Michele Centola ©redazione.org

San Marco in Lamis, martedì 6 gennaio 2026 -  Domani, nella solennità dell'Epifania, un giovane ventiseienne compirà un passo decisivo nel suo cammino di fede. Antonio Argentino, originario di San Marco in Lamis, riceverà l'ordinazione diaconale dall'Arcivescovo Ferretti, avvicinandosi così all'obiettivo finale del sacerdozio nell'Arcidiocesi di Foggia-Bovino. La vocazione del giovane affonda le sue radici nell'esperienza vissuta nella comunità parrocchiale della Santissima Annunziata.

È stato proprio il servizio liturgico, svolto fin da bambino, a permettergli di costruire un legame profondo con la dimensione spirituale e di osservare da vicino l'operato dei sacerdoti che si sono alternati nella sua parrocchia. Durante gli anni del liceo classico, questa prossimità con la vita ecclesiale e l'ascolto costante della Scrittura hanno fatto maturare in lui la decisione di intraprendere quello che definisce un percorso "controcorrente". La certezza che la vera felicità passasse attraverso il servizio agli altri lo ha spinto a proseguire quel cammino iniziato indossando il camice da ministrante. Dopo il diploma, Antonio ha iniziato il suo percorso formativo presso il Seminario Diocesano di Foggia, per poi trasferirsi al Seminario Regionale "Pio XI" di Molfetta.

Descrive questi anni come un periodo di "semina personale", durante il quale ha potuto approfondire la conoscenza di sé stesso e rafforzare il proprio rapporto con Dio, pur attraversando momenti di prova che considera una vera e propria "palestra di vita". Il supporto degli educatori e la condivisione del cammino con altri giovani seminaristi sono stati elementi fondamentali per portare avanti gli studi teologici e consolidare la propria scelta. Interrogato sulle motivazioni profonde della sua decisione, Antonio risponde con semplicità: "Non so perché ho scelto questa strada. So solo che mi sono fidato molto di Dio e della Chiesa". Richiamando le parole di Papa Leone XIV ai giovani riuniti a Tor Vergata durante il Giubileo estivo, il futuro diacono sottolinea come le scelte vocazionali siano "radicali" proprio perché rappresentano atti di libertà e dono di sé che, se vissuti con consapevolezza, costruiscono la persona e la comunità.

La data dell'ordinazione assume un significato particolare: il 6 gennaio coincide con la conclusione dell'Anno Santo voluto da Papa Francesco e dedicato alla speranza. Per Antonio, ricevere il diaconato in questa giornata solenne rappresenta un dono speciale, un modo per iniziare il ministero seguendo l'esempio di Cristo che è venuto per i più piccoli. Guardando al territorio dove eserciterà il suo servizio, il giovane sammarchese esprime fiducia nelle potenzialità della Capitanata, definita dal suo Arcivescovo come "una terra bella, fatta di brava gente". Secondo Antonio, la Chiesa deve essere testimone credibile dell'annuncio evangelico per aiutare le persone a crescere nella speranza, agendo con quella "misericordiosa giustizia" di cui il territorio ha bisogno.

Concludendo, Antonio rivolge un invito ai coetanei che stanno riflettendo sulla propria vocazione: ascoltare la Parola, affidarsi al Signore e porre Cristo al centro della propria esistenza. Solo così, afferma, si può imparare a guardare la vita con uno sguardo rivolto agli altri, scoprendo il senso profondo della propria chiamata.