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Mario Ciro Ciavarella Aurelio

San Marco in Lamis, martedì 1 settembre 2020 -  La miseria di tantissimi uomini è riposta nella loro coscienza. Se di coscienza possiamo parlare. Esiste dentro tantissimi corpi umani, uno spazio abbastanza grande dove lo spazio da occupare non è stato riempito da dignità, amor proprio, senso della giustizia e soprattutto coscienza. Un'assenza che è stata generata da una Natura che nulla ha fatto per riempire quel vuoto. In fondo, forse, non è nemmeno colpa di queste bestie se si comportano male: è la loro Natura. 

La biologia, come il comportamento, è comunque insito nel nostro DNA, l'ambiente potrebbe influenzare eventuali “carenze strutturali”, ma alla fine è la Natura che vince sempre. La Natura è spesso matrigna. Non c'è pentimento nel male fatto, non c'è logica in quello che spesso viene fatto, non c'è motivo di esistere in molti di noi. Da eliminare il prima possibile: molti uomini dovrebbero essere eliminati alla prima occasione!!! sarebbe una delle poche azioni di una certa logica che l'Uomo potrebbe attuare. Ma l'Uomo è superiore!!! (poverino...)

 Il signore che vedete nella foto è il giornalista e presentatore Enzo Tortora, in carcere, una foto del 1983, quando Gianni Melluso, Giovanni Pandico e Pasquale Barra, tutti esponenti di primo piano della Nuova Camorra Organizzata (mica chierichetti) accusarono Tortora di essere un camorrista. Senza uno straccio di prova!!! tanti anni fa era sufficiente che un semplice cittadino, meglio se pregiudicato, ti accusasse di un qualsiasi reato, che quasi immediatamente ti venivano a prendere dove ti trovavi, e poi a te l’onere e l’onore di dimostrare di essere una persona perbene. Portando tu le prove della tua innocenza!!!???

 Enzo Tortora ha dovuto lottare per anni, per dimostrare la sua innocenza, una dura lotta che lo portò alla morte: il suo fisico e la sua mente erano ormai irrimediabilmente minati. Durante la sua detenzione si è battuto per i diritti dei carcerati, che spesso erano rinchiusi in celle di pochi metri quadri, dove dentro c'erano anche 7-8 condannati.

 Nella foto il giornalista sembra alla ricerca di qualcosa che sfugge, come la verità del perchè si è ritrovato in quel posto da un giorno all'altro. Un Diogene nudo, senza la sua botte nella quale viveva, e senza la sua lampada che potesse rischiarare i suoi passi. Alla mercè di giudici e delinquenti che non hanno esitato un minuto per rinchiuderlo dentro una cella per anni. I capelli completamente rasati per il caldo, sia dentro che fuori dal carcere. In mano ha una camicia forse appena tolta, e sembra che cerchi qualcosa nella tasca, sigarette?

 Un'anima che somiglia a quelle del Purgatorio in attesa che le venga afflitta la pena da scontare: come continuare a soffrire. Quale peso portarsi sulle spalle o sulla testa per aumentare il grado di colpa. Vicino a lui non c'è nessuno, lo sguardo sembra che non stia seguendo nessuno in particolare. Solo occhi aperti che non aspettano altro che si chiudano con l'aiuto del buio della notte. In attesa che il nuovo giorno possa dargli indizi per capire il perchè dell'esistenza di uomini che un dio assurdo e senza un minimo di logica, ha messo al mondo. Un dio che ha lasciato la libertà ai suoi figli di fare del male.

 Saranno stati questi alcuni dei pensieri di Enzo Tortora durante la sua prigionia?? Capire dio è troppo complicato, e forse Tortora  si sarà impegnato almeno per capire l'uomo. Non sappiamo se alla fine sia riuscito a capirci qualcosa, ma in “Lettere a Francesca”, epistolario inviato a Francesca Scopelliti, compagna dello scrittore, Tortora si lamenta tantissimo della giustizia (quella umana), che spesso fallisce, dove l'infallibilità dovrebbe essere assoluta!! E allora penso che anche degli uomini, Tortora, non ci abbia capito nulla. Almeno in vita...

 

Mario Ciro Ciavarella Aurelio