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Mario Ciro Ciava rella Aurelio

San Marco in Lamis, venerdì 11 ottobre 2019 - I pellerossa non amavano farsi fotografare. Dicevano che quelle scatole nere, dietro le quali si nascondevano sotto un panno altrettanto nero, i visi pallidi, rubavano le anime ai figli di Manitù.Su quelle lastre non rimanevano impresse soltanto le figure intere, o solo i visi degli “indiani”, ma anche le anime lasciavano i corpi dei pellerossa, non potendo, così, più rispondere al loro dio, nel momento della dipartita. Quando il Grande Spirito avrebbe chiesto loro, l’operato espletato nelle grandi praterie, prima di lasciare il cavallo che veniva cavalcato per tutta la vita.

Le foto hanno sempre avuto un impatto emotivo sugli uomini: ci preoccupiamo spesso di “venire bene!”, cercando di non lasciare nulla al caso. Capelli a posto, camicia pulita, e tutto ciò che possa dare la giusta impressione ai posteri sul nostro conto.Le foto non vengono scattate per noi: ma per quelli che verranno. Preoccupandoci di farle custodire per il maggior tempo possibile, in modo che i ricordi rimangano impressi nella memoria dei posteri. Anche se il tempo, poi, tante cose cancellerà: la memoria tende a sbiadire, come succede anche alle fotografie.

Il giallo, nelle foto, prenderà il posto dei diversi colori stampati su quelle pellicole. Un “giallo-ricordo”, così dovremmo chiamare quel tipo di tonalità di giallo, che dai bordi circondano le foto, per poi arrivare al centro. Una foto che non si farà dimenticare, scattata il 27 marzo di 27 anni fa. Anche le foto compiono gli anni, si fanno ricordare, festeggiare come se fossero delle persone alle quali la vita ha riservato gioie e dolori.

In questa foto i dolori non sono mancati. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme. Questa istantanea vale mille foto di gruppo, dove mille vite hanno qualcosa da raccontare. Nelle foto di gruppo è come se si sentisse il chiacchiericcio di tante, forse troppe persone che si preparano per lo scatto che le porterà nel futuro della gente.

Invece, in questa “foto di gruppo” non si sente nulla, anche se i due magistrati stanno sicuramente parlando. E l’avranno fatto anche prima di questo scatto, come dopo: parlato. Ridono anche, quindi si sono detti qualcosa. Qualcosa di amaro sicuramente, anche se i volti non sono tirati. Cosa possono dirsi di rassicurante, due uomini di legge che per anni cercarono di vivere il più possibile per assicurare alla giustizia il maggior numero di delinquenti?

La compiacenza di partecipare ad un convengo sulla mafia, questo è sicuro. Per l’esattezza, l’incontro aveva come tema: “Mafia e politica”. Il bello dell’Italia è che sappiamo le cose sapendo di saperle!!! Come dire: sappiamo che la mafia è nella politica e viceversa, ma poi il tutto termina lì, nel parlarne. La bellezza della dialettica italiana!

Naturalmente i due eroi oltre che denunciare, arrestare, investigare, di più non poterono fare. Fecero tanto per gli italiani. Ma ad alcuni siciliani, incontri come quello nel quale venne scattata quella foto, non piacque. Infatti, Falcone e Borsellino a distanza di qualche mese da quell’incontro morirono in due distanti attentati. La foto è stata scattata da Tony Gentile, che riuscì a documentare l’ultimo incontro che avvenne tra i due magistrati.

Sembra che i due stiano in un confessionale, dove uno confida all’altro i suoi “peccati” e viceversa. Una confessione laica, dove il senso del sacro latita, o meglio: non è accettato. Quel dialogo deve essere solo fraterno, tra due persone che sono nate per espletare degli obblighi ai quali dio ha rifiutato l’invito.

In questa foto non c’è spazio per paramenti sacri o crocifissi, ci sono solo le anime di due uomini che non cercano il resto dell’umanità per avere conforto o consensi per quello che hanno fatto in passato per la giustizia italiana, e per i progetti futuri.

È una foto “viziosa”, quasi snob, che caccia tutti. Non vuole dare spazio a richiami fuori dall’obiettivo del tipo: “Vossignoria”, “Vostro Onore”, “Baciamo le mani”, “Che dio vi benedica”, “Non fate l’accattuni”, “Calate ‘u sipariu”, “Finiri a fetiu”, “State a vinniri cannistri vacanti”, “Non scippari chiova chi denti”, “Cca va a finiri a schifio!!”.

Questa foto tiene tutti lontano da quello che sta succedendo nella mente dei due uomini di legge. Una foto ricordo destinata a farsi ricordare per quello che non è noto, per ciò che non sappiamo. Non sapremmo mai cosa si dissero in quel momento. Il ricordo che ci hanno lasciato Falcone e Borsellino è anche questo: guardare quegli sguardi e cercare di capire la verità che ancora molti cercano.


Mario Ciro Ciavarella Aurelio