Michele Centola ©redazione.org

San Marco in Lamis, martedì 9 giugno 2026 -    Una fermata cancellata. Un paese che insorge. E, alla fine, una compagnia di trasporti costretta a fare marcia indietro  almeno nelle dichiarazioni. È questa, in sintesi, la parabola che nelle ultime due settimane ha tenuto banco a San Marco in Lamis, comune garganico della provincia di Foggia, dove la soppressione delle corse di MarinoBus e Ferrovie del Gargano sulla tratta per Roma ha innescato una reazione collettiva che non ha precedenti recenti nella storia della cittadina.

Il segnale d'allarme era arrivato già nel giugno del 2023, quando il consigliere comunale Sacha Mauro De Giovanni aveva formalmente scritto alla Provincia di Foggia, segnalando le criticità della SP 22 e il rischio concreto che alcune compagnie di trasporto pubblico non locale eliminassero le soste nel comune. Tre anni dopo, quella previsione si è puntualmente avverata: MarinoBus ha cancellato la fermata di San Marco in Lamis dalla propria tratta verso la Capitale, privando pendolari, studenti, lavoratori, anziani e famiglie di un collegamento che per decenni aveva rappresentato, letteralmente, il filo che teneva unita la comunità garganica al resto d'Italia.

Salire a bordo dei pullman rossi delle Ferrovie del Gargano per raggiungere Roma, l'Emilia o la Lombardia era, per intere generazioni di sammarchesi, una consuetudine rassicurante, quasi un rito di passaggio. Vederla scomparire senza preavviso e senza alternative ha prodotto un senso diffuso di abbandono che, questa volta, non si è tradotto in rassegnazione silenziosa. Il 26 maggio 2026, De Giovanni ha protocollato una mozione consiliare con cui ha chiesto al Consiglio comunale di intervenire ufficialmente contro la decisione della compagnia di trasporti, definita "assurda" e lesiva degli interessi di un'intera fascia di popolazione. Pochi giorni dopo, il 3 giugno, è arrivato il momento simbolicamente più potente dell'intera vicenda: il primo gazebo in piazza per la raccolta firme, organizzato insieme al gruppo civico "Ricominciamo" con Marisa Giuliani e Nicola Verde.

Il tempo era inclemente vento e pioggia a tratti intensa  ma i sammarchesi si sono presentati a centinaia. Tra le firme raccolte, quella che ha colpito di più De Giovanni è stata quella della signora Carolina: novantadue anni, venuta di persona a lasciare il proprio nome su quel foglio. Un gesto che racconta, meglio di qualsiasi dato, la natura profondamente trasversale e sentita della protesta. In pochi giorni, le firme hanno superato quota milleduecento, cifra ragguardevole per un comune delle dimensioni di San Marco in Lamis. La pressione della piazza ha prodotto un effetto immediato sul fronte istituzionale. Il sindaco Michele Merla e il consigliere regionale Napoleone Cera si sono attivati, contattando direttamente i vertici di MarinoBus per richiedere la riattivazione del servizio. Cera ha sintetizzato il senso dell'operazione con una frase che ha circolato molto sui social locali: «Se un paese perde un collegamento con la Capitale non perde una linea su una mappa, ma un pezzo di normalità».

Merla ha a sua volta rivendicato la natura trasversale dell'intervento: «È la dimostrazione che quando si fa squadra i risultati arrivano». Al termine di questo dialogo, MarinoBus ha manifestato la propria disponibilità a riattivare la tratta con fermata a San Marco in Lamis. Tuttavia, al momento in cui scriviamo, l'accordo non è ancora stato formalizzato in modo definitivo e la fermata non risulta prenotabile sui sistemi di vendita ufficiali né sui siti delle compagnie coinvolte. Mentre la soluzione tecnica si avvicina, il dibattito politico si è inasprito. Secondo De Giovanni, nelle ore successive all'apertura di MarinoBus si è scatenata quella che lui definisce «una corsa piuttosto affannosa» da parte di esponenti politici locali per intestarsi i meriti di un risultato che, a suo giudizio, appartiene in primo luogo ai cittadini. «Fino a pochi giorni fa il problema sembrava non esistere  ha scritto in una nota. Nonostante le segnalazioni, gli appelli e le iniziative portate avanti negli anni, non aveva suscitato particolare interesse.

Poi centinaia di cittadini si sono mobilitati. Solo allora i riflettori si sono accesi». Il consigliere ha dunque rivendicato con forza il ruolo della mobilitazione popolare come motore reale del cambiamento, aggiungendo che la raccolta firme non si fermerà finché il servizio non tornerà concretamente e stabilmente prenotabile. «Il vero merito appartiene ai cittadini, ai pendolari, agli studenti, ai lavoratori, alle famiglie e a tutti coloro che hanno deciso di non restare in silenzio», ha concluso. Al di là della disputa politica, la vicenda delle fermate soppresse solleva un tema di portata più ampia. San Marco in Lamis, per la sua collocazione geomorfologica nell'entroterra del Gargano, è un territorio già strutturalmente poco connesso alle reti di trasporto nazionali. La cancellazione di una corsa di lunga percorrenza non è, in questo contesto, un inconveniente secondario: per chi deve raggiungere un ospedale di riferimento, per uno studente universitario fuorisede o per un lavoratore pendolare, quella fermata rappresenta spesso l'unica alternativa praticabile all'automobile.

La petizione online lanciata dalla comunità aveva inquadrato con precisione il problema: «Gli autobus nazionali non sono solo una comodità; sono una linfa vitale per residenti, lavoratori pendolari, studenti, anziani e chiunque debba viaggiare per necessità mediche o familiari». Un argomento che le milleduecento firme raccolte sembrano aver reso difficile da ignorare. Allo stato attuale, la disponibilità di MarinoBus a ripristinare la fermata c'è, ma non è ancora tradotta in un accordo scritto e operativo. La fermata di San Marco in Lamis non risulta ancora attiva nei sistemi di prenotazione online delle compagnie coinvolte.

De Giovanni ha annunciato la prosecuzione della raccolta firme come strumento di pressione costante, ribadendo che «l'unico fatto che conta per i cittadini è uno: la fermata deve tornare concretamente prenotabile». La comunità sammarchese attende ora che alle parole seguano i fatti. La speranza è che questa mobilitazione rara per intensità e partecipazione trasversale si traduca non solo nel ripristino di una corsa, ma in una riflessione più profonda sulla necessità di garantire ai piccoli centri dell'entroterra pugliese collegamenti stabili, certi e dignitosi con il resto del Paese.

 

Michele Centola

©direttore www.sanmarcoinlamis.org