
Michele Centola ©redazione.org
San Marco in Lamis, giovedì 2 aprile 2026 - È giunta l'ora. Con l'avvicinarsi del Venerdì Santo, San Marco in Lamis si prepara a vivere uno dei momenti più intensi e carichi di significato dell'intero calendario folklorico-religioso italiano. Le fracchie sono pronte, e se il cielo vorrà essere complice, le strade del centro garganico torneranno ad ardere di una luce antica, capace di commuovere anche chi assiste per la prima volta a questo straordinario spettacolo di fede e fuoco. A chi non le conosce, le fracchie potrebbero sembrare semplicemente delle torce gigantesche.
Ma ridurle a questo sarebbe un torto alla storia e agli uomini che le costruiscono. Si tratta di imponenti coni di legna strutture dalla forma affusolata, posizionate orizzontalmente su robusti assi montati su ruote di ferro che vengono trascinate lungo le vie del paese da squadre di uomini chiamati fracchisti. Decine di persone per ciascuna fracchia, spalle basse, passi lenti e determinati, Dietro ogni fracchia c'è un lavoro lungo e meticoloso che inizia settimane prima della processione. I maestri fracchisti figure rispettate e custodi di un sapere prezioso prendono in mano asce e seghe per lavorare tronchi secolari e quintali di legna selezionata. Ogni colpo è calibrato, ogni strato di legno posizionato secondo una logica che serve a garantire la combustione perfetta durante la notte del Venerdì Santo.
Questo è un mestiere che non si impara sui libri. Si assorbe guardando, affiancando, imitando. I padri insegnano ai figli, i nonni ai nipoti. È una catena umana che attraversa le generazioni, e che in ogni fracchia costruita rinnova un patto silenzioso con chi è venuto prima. Prima che il buio scenda su San Marco in Lamis, c'è un momento altrettanto suggestivo che vale la pena non perdere: quello dell'esposizione. Per l'intero pomeriggio, le fracchie vengono allineate con ordine millimetrico lungo la via centrale del paese, sul tratto urbano della Statale 272 che collega San Severo a San Marco in Lamis. Schierate una accanto all'altra, silenziose e ancora spente, sono già di per sé opere d'arte. La cura della forma, le proporzioni, la qualità del legno lavorato tutto rivela l'orgoglio e la competenza di chi le ha costruite. È il momento in cui la comunità le ammira, le confronta, le racconta. Un rito nel rito.
Poi arriva la notte e con essa, il fuoco. L'accensione segue un ordine preciso e carico di suspense: si parte dalle fracchie più piccole, quasi timidamente, e poi il fuoco si fa via via più grande, più alto, più ruggente. Le fiamme illuminano i volti degli spettatori, i muri delle case, i vicoli del centro storico. L'odore di legna bruciata si mescola all'aria fredda della Puglia garganica. Nel momento culminante della serata si inserisce la processione della Madonna Addolorata, che muove dall'omonima chiesa cittadina. Centinaia di fedeli seguono la statua della Vergine tra preghiere e canti, affiancati da autorità politiche, militari e religiose. È qui che le due anime di questa manifestazione si fondono definitivamente: la tradizione popolare del fuoco e la devozione mariana si abbracciano in un unico, potente gesto collettivo.
Le fracchie di San Marco in Lamis non sono uno spettacolo folkloristico confezionato per i turisti. Sono una manifestazione autentica, radicata nell'identità di una comunità che ogni anno sceglie di rinnovarla con lo stesso impegno e la stessa emozione. Chi partecipa da fracchista, da fedele, da semplice spettatore porta a casa qualcosa che va oltre il ricordo visivo di un fuoco nella notte.
Michele Centola
direttore sanmarcoinlamis.org

