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 Mario Ciro Ciavarella Aurelio

San Marco in Lamis, martedì 11 febbraio 2020 -  È sempre meglio prevenire che curare. O imprigionare, se vogliamo entrare nel legale. Immaginate un mondo (sovrappopolato!!) dove quelli che dovrebbero morire ammazzati, non lo sono! Ma vengono salvati da un’organizzazione governativa che prevede i crimini, e imprigiona i criminali che stanno per compierli. Nessun delitto, ma aspiranti assassini in carcere! O meglio: congelati. Non vengono uccisi sempre per il fatto che uccidere è comunque sbagliato, anche per la legge. Ma vengono tenuti sospesi tra la vita e la morte non si sa per quanto tempo!!

Questo è l’inizio di “Minority Report” (2002) di Steven Spielberg, straordinario film di fantascienza (ma non tanto) che ci proietta in un fatto di cronaca successo pochi giorni fa: una mamma sudcoreana ha “rivisto” sua figlia di 7 anni morta anni prima, grazie alla realtà virtuale. Sua madre Jang è riuscita a riabbracciarla tre anni dopo grazie a un visore VR, all'interno di un vero e proprio ambiente digitale creato per il documentario "I met you" (“Ho potuto reincontrarti”).

Davanti alla commozione di suo padre e dei fratelli, Nayeon si è materializzata nella sua forma digitale davanti agli occhi increduli della madre, che ha trascorso con lei un intero giorno, riuscendo persino a spegnere con lei le candeline per il suo compleanno, all'interno di uno scenario che poco aveva da invidiare al paradiso terrestre.

Cosa c’entra questa storia con il film in oggetto? C’entra e come!!! Il capitano cinematografico John Anderton, responsabile della sezione “Precrimine”, per superare il trauma della perdita del figlio Sean, scomparso senza lasciare traccia anni prima (sei mesi prima della creazione del sistema “Precrimine”), si avvale dello stesso sistema ormai non più fantascientifico, usato dalla signora coreana che ha “rivisto” sua figlia. Il personaggio del film rivede suo figlio tutte le volte che vuole e ci parla.  La “Precrimine” è nata anche perché il capitano non vuole che ci siano altre vittime innocenti, come suo figlio, e l’unico modo è arrestare gli assassini prima degli omicidi!!

Questo film si basa su un racconto di Philip K. Dick, “Rapporto di minoranza” del 1987. Comunque non parliamo di tanto tempo fa, e già all’epoca si immaginava come si potesse interagire con i cari che non ci sono più. Adesso tutto ciò è “reale”!! La domanda è: tutti riuscirebbero a sopportare la visione abbastanza nitida in 3D di famigliari che si muovono e quasi interagiscono con noi? Senza dubbio l’esperienza è paralizzante, scioccante e forse assurda. Ma non possiamo generalizzare come in tutti i casi. Sembra quasi l’evocazione di uno spirito durante una seduta spiritica, anche se non c’è l’ectoplasma che viene a trovarci, ma solo un’animazione del caro estinto in “carne ed ossa”.

La line di confine tra i vivi e quelli che non ci sono più è senza dubbio insondabile!! Meglio non investigare, per cercare di capire se ci fosse una porta dall’altra parte. Il personaggio del film con queste “visioni” trova il   modo per andare avanti con la sua vita, nonostante il dolore per la perdita del figlio ammazzato da un assassino sul quale è sulle tracce e troverà.

Nella “realtà” della signora coreana non sappiamo cosa e fino a quando possa provare dei sentimenti che arrivino alla figlia defunta. Anzi: non arriva nulla dall’altra parte dove si trova la figlia. Ma è solo linfa vitale per   l’indole e la sensibilità della madre, che spera così di vivere ancora con sua figlia. Un contatto non più terreno, ma di difficile definizione, e nemmeno spirituale, dove le eventuali preghiere verso la persona defunta non so se possano avere un “valore teologico”.

Una storia, quella vera e non la trama del film, che somiglia ad un sogno: a volte sembra reale e spesso non lo è. Vediamo nei sogni gente conosciuta, magari ci parliamo. La “vita” dei defunti non sappiamo come possa essere e se hanno “ancora vita davanti a loro”. Ma noi li consideriamo ancora in vita anche se non vicini a noi. E per farli avvicinare si inizia ad usare qualche artefatto fantascientifico.

Fermiamoci in tempo: non confondiamo le nostre vite con quelle degli “Altri”. Sono due mondi completamente diversi. Dove le regole non penso siano uguali…     

 

 Mario Ciro Ciavarella Aurelio