Antonio Del Vcchio

San Marco in Lamis, mercoledì 1 novembre 2017 -  Se n’è andato in punta di piedi, l’altra notte, in quel di Casa Sollievo in San Giovanni Rotondo, dove era ricoverato da una settimana per riacutizzata bronco-polmonite, malattia quest’ultima assai diffusa ai tempi della sua infanzia tra le famiglie povere e disagiate.  Si tratta di Luigi Marchitto, classe 1932, sindacalista e militante dell’ex-Pci e poi di Rifondazione Comunista.

 Anzi, pochi anni or sono, è stato l’ultimo segretario attivo della locale sezione SPI – CGIL, la cui sede si trovava sotto il porticato dirimpettaio al mercato coperto. Allora gli iscritti se ne contavano a decine a decine di entrambi i sessi e il luogo era ritrovo piuttosto frequentato e nei giorni di dibattito politico o di protesta li trovavi sempre in prima linea. Chi non ricorda le serate di festa popolare organizzate per tenere desto, come diceva lui, lo spirito e il corpo? Li vedevi di tanto in tanto e talvolta in pompa magna a festeggiare con tanto di complesso e musica da ballo ora qui ora là e persino nel salone - laboratorio pro anziani in via Lungo Jana.

Immancabilmente egli si portava dietro la moglie Isabella, sempre allegra e pacioccona, nonostante i suoi inguaribili reumatismi. Gli stessi che la porteranno alla tomba in breve tempo, lasciando stordito il suo inseparabile compagno. Da allora abbandonò tutto e la sua vita si ridusse al commercio ambulante di qualche ora al giorno, ovviamente per hobby. Anni prima il suo posto fisso nel mercato coperto era frequentatissimo, perché la moglie stava bene e la clientela era tutta di simpatia. Spesso era soltanto lei a vendere, mentre lui con la sua inseparabile ‘Api’ amava fare il ‘cozzo’ al bosco, dove aveva un fondo che teneva come un giardino.

La maggior parte della verdura e dei frutti che egli esternava al pubblico con orgoglio  erano di produzione propria. Ora quel posto tace e chi vi passa davanti prova una stretta al cuore, perché con esso se n’è andata la parte migliore della città, quella che agiva ed offriva la merce genuina e c’era un rapporto di tipo affettivo  tra consumatore e venditore.   Prima di rientrare in paese e dedicarsi assieme alla moglie all’attività di commerciante ambulante a posto fisso, Luigi, per circa vent’anni visse come emigrato in Svizzera, dove  lavorò sodo con la qualifica di operaio nel  circondario di Berna. Precisamente dal 1956 al 1976.

L’emigrazione – racconta egli in un librone sul tema della Regione Puglia*- mi ha rubato gli anni più belli della mia vita, lontano dai luoghi, dagli affetti dei famigliari e dal calore della gente del mio paese”. Qui aveva lasciato, infatti, la giovane moglie Isabella, che, dopo il primo parto andato male con la morte del neonato Ciro, darà alla luce Antonietta, che lascerà di sei mesi appena alla sorella maggiore (la mamma di latte). E lo fa per raggiungere  il marito in Svizzera, dove anche lei farà lavori vari per aiutare la famiglia, rimanendo costantemente al suo fianco. 

Il resto è risaputo. Ciò che ci lascia è la sua testimonianza di vita onesta e laboriosa e soprattutto il suo credo politico che non venne mai meno nonostante i travagli della sinistra italiana. Restando  sino alla fine un comunista perfetto. La presente testata, avendo conosciuto in vita l’interessato ed apprezzatone il pensiero e l’azione, lo saluta e lo addita alle nuove generazioni:  esprimendo nel contempo ai famigliari la più avvertita vicinanza e cordoglio: Addio, Luigi, resterai per sempre nei nostri cuori!

 

*Sergio D’Amaro - Antonio Del Vecchio – Luigi Lizzadro. Italy Italien Italie Italia. L’emigrazione dalla Capitanata tra secondo dopoguerra e gli anni’70. Regione Puglia, 2007 ( 2 e. riveduta ed ampliata, pp.3005), p. 60.