Michele Centola redazione.org

San Marco in Lamis, giovedì 4 giugno 2026 -  Partiti il 30 maggio 2026, Gian Piero Villani, Mario Iannacone, Nunzio D'Agruma, Antonio Perta e Del Mastro Giovanni si sono messi in cammino o meglio, in sella  con l'arrivo previsto per sabato 6 giugno 2026 per un percorso di fede lungo 900 chilometri. Sette giorni di pedalate, di albe vissute sulla strada, di salite affrontate con il fiato corto e il cuore colmo di preghiera. Il tracciato scelto non è casuale: i cinque pellegrini percorrono le strade che un tempo calcarono i piedi scalzi di Francesco d'Assisi, il Poverello che trasformò ogni viaggio in un atto di lode.

Pedalare sui passi del santo umbro significa misurarsi con un'eredità spirituale immensa, lasciando che ogni chilometro diventi una meditazione silenziosa, ogni incrocio una croce offerta, ogni orizzonte un invito ad andare oltre sé stessi. Nel pellegrinaggio, ogni salita porta con sé una lezione di perseveranza: quando le gambe cedono e i polmoni bruciano, è la fede a spingere i pedali. Ogni discesa, invece, diventa un momento di gratitudine, un dono inatteso da accogliere con umiltà. E ogni chilometro è una preghiera affidata al vento, che la porta lontano, chissà fino a dove. In questo senso, il percorso fisico si specchia perfettamente in quello interiore: la fatica trova un significato che la trascende, perché condivisa con altri e orientata verso una meta che parla direttamente al cuore.

La fraternità è l'altro motore silenzioso di questo viaggio. Novecento chilometri sono una distanza considerevole, capace di mettere a dura prova chiunque. Ma quando si pedala fianco a fianco, quando ci si sostiene nell'affanno della salita e si condivide la soddisfazione di un traguardo raggiunto, la distanza si accorcia. La stanchezza diventa un linguaggio comune che nessun dizionario potrebbe tradurre meglio di uno sguardo complice tra compagni di strada. L'arrivo a Monte Sant'Angelo, previsto per sabato 6 giugno, non sarà semplicemente la fine del viaggio. Sarà piuttosto l'inizio di qualcosa che continuerà dentro ciascuno di loro: una trasformazione silenziosa, fatta di chilometri accumulati, di preghiere sussurrate al vento e di momenti che nessuna fotografia potrà mai restituire pienamente. Il vero traguardo, come hanno ricordato i cinque pellegrini prima di partire, non è arrivare. È ciò che questo cammino saprà lasciare dentro di loro.

 

Michele Centola

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