazione delle tradizioni popolari (le Fracchie), con la loro candidatura, nel 2011, a Patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco.

Nel 2009, con decreto ministeriale del 15 dicembre, è stato nominato Ispettore Onorario per la salvaguardia dei beni artistici, storici, architettonici, per l’arte e l’architettura contemporanee e per il paesaggio delle Regioni Lazio, Puglia e Sardegna mentre con decreto 27/12/2010 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commendatore al Merito della Repubblica Italiana (in precedenza già Cavaliere e Ufficiale).

(fonte w.w.w.beniculturali.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 28 Marzo 2012 20:50)