
Michele Centola redazione.org
San Marco in Lamis, domenica 14 giugno 2026 - San Marco in Lamis torna a offrire alla Chiesa di Foggia-Bovino un nuovo servo del Vangelo, ieri sabato 13 giugno 2026 Antonio Argentino ha ricevuto il sacramento dell'Ordine Sacro attraverso l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria presieduta dall'Arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Ferretti. La cerimonia si è svolta nella solenne cornice della Collegiata della Santissima Annunziata, avvolta dalla commozione dei fedeli e dalla gioia di una comunità che, ancora una volta, dimostra di essere terra fertile di vocazioni sacerdotali per tutta la Capitanata.
Numerosa e partecipe la presenza attorno all'altare: quaranta sacerdoti concelebranti hanno affiancato il presule nel rito, mentre tra i banchi trovavano posto i compagni del Seminario Diocesano "Sacro Cuore" e una delegazione del Pontificio Seminario Regionale Pugliese "Pio XI", giunta con il proprio rettore, mons. Giovanni Galiandro. Non sono mancate le autorità civili della cittadina garganica, a testimoniare il legame profondo tra la comunità locale e la vita della Chiesa.
Al cuore della celebrazione si è collocata l'omelia di mons. Ferretti, che ha preso spunto dal brano del Vangelo di Matteo proclamato in questa domenica: Gesù, vedendo la folla stanca e sfinita come pecore prive di pastore, ne fu mosso a profonda compassione. Immagine potente, che il presule ha riletto come specchio fedele del mondo contemporaneo, descritto come un mare in tempesta, sballottato da guerre e da forze tanto potenti quanto opache, popolato da persone disorientate e segnate dalla paura. In tale contesto, ha sottolineato l'Arcivescovo, la Chiesa è chiamata a svolgere un compito preciso: essere faro di pietà, di misericordia e di solidarietà, accogliendo chi naufraga nelle angosce di un'esistenza che, pur rincorrendo l'autosufficienza, si ritrova a cercare un approdo.
Ferretti ha poi delineato con nettezza la natura del ministero sacerdotale, distinguendola con forza dai modelli di potere che dominano la scena pubblica. Il prete non esercita il potere della politica, dell'economia o delle armi: la sua autorità è di tutt'altra natura, silenziosa e radicale. "Il nostro unico potere è l'Amore", ha detto rivolgendosi direttamente al novello sacerdote, aggiungendo che proprio questo potere, in forza dello Spirito Santo, gli veniva conferito nel giorno dell'ordinazione, con l'invito ad esercitarlo con carità. Un potere fragile agli occhi del mondo, eppure capace di toccare le profondità dell'animo umano.
L'omelia ha assunto toni di accorata esortazione quando mons. Ferretti ha messo in guardia don Antonio e con lui l'intero presbiterio diocesano dalla tentazione della mondanità. Con parole dirette e senza retorica, il presule ha tracciato il ritratto di ciò che un sacerdote non deve diventare: attaccato al denaro, compiaciuto del proprio aspetto, attratte dalle frequentazioni dei salotti e dalla protezione dei potenti. Un profilo che, ha lasciato intendere, tradisce la radicalità del Vangelo e svuota di senso il ministero. «Difendi i poveri! Appassionati al loro fianco; scaccia i mercanti dal tempio e maintieniti puro e irreprensibile di fronte alle tentazioni del mondo. In un mondo mercato, dove tutto si compra e si vende, tu tieni alta la testa. Fiero della tua onestà, predica il sacrificio, perché solo con sacrificio si può cambiare la società».
Parole che hanno risuonato nella navata come un programma di vita, un orientamento essenziale per il giovane sacerdote che muove i primi passi nel suo ministero. Don Antonio Argentino porta con sé le radici di San Marco in Lamis comunità che ha saputo generare e accompagnare la sua vocazione e si affaccia ora alla sua missione con la raccomandazione che l'Arcivescovo ha voluto consegnargli come bussola: immergersi nel Vangelo, respirare con la compassione di Gesù per le folle di questa terra, farsi prossimo di chi è stanco, disorientato, solo.
Michele Centola
©direttore www.sanmarcoinlamis.org

