Michele Centola ©redazione.org

San Marco in Lamis, venerdì 6 marzo 2026 -  Per decenni, il cuore pulsante di San Marco in Lamis ha avuto un nome e un’identità precisa: Corso Matteotti. Non era semplicemente una via, ma il palcoscenico della vita sociale sammarchese, un lungo tappeto urbano dove si intrecciavano affari, saluti e sguardi. Oggi, quel cuore batte con un ritmo più fievole, testimone di un’epoca che sembra scivolare via tra saracinesche abbassate e silenzi improvvisi. C’è stato un tempo in cui Corso Matteotti era sinonimo di vitalità. I negozi, uno accanto all’altro, rappresentavano l’orgoglio di un’imprenditoria locale vivace: dall’abbigliamento di alta qualità alle botteghe artigiane, ogni vetrina era una luce accesa sul futuro del paese.

Il rito del "passeggio" non era solo un passatempo, ma un collante sociale. Nei pomeriggi e nei fine settimana, la via si riempiva di gente di ogni età. Era il luogo dove si concludevano affari, nascevano amori e si discuteva di politica e attualità. Un centro commerciale a cielo aperto che non temeva concorrenza, dove il rapporto umano tra negoziante e cliente faceva la differenza. Oggi, l’immagine del Corso è drasticamente cambiata. Il fenomeno dello spopolamento, che colpisce duramente le aree interne del Gargano, ha sottratto linfa vitale al commercio locale. Con meno abitanti, e soprattutto con meno giovani, il potere d'acquisto si è ridotto e le abitudini di consumo si sono spostate verso le grandi catene della pianura o verso l’e-commerce. Molte attività storiche hanno cessato l'attività senza un ricambio generazionale, lasciando vuoti che pesano come macigni sul decoro urbano.

La crisi non è solo economica, ma identitaria: vedere un locale vuoto dove un tempo c’era vita è una ferita aperta per chi ha vissuto gli anni del boom. L’aspetto più malinconico si manifesta nelle ore serali. Se un tempo l’imbrunire segnava il picco dell’affluenza, oggi, specialmente nei mesi invernali e in prossimità dell'orario di chiusura dei pochi negozi rimasti, Corso Matteotti assume le sembianze di una città fantasma. Le luci delle insegne che si spengono una dopo l’altra lasciano spazio a una penombra che accentua il senso di solitudine. Quel brusio costante di voci e passi è stato sostituito da un silenzio irreale, rotto solo da qualche passante frettoloso. Nonostante il quadro critico, il Corso resta il simbolo della città. Per evitare che diventi un museo del ricordo, serve un’inversione di tendenza che passi per la valorizzazione del centro storico, incentivi per le nuove aperture e una programmazione culturale che riporti le persone a riappropriarsi dei propri spazi.

A complicare la fruibilità del Corso si aggiunge una problematica storica mai realmente risolta: l'invasione delle automobili. Nonostante la sua vocazione naturale di centro cittadino, Corso Matteotti resta ostaggio di un transito veicolare costante e di una sosta spesso selvaggia che soffoca la bellezza degli scorci urbani. Mentre in moltissime realtà simili la tendenza è quella di istituire Zone a Traffico Limitato (ZTL) per restituire lo spazio ai cittadini, qui l'auto resta padrona. Salvo per qualche sporadica ora serale o in occasione di eventi, la convivenza tra pedoni e motori appare forzata e anacronistica, rendendo la passeggiata meno sicura e piacevole, e scoraggiando di fatto quel ritorno alla "dimensione umana" che potrebbe rilanciare il commercio di prossimità.

Corso Matteotti non è solo una strada di San Marco in Lamis: è la sua memoria storica. E una comunità che perde il proprio centro, rischia di perdere la propria anima.

 

©Michele Centola

direttore www.sanmarcoinlamis.org