Raffaele Fino
San Marco in Lamis, lunedì 1 settembre 2025 - Alcuni giorni fa sono stato alla “Fondazione Pia Michelina ed Eugenia Gravina - onlus”, per noi sammarchesi l’Opera Pia. Nata da un lascito della sig.ra Michelina Gravina per ospitare anziani soli e bisognosi e dare educazione ai fanciulli, è andata avanti negli anni svolgendo con dignità la sua missione, attraversando indenne, per esempio, la tempesta del Covid, grazie alle misure adottate dal Consiglio di Amministrazione, su indicazioni del dott. Maurizio Tolfa o evitando, anche grazie all’allora assessore regionale Elena Gentile, la trasformazione in ASP con il rischio di diventare , come in tante altre IPAB è successo, un terminale politico, dagli incerti esiti amministrativi.
Ma perché mi sono recato all’Opera Pia, ad incontrare il presidente Alfredo Pitullo? Per una cosa, tutto sommato, di poco conto. Ultimamente è stato pubblicato il volume di foto di Giuseppe Bonfitto e su suo suggerimento è nata l’idea di regalarne alcune all’Opera Pia e al Comune, per i locali di intrattenimento degli anziani. L’incontro serviva a definire il formato e il numero. Ho approfittato dell’occasione per chiedere se potevo visitare il cantiere. Un cantiere imponente che dall’interrato fino al nuovo secondo piano sta rivoltando, come un calzino, l’intero stabile.
Lavori che oltre ad adeguare la struttura in termini di sicurezza sismica, di efficientamento termico e di prevenzione incendi, offriranno nuovi locali che miglioreranno la vita degli ospiti sotto i vari aspetti: una nuova palestra ampia e con pareti vetrate, spazi per la convivialità, punto di ascolto dei parenti degli ospiti, locali per la lettura e l’ascolto della musica oltre ad un asilo con spazi raddoppiati ed in grado di offrire servizio mensa per i bambini. Ho avuto modo, inoltre, di vedere l’ampio spazio recuperato dopo la demolizione del vecchio rudere che insisteva sul retro della Fondazione ed ho colto quanto ancora si può realizzare: una struttura per assistenza intensiva (pensiamo all’annoso tema dei malati di Alzheimer) e riabilitativa, diagnostica e terapie di supporto come idroterapia, terapia del caldo, ecc.
Alla fine della visita ho pensato che un bene così dovrebbe diventare un bene comune. Un bene da difendere e migliorare superando con il buonsenso eventuali confronti dialettici, perché il fine è di rendere migliore la vita degli anziani e più accogliente la casa che li ospita. E quando si dice casa si dice tutto. L’esortazione ora è a non interrompere questo percorso virtuoso che ha sicuramente ricadute su tutta la nostra comunità. Un suggerimento, infine, al Presidente e al Consiglio di Amministrazione. Perché non rendere visitabile, in alcuni giorni, il cantiere secondo un percorso sicuro?
Queste visite avvengono in tutta l’Italia, in molti cantieri. Perché non anche a San Marco? E ciò al fine di avvicinare sempre di più l’Opera Pia ai cittadini, un bene comune, lo ripetiamo, da custodire e valorizzare, da parte di ognuno di noi, in base al ruolo e alle responsabilità che si rivestono.
Raffaele Fino
