redazione sanmarcoinlamis.org
San Marco in Lamis, giovedì 2 aprile 2026 - Quando il sole cala sui Monti Dauni e le campane tacciono lasciando il posto al silenzio liturgico, San Marco in Lamis si trasforma. Le porte delle chiese rimangono spalancate, i vicoli si riempiono di passi lenti e le luci delle candele filtrano tra i portoni antichi: è il Giovedì Santo, la sera che apre il Triduo Pasquale e invita l'intera comunità a sostare, guardare e riflettere. Con la Messa in Coena Domini la celebrazione eucaristica che ricorda l'Ultima Cena ha inizio il momento più denso e solenne dell'intero anno liturgico.
Non si tratta di una semplice funzione religiosa: è un atto collettivo di memoria, in cui il pane spezzato e il calice condiviso diventano il cuore pulsante di un'intera tradizione comunitaria radicata nei secoli. Ogni altare è un punto di sosta, ogni chiesa una soglia tra il rumore del mondo e il silenzio necessario all'anima. Dopo la Messa, fedeli di ogni età si riversano nelle strade per il tradizionale percorso agli Altari della Reposizione: un itinerario devozionale che tocca santuari, parrocchie e chiese minori della città, ciascuna adornata con cura artigianale, fiori freschi, panni ricamati e lampade votive. Non è un pellegrinaggio penitenziale, né una processione rumorosa: è una visita quieta, quasi intima, in cui il passo rallenta e la mente si raccoglie.
La tradizione degli altari conosciuta in molte zone del Sud Italia come i "Sepolcri" affonda le radici nel Medioevo e nella spiritualità francescana che tanto ha segnato questa terra garganica. Ogni comunità religiosa prepara il proprio altare con devozione propria, trasformandolo in un piccolo teatro di fede dove il silenzio dell'ostia consacrata diventa presenza tangibile. A San Marco in Lamis, dove le due grandi tradizioni dei Santuari di San Matteo e di Stignano si intrecciano con la vita parrocchiale cittadina, questo percorso ha una ricchezza e una varietà particolari. Visitare gli altari nella notte del Giovedì Santo significa anche riscoprire la topografia sacra della propria città: riconoscere nei volti degli anziani inginocchiati la continuità di un gesto tramandato, e nei giovani curiosi la possibilità che quella stessa tradizione continui a vivere. È un dialogo tra le generazioni che non ha bisogno di parole.
Gli orari delle celebrazioni
Il percorso tra le chiese non ha un ordine obbligato: ciascuno può costruire il proprio itinerario, passando da un santuario all'altro secondo i propri tempi interiori. L'importante è fermarsi, anche solo per qualche minuto, davanti a ciascun altare. In questo gesto antico e semplice si racchiude l'essenza del Giovedì Santo: non uno spettacolo da guardare, ma un'esperienza da attraversare.
