Michele Centola ©redazione.org

San Marco in Lamis, venerdì 8 maggio 2026 -  Quando la maggior parte della città dorme ancora, San Marco in Lamis apre già gli occhi in onore del principe della lotta contro il male. Alle ore 05:00 del mattino l'8 maggio, la Confraternita San Michele Arcangelo dà avvio alla Santa Messa dell'Angelo, celebrazione che porta con sé il sapore antico delle veglie devozionali, presieduta da don Matteo Ferro. Partecipare a questa messa, con le strade ancora silenziose e l'aria fresca del mattino, è un'esperienza che segna l'intera giornata: un atto di fede prima ancora che il sole sorga, quasi a voler affidare all'Arcangelo le ore che verranno.

Tre ore dopo, lo sparo dei mortaretti delle ore 08:00 risveglia chi ancora non si è alzato e annuncia pubblicamente che la festa è entrata nel vivo. Il boato che rimbomba tra le case del paese non è semplice rumore: è il saluto antico con cui le comunità del Sud Italia convocano la propria gente alla celebrazione collettiva, un linguaggio di polvere e fuoco che attraversa i secoli. Il programma liturgico mattutino prosegue con due celebrazioni eucaristiche successive. Alle 09:00 don Michele La Porta presiede una Santa Messa che raccoglie fedeli e famiglie in un momento di raccoglimento e gratitudine; alle 11:00 don Michele Radatti guida un'ulteriore celebrazione, offrendo così a chi ha dovuto rinviare la partecipazione mattutina un nuovo appuntamento spirituale. A mezzogiorno, la comunità si affida alla Supplica alla Madonna di Pompei, preghiera mariana di straordinaria diffusione nella devozione popolare meridionale, seguita da un secondo sparo di mortaretti che scandisce il confine tra la mattinata sacra e il pomeriggio che si prepara.

Con le prime ore del pomeriggio, la festa si riversa fuori dalle chiese e invade le strade del paese. Alle 17:00 prende avvio il giro della Banda Musicale "Santa Cecilia", accompagnata dalle majorettes che sfilano per le vie cittadine. La banda è uno degli elementi identitari più radicati nelle feste patronali del Meridione: i suoi ottoni riempiono l'aria di melodie festose, trasformando il centro abitato in un palcoscenico a cielo aperto. Le majorettes aggiungono colore, ritmo e vivacità alla sfilata, richiamando residenti e visitatori lungo il percorso. Il momento liturgicamente più elevato dell'intera giornata giunge alle 18:00: la Solenne Concelebrazione Eucaristica, presieduta dal Vicario don Pietro Giacobbe. La scelta di affidare questa celebrazione al Vicario dell'Arcidiocesi di Foggia-Bovino sottolinea il rilievo che la festa riveste non solo per la comunità locale ma per l'intera diocesi. La concelebrazione riunisce più sacerdoti attorno all'altare, rendendo visibile quella collegialità del presbiterio che nei grandi momenti festivi assume un significato particolare. Alle 19:00 il cuore della festa batte nelle strade: la processione con il simulacro di San Michele Arcangelo percorre le vie principali della città.

Il simulacro del principe delle milizie celesti, portato a spalla tra canti e preghiere, attraversa il tessuto urbano di San Marco in Lamis come un segno di benedizione e protezione. La comunità si stringe attorno alla propria immagine sacra in un abbraccio che è insieme atto religioso ed espressione identitaria. A chiudere la giornata è lo spettacolo pirotecnico in onore di San Michele Arcangelo, realizzato dalla Ditta Pirodaunia di San Severo. Il cielo sopra il Gargano si accende di luci e colori, mentre la città alza gli occhi verso l'alto lo stesso alto da cui, secondo la tradizione, veglia il guerriero alato che porta bilancia e spada. La Confraternita rivolge un invito che ha il sapore di un costume tramandato di generazione in generazione: decorare e illuminare finestre e balconi al passaggio del simulacro. Non si tratta di un semplice ornamento estetico, ma di un gesto carico di significato. Ogni casa che si adorna partecipa attivamente alla festa, prolungandola dallo spazio pubblico a quello privato, trasformando l'intero abitato in un unico grande santuario a cielo aperto.

Il motto della Confraternita Quis ut Deus ("Chi è come Dio?") campeggia sulla locandina della festa come un sigillo. È il grido di battaglia con cui, secondo la tradizione biblica, Michele si scagliò contro le forze del caos. Ma è anche una domanda retorica che diventa professione di fede: nessuno è come Dio. La festa dell'8 maggio a San Marco in Lamis è, in fondo, questo: un giorno in cui una comunità intera risponde a quella domanda, con il silenzio dell'alba, con il frastuono dei mortaretti, con le note della banda, con le lacrime silenziose di chi porta il simulacro sulle spalle. Nessuno è come Dio e San Michele Arcangelo ne è il testimone celeste.