
di Michele Centola
San Marco in Lamis, sabato 9 agosto 2025 - Esistono date che diventano cicatrici nella memoria collettiva, momenti in cui la normalità si infrange contro la brutalità della violenza. Il 9 agosto 2017 rappresenta una di queste fratture per il nostro territorio, un giorno in cui la cronaca nera ha scritto una delle sue pagine più oscure. Gli inquirenti hanno ricostruito parte dei contorni di quella giornata estiva, identificando alcune responsabilità e dinamiche. Sui tavoli dei tribunali si accumulano fascicoli che raccontano di mandanti e esecutori, di una catena di violenza che ha portato alla morte di persone innocenti insieme ad altre che forse avevano conti in sospeso con la criminalità.
Ma oltre le carte processuali, oltre i nomi che compaiono sui giornali, rimane qualcosa di più profondo e inquietante: la sensazione che quella violenza potesse essere evitata, che qualcosa nel sistema di prevenzione e controllo abbia fallito. Come società, come istituzioni, come cittadini, dobbiamo interrogarci sulle nostre responsabilità. È possibile che per anni abbiamo accettato un livello di violenza criminale considerandolo "normale"? Abbiamo fatto abbastanza per spezzare le catene che alimentano questi cicli di morte? Dietro ogni vittima c'è una famiglia distrutta, ci sono figli che cresceranno senza un genitore, ci sono vuoti che nessuna giustizia potrà mai colmare completamente. La memoria di quel 9 agosto 2017 non può essere solo un esercizio retorico. Deve trasformarsi in un impegno concreto: rafforzare la legalità, sostenere le forze dell'ordine nella loro battaglia quotidiana contro la criminalità, educare le nuove generazioni al rispetto della vita umana.
Dimenticare significherebbe diventare complici di quella violenza. Ricordare, invece, significa assumere la responsabilità di costruire un futuro diverso, dove tragedie simili non possano più ripetersi. Il tempo si è davvero fermato quel giorno d'agosto. Ora tocca a noi farlo ripartire, nella direzione giusta. Il tempo trascorso non deve farci dimenticare l'impatto devastante di quella giornata. Otto anni dopo, le ferite sono ancora aperte, i dolori non si sono attenuati per chi ha perso i propri cari. La giustizia sta facendo il suo corso, ma questo non basta a restituire la serenità a un territorio che ha visto troppo sangue.
La memoria di quel 9 agosto 2017 non può essere solo un esercizio retorico o una commemorazione vuota. Deve trasformarsi in un impegno concreto e quotidiano: rafforzare la legalità attraverso azioni concrete, sostenere le forze dell'ordine nella loro battaglia quotidiana contro la criminalità, educare le nuove generazioni al rispetto della vita umana e dei valori democratici. È necessario investire in programmi di prevenzione sociale, creare opportunità di lavoro legale per i giovani, sottrarre manodopera alle organizzazioni criminali. Le scuole devono diventare presidi di legalità, i centri sociali luoghi di aggregazione positiva, le istituzioni esempi di trasparenza e efficienza. Non possiamo più permetterci il lusso dell'indifferenza. Ogni cittadino ha il dovere morale di contribuire alla costruzione di una società più giusta e sicura. Questo significa denunciare quando necessario, collaborare con le forze dell'ordine, non chiudere gli occhi di fronte a situazioni sospette.
Le amministrazioni locali devono essere in prima linea in questa battaglia, coordinandosi con le forze dell'ordine e la magistratura per creare una rete di controllo efficace. Il nostro territorio ha le risorse e le competenze per sottrarsi definitivamente al giogo della criminalità. Ha giovani preparati e motivati, imprenditori onesti che creano lavoro e ricchezza, professionisti qualificati che potrebbero contribuire allo sviluppo economico e sociale. Ma tutto questo può avvenire solo se sapremo liberarci dalla cultura dell'omertà e della rassegnazione. Solo se avremo il coraggio di denunciare e contrastare ogni forma di illegalità, grande o piccola che sia.
Dimenticare significherebbe diventare complici di quella violenza, tradire la memoria di chi ha perso la vita. Ricordare, invece, significa assumere la responsabilità di costruire un futuro diverso, dove tragedie simili non possano più ripetersi, dove la legalità non sia più un'eccezione ma la norma. Il tempo si è davvero fermato quel giorno d'agosto di otto anni fa. Ora tocca a noi farlo ripartire, nella direzione giusta, con la determinazione di chi non vuole più essere spettatore passivo della propria storia.
