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San Marco in Lamis, sabato 13 giugno 2026 - Ricevimao e pubblichiamo dal movimento civico “La Svolta”, che chiama in causa sindaci del comprensorio, ASL Foggia e Regione Puglia: “La sanità territoriale non può attendere. I cittadini meritano risposte”.  Doveva rappresentare uno dei simboli della nuova sanità territoriale pugliese, un presidio moderno capace di alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire assistenza di prossimità ai pazienti cronici. Invece, a poche settimane dalla data prevista per la sua attivazione, la Casa della Comunità di San Marco in Lamis resta ancora chiusa e avvolta da interrogativi ai quali, finora, nessuno avrebbe fornito risposte ufficiali.

A sollevare il caso è il movimento civico “La Svolta”, che chiede chiarezza sulla mancata apertura della struttura, prevista per il 1° giugno 2026, e realizzata nei locali dell’ex carcere cittadino grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Secondo il movimento, i cittadini hanno il diritto di sapere perché, nonostante i milioni di euro investiti, la struttura non sia ancora operativa. La Casa della Comunità di San Marco in Lamis non nasce per servire esclusivamente il centro garganico. Il suo bacino di utenza comprende infatti un’ampia area del territorio, interessando i cittadini di:

  • San Marco in Lamis;
  • San Giovanni Rotondo;
  • Rignano Garganico;
  • San Nicandro Garganico.

L’obiettivo del nuovo modello assistenziale previsto dal Decreto Ministeriale 77/2022 è quello di offrire risposte tempestive ai bisogni di salute della popolazione, in particolare delle persone fragili, anziane e affette da patologie croniche. Le Case della Comunità dovrebbero garantire servizi sanitari integrati, presa in carico multidisciplinare, assistenza infermieristica di prossimità, prevenzione e continuità delle cure, arrivando ad assicurare un’attività estesa fino a 24 ore al giorno. Per questo motivo, il ritardo nell’attivazione della struttura desta forte preoccupazione. Secondo quanto riferisce il movimento civico, la Casa della Comunità non sarebbe attualmente agibile. Tra le problematiche segnalate figurerebbero:

  • la presenza di muffa in alcuni ambienti;
  • l’assenza delle necessarie attrezzature sanitarie;
  • la mancanza di servizi essenziali per il funzionamento del presidio;
  • ritardi nell’allestimento degli spazi.

A ciò si aggiungerebbero criticità di carattere logistico. La scelta di collocare la struttura nei locali dell’ex carcere, collegati al PTA attraverso il tratto viario che conduce verso via Sannicandro, viene definita da La Svolta “poco funzionale” e difficilmente accessibile per un’utenza composta in larga parte da anziani, persone fragili e cittadini con difficoltà di deambulazione. Se tali criticità fossero confermate, il rischio sarebbe quello di trovarsi di fronte ad una struttura formalmente completata ma sostanzialmente inutilizzabile. Per questo motivo il movimento civico rivolge un appello ai sindaci dei comuni interessati affinché si facciano promotori di un’iniziativa istituzionale condivisa. Nel dettaglio vengono chiamati in causa:

  • il sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla;
  • il sindaco di San Nicandro Garganico, Matteo Vocale;
  • il sindaco di Rignano Garganico, Luigi Di Fiore;
  • la sindaca di San Giovanni Rotondo, Floriana Natale.

L’invito è quello di sollecitare con forza l’ASL Foggia affinché venga fatta piena luce sullo stato reale della struttura, sui motivi del mancato avvio delle attività e sui tempi certi per la sua apertura. L’appello viene esteso anche al consigliere regionale del territorio, Napy Cera, affinché si attivi nelle sedi istituzionali competenti. Il movimento civico chiede infatti la convocazione di un’apposita audizione in Consiglio regionale, con il coinvolgimento dei vertici della sanità pugliese, per verificare l’utilizzo delle risorse PNRR e comprendere quali ostacoli stiano impedendo la piena operatività della Casa della Comunità. L’obiettivo dichiarato è duplice: garantire trasparenza nei confronti dei cittadini e accelerare l’attivazione di un servizio ritenuto indispensabile. Ad aggravare ulteriormente il quadro vi sarebbe una situazione che appare paradossale. Secondo quanto riferito da La Svolta, alcuni infermieri vincitori di regolari procedure di mobilità sarebbero già stati trasferiti a San Marco in Lamis per svolgere le funzioni di Infermieri di Comunità previste dal nuovo modello territoriale. Professionisti già assegnati al servizio che, tuttavia, non avrebbero ancora una sede nella quale operare.

Una circostanza che, se confermata, evidenzierebbe le difficoltà organizzative che stanno accompagnando l’attuazione della riforma territoriale. La Casa della Comunità non rappresenta un semplice presidio sanitario aggiuntivo. È il perno della nuova assistenza territoriale immaginata dal DM 77/2022. È il luogo destinato alla gestione della cronicità, all’assistenza infermieristica di prossimità, alla prevenzione, alla presa in carico dei pazienti fragili e alle prestazioni indifferibili che possono evitare accessi impropri ai Pronto Soccorso. In un territorio vasto come quello della Capitanata, caratterizzato da criticità infrastrutturali e da una popolazione che invecchia progressivamente, la sua attivazione potrebbe rappresentare un punto di svolta per migliaia di cittadini. Per questo, secondo La Svolta, non sono più accettabili ulteriori rinvii.

Infine, il movimento civico si rivolge al neo direttore generale dell’ASL Foggia, Tiziana Dimatteo, chiedendo un intervento immediato. L’auspicio è che la nuova direzione aziendale possa verificare personalmente quanto starebbe accadendo a San Marco in Lamis, individuare eventuali responsabilità e imprimere un’accelerazione definitiva all’apertura della struttura. Nel documento diffuso dal movimento non manca un duro riferimento alle precedenti gestioni della sanità provinciale, con l’invito a mettere fine a quelli che vengono definiti “scempi politici” ereditati dal passato. Al di là delle polemiche, resta però una certezza: i cittadini attendono risposte. E la Casa della Comunità di San Marco in Lamis, finanziata con fondi pubblici e pensata per diventare un presidio strategico per l’intero Gargano, non può restare ancora a lungo una promessa incompiuta.