
Michele Centola ©redazione.org
San Marco in Lamis, martedì 9 giugno 2026 - Chi percorre i vicoli del rione Padula, nucleo più antico di San Marco in Lamis, si trova inevitabilmente a misurare i propri passi sul ritmo lento della pietra calcarea e del tempo. È qui, nel cuore storico del paese adagiato nell'ampia conca carsica del Gargano, che la fede ha tracciato le proprie radici più profonde, dando forma a un paesaggio urbano dove campanili, portali scolpiti e navate silenziose dialogano con la quotidianità dei sammarchesi da oltre undici secoli.
La chiesa più antica e rappresentativa del centro abitato è la Collegiata della Santissima Annunziata, eretta nell'XI secolo e ricostruita più volte nel corso dei secoli successivi. La sua mole si staglia con autorevolezza nel quartiere medievale, sorretta da un campanile in pietra locale che ancora oggi scandisce le ore liturgiche della comunità. All'interno sono custoditi beni di notevole rilevanza devozionale, tra cui un crocifisso ligneo di grande venerazione e la statua del Cristo morto, protagonista ogni anno del commovente incontro con la Madonna Addolorata durante la processione del Venerdì Santo. La Collegiata ha rappresentato per secoli il punto di arrivo simbolico della vita religiosa del paese, il luogo verso cui convergeva l'intera comunità nei momenti più solenni dell'anno liturgico.
Non lontana dalla Collegiata sorge la chiesa di Maria Santissima Addolorata, costruita agli inizi del Settecento le fonti storiche indicano il 1717 come anno di fondazione e destinata a diventare nel tempo il fulcro emotivo e spirituale della collettività sammarchese. Stando alle cronache locali, la sua edificazione fu ispirata dalle visioni di un sacerdote del paese, don Costantino, che riferì di apparizioni mariane nei pressi del Monte di Mezzo. Nei decenni successivi il culto della Vergine Addolorata crebbe a tal punto che, agli inizi dell'Ottocento, la cappella originaria risultò insufficiente ad accogliere i fedeli; nell'assemblea del 15 settembre 1833 fu deliberata la costruzione di una seconda navata gemella alla prima, conferendo all'edificio l'aspetto attuale a pianta biabsidale. La chiesa dell'Addolorata è legata indissolubilmente alle Fracchie: quando l'edificio sorgeva ancora fuori dal perimetro urbano, gli abitanti del paese presero l'abitudine di illuminare il percorso notturno della statua della Madonna portata in corteo fino alla Collegiata per l'incontro con il Cristo con enormi torce ottenute da tronchi d'albero aperti longitudinalmente e riempiti di legna. Quella tradizione, nata da un gesto pratico, è diventata nei secoli uno dei riti pasquali più suggestivi e visitati dell'intero Mezzogiorno.
Il panorama ecclesiale urbano continua con la chiesa di San Giuseppe e la chiesa dell'Immacolata di Lourdes, entrambe integrate nel tessuto parrocchiale cittadino e frequentate con regolarità dalla popolazione. Non mancano poi le edicole votive che punteggiano i vicoli del centro storico, piccoli altari di strada dedicati soprattutto all'Arcangelo Michele figura onnipresente in questa terra di pellegrinaggi e alla Madonna, testimonianze minori di una religiosità capillare che non si esaurisce nelle grandi architetture ma vive anche negli angoli più discreti del quotidiano. Complessivamente, il patrimonio ecclesiale di San Marco in Lamis si configura come uno dei più densi e stratificati dell'intera area del Gargano foggiano. Non si tratta di semplici edifici di culto: ogni chiesa, ogni santuario, ogni campanile porta inciso nella pietra il segno di scelte collettive, di crisi e rinascite, di devozioni tramandate di generazione in generazione. In un territorio che ha fatto della fede il proprio linguaggio identitario, le chiese sammarchesi continuano a svolgere una funzione che travalica la sfera strettamente religiosa, diventando luoghi di incontro, memoria comune e senso di appartenenza per una comunità che non smette di riconoscersi in esse.
Tra le chiese del tessuto urbano, una delle più antiche e cariche di significato storico è quella dedicata a Sant'Antonio Abate. Le sue origini risalgono almeno al primo edificio di culto sorto nell'abitato sammarchese, attestato nel Medioevo come cappella di San Marco Evangelista; nella seconda metà del Quattrocento, per devozione popolare, la comunità volle dedicarla al santo eremita egiziano, patrono degli animali domestici e protettore del mondo rurale. Ancora oggi, il 17 gennaio, vigilia della sua festa, davanti alla chiesa si radunano gli animali del paese per la tradizionale benedizione, rito che rispecchia l'anima agricola e pastorale di una comunità che per secoli ha vissuto a stretto contatto con la terra. L'edificio, dall'aspetto raccolto e sobrio, occupa un posto di rilievo nel centro storico e viene utilizzato anche come spazio per eventi culturali e musicali di pregio.
Considerata dagli storici locali la chiesa più antica della città, la Madonna delle Grazie sorge in Largo Madonna delle Grazie e custodisce una storia plurisecolare che la distingue dagli altri luoghi di culto sammarchesi. Accanto ad essa si trovava un antico cimitero, rimasto in funzione fino al 1909 quando fu aperto quello nuovo. Nel corso dei secoli l'edificio ha subito trasformazioni e restauri, tra cui quello del Giubileo del 1900, quando monsignor Mola la riconsacrò dedicandola a Maria Santissima del Rosario e a Cristo Redentore, pur senza scalfire l'antico nome con cui i sammarchesi l'hanno sempre conosciuta e amata. Nel 1936 ottenne il titolo di parrocchia. L'interno è impreziosito dagli affreschi della volta, opera del pittore Penati, mentre il tabernacolo, realizzato nel 1985 da Giovanna Gravina, conferisce all'altare un tono di eleganza contemporanea che dialoga con la stratificazione storica dell'edificio. Alle sue campane è legata anche una curiosità storica: una delle due campane bronzee del campanile reca l'impronta del "Magister Manfredinus", maestro fonditore attivo a Venezia intorno al Trecento, figura a cui alcuni studiosi hanno collegato l'origine stessa del nome del paese.
Affacciata su Corso Matteotti, la chiesa di Santa Chiara è un edificio settecentesco Rettoria della diocesi di Foggia-Bovino, essa accoglie il culto di Santa Rita da Cascia, patrona delle cause difficili, la cui festa il 22 maggio richiama ogni anno una partecipazione devota e sentita, culminando in una processione lungo le vie principali della città. Nella tradizione sammarchese la chiesa è anche luogo di venerazione francescana: dalla sua storia emerge il legame con il Terz'Ordine Secolare Francescano, che qui ha trovato a lungo una delle proprie sedi di riferimento. L'edificio, agile nelle proporzioni, si inserisce nel paesaggio urbano ottocentesco con la discrezione di chi esercita la propria funzione senza cercare il primato visivo, preferendo il radicamento nella devozione quotidiana.
Nel cuore più antico del paese, a segnare idealmente uno dei confini storici del nucleo originario fonti settecentesche ricordano che ancora nel 1717 l'abitato si estendeva «tra la Collegiata e la Chiesa del Purgatorio» sorge la rettoria del Trionfo del Purgatorio, dedicata alle anime dei defunti. Edificio di modeste dimensioni ma di grande valore simbolico, è rimasta per generazioni presidio di una religiosità silenziosa e capillare, tenuta in vita soprattutto grazie all'attaccamento dei fedeli del quartiere. La sua storia recente porta il nome di Veneranda Gualano, anziana sammarchese che fino ai novantotto anni ha provveduto ad aprire e custodire la chiesa ogni giorno, raccogliendo fondi per il restauro del portale ligneo con i suoi altorilievi, lasciando alla comunità un testamento morale oltre che materiale. La chiesa, aperta in occasioni speciali e per le festività di sant'Antonio da Padova e della Madonna di Lourdes, testimonia come la devozione popolare sappia sopravvivere anche là dove le strutture istituzionali si ritirano, affidata alla cura di chi sente il luogo sacro come parte integrante della propria esistenza.
Infine addossata al versante settentrionale del colle su cui sorge il centro storico di San Marco in Lamis la chiesa di San Bernardino da Siena, intitolata al celebre predicatore francescano del Quattrocento, riflette nella sua architettura sobria e nell'essenzialità delle forme l'ideale di povertà proprio dell'Ordine dei Frati Minori. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito rimaneggiamenti che ne hanno modificato alcune componenti decorative, pur conservando l'impianto originario. Gli arredi sacri custoditi al suo interno testimoniano la devozione della comunità sanmarchese verso il patrono: tele votive, statue processionali e suppellettili liturgiche che raccontano stratificazioni di fede popolare e committenza locale. Tra gli elementi di maggiore interesse figura la tela raffigurante il Santo, che lo ritrae nell'iconografia classica con il trigramma IHS raggiante, simbolo che Bernardino da Siena diffuse in tutta la penisola come strumento di predicazione visiva. Il 20 maggio, giorno della sua ricorrenza liturgica, la chiesa è al centro dei festeggiamenti cittadini, confermando il legame profondo tra questo luogo di culto e l'identità storica e spirituale di San Marco in Lamis.
di Michele Centola
©direttore www.sanmarcoinlamis.org
