Due appuntamenti distinti, tenuti a distanza di una settimana l'uno dall'altro, hanno saputo trasformare l'escursione in un atto di cura collettiva verso un territorio spesso conosciuto soltanto nella sua veste estiva, balneare e turistica. L'obiettivo del club, giovane ma già radicato nel tessuto associativo locale, è quello di rivelare il Gargano nelle sue stratificazioni più profonde: quelle della storia, del silenzio e del lavoro.
Domenica 19 aprile Stignano e la valle degli eremi - Il primo itinerario ha condotto i partecipanti nel cuore spirituale del promontorio. Tappa centrale della mattinata è stato il Convento di Santa Maria di Stignano, antico insediamento francescano immerso in una vegetazione che conserva ancora la sua selvatica integrità. Da lì, il percorso si è inerpicato verso gli eremi rupestri che costellano la parete rocciosa sovrastante, luoghi di preghiera e di ritiro che per secoli hanno attratto pellegrini da ogni angolo d'Europa. A fare da guida d'eccezione è stato il professor Severino Stea, studioso di lunga data delle tradizioni religiose garganiche, capace di restituire a ciascuna pietra, a ciascuna nicchia scavata nel tufo, la voce dei contemplativi che vi avevano trovato rifugio. Un racconto che ha saputo intrecciare devozione popolare e indagine storica, restituendo ai presenti una comprensione più piena del paesaggio che li circondava. «Camminare su questi sentieri non è soltanto fare escursione: è leggere un libro a cielo aperto, scritto da chi ha vissuto qui prima di noi.»
Domenica 26 aprile Pastorizia e transumanza - Il secondo appuntamento ha spostato lo sguardo dal sacro al rurale, dall'altura rocciosa ai pascoli collinari. Presso l'azienda agricola Montenero, in località Chiancate nel comune di San Marco in Lamis, decine di partecipanti si sono radunati per rivivere la memoria della transumanza, quella pratica secolare attraverso cui i pastori conducevano i propri armenti verso i prati erbosi estivi, seguendo percorsi consolidati nel tempo che oggi prendono il nome di tratturi. A guidare il gruppo è stato l'onorevole Nino Marinacci, autore del volume Pastorizia e transumanza, che con competenza rara ha descritto la cosiddetta transumanza breve o verticale: quella forma di migrazione stagionale tutta interna al territorio garganico e daunio, meno nota rispetto alle grandi transumanze adriatiche ma non per questo meno significativa. Un sapere incarnato nei luoghi, nei toponimi, nelle abitudini alimentari di un'intera comunità.
Il riscontro positivo da parte del pubblico deve molto al lavoro di rete che ha preceduto e accompagnato gli eventi. Il Gruppo Escursioni Gargano e Daunia nato per iniziativa della Pro Loco Borgo Celano e oggi capace di aggregare una quindicina di associazioni accomunate dall'amore per la natura, l'ambiente e il benessere ha portato alle due uscite una partecipazione numerosa e motivata. La collaborazione tra il Lions Club e questa rete di sodalizi locali rappresenta un modello interessante: quello di un'associazione di servizio internazionale che non cala dall'alto le proprie iniziative ma le costruisce in dialogo con chi già presidia e conosce il territorio. Il risultato è un programma capace di parlare contemporaneamente a un pubblico di curiosi, di storici dilettanti, di appassionati di trekking e di chi, semplicemente, vuole tornare a sentirsi parte di un luogo.
Le due domeniche garganiche si inscrivono in una cornice più ampia: quella dell'impegno con cui Lions International ha scelto di declinare la propria presenza nel mondo anche attraverso la tutela dell'ecosistema. Sensibilizzazione, volontariato, valorizzazione delle comunità: sono le tre direttrici lungo cui il Lions Club Gargano Cultura e Ambiente ETS ha costruito il proprio profilo, diventando in pochi anni un interlocutore riconoscibile per istituzioni, scuole e realtà del terzo settore locale. Promuovere un'escursione tra eremi medievali o accompagnare una passeggiata lungo gli antichi tratturi non è, in questo senso, soltanto svago. È affermare che conoscere un territorio è già un modo per prendersene cura; che la memoria, quando viene condivisa e camminata, diventa pratica di custodia. Un'idea semplice, ma tutt'altro che scontata.
