
Tonino Cera
San Marco in Lamis, lunedì 6 luglio 2026 - Nelle attività che, per professione o per altre ragioni, abbiamo avuto l'onore e l'onere di svolgere vi sono stati anche momenti nei quali occorreva mettere un tantino da parte rispetto delle regole o altro, mai, però, per colpire qualcuno o per favorire questo/a o quello/a a danno di altri. Siamo stati impegnati in esami e concorsi, abbiamo fatto parte di commissioni che dovevano assegnare lavori o funzioni, e sempre abbiamo cercato di aiutare chi con poco avrebbe potuto risolvere problemi cruciali. Se vi era bisogno di un ulteriore attestato per continuare a svolgere il proprio lavoro, ecco che ci si metteva d'impegno perché si potesse fare.
Ci si rivolgeva a noi perché si potesse ottenere l'abilitazione a svolgere funzioni dove l'eloquio fluente era essenziale, e magari chi lo chiedeva aveva problemi di tartaglìo, non proprio il meglio in alcuni ambiti, ma si provvedeva, e non si creavano problemi. Quanti ragazzi e ragazze a scuola sono stati seguiti perché terminassero gli studi anche se problemi di vario genere ne ostacolavano l'impegno e il rendimento: ora vivono la loro vita, si spera, serena; e, forse, senza quell' interessamento non sarebbe così. Né si sono fatte valere rivalse o, peggio, vendette nei confronti di soggetti con i quali, in politica o in altri ambiti, ci si confrontava con modalità dure e ai limiti, se non oltre, della rottura: e in alcuni casi ciò è avvenuto. Successe proprio a scuola con una docente che aveva bisogno della nuova palestra del Giannone: doveva prepararsi per l’esame di abilitazione all’insegnamento di educazione fisica.
Aveva difficoltà a parlare con il dirigente poiché temeva un diniego avendo una relazione con un soggetto non proprio amico del medesimo dirigente. Mai sono prevalse, come si diceva, vendette o rivalse: la palestra fu messa a disposizione, magari sorvolando su procedure o altro, e la docente portò a termine il suo concorso. Qui non si possono, come è evidente, citare con precisione e nei dettagli, gli episodi appena ricordati ma ve ne sono tanti altri, e quel che si racconta, senza dubbio alcuno, è avvenuto, se ne stia certi. Così come accadde (in questo caso si andrà un po' più nel dettaglio) tanti anni fa con l'esame di stato di una suora, Suor L., che all'epoca era l'assistente di mio figlio Michele che frequentava la scuola materna, così si chiamava allora (l’avrebbero frequentata anche gli altri due, eppure si era - si è! - “comunisti”) di Via Piccirelli della Congregazione di S. Maria De Mattias.
Negli istituti scolastici di ogni ordine e grado privati, anche in quelli gestiti dalla chiesa, per poter insegnare vi era bisogno del titolo di abilitazione all’insegnamento, che si acquisiva, nel caso delle suore di Via Piccirelli, con il diploma in un istituto magistrale del vecchio ordinamento. Venni avvicinato dalla madre superiora. Una suora doveva sostenere l’esame di stato presso l’Istituto Magistrale di S. Giovanni Rotondo come privatista. Si trattava di Suor L. che seguiva mio figlio Michele. Le dissi che mi sarei informato e le avrei fatto sapere. Tra i commissari nella commissione del magistrale di S. Giovanni Rotondo vi era Domenico Galante, per me e per i suoi numerosi amici, “Mimì”. Oltre all’amicizia vi era in quegli anni una collaborazione politica intensa ( lui socialista, io comunista, con un’Amministrazione di sinistra a governare S. Marco).
Lo chiamai e ci vedemmo la sera al circolo. Gli dissi di Suor L. e degli esami al Magistrale. Venni fulminato con un: “Tonì, e che che cazzo, manche li monneche ce linze!” Non era peregrina la reazione di Domenico. Da comunista, e non da semplice militante ma da dirigente locale e provinciale (ero il segretario della sezione del PCI e membro del Comitato Federale Provinciale) non era normale, per non dire altro, che ci si interessasse anche di "monache". Gli spiegai il motivo di quell’interessamento, e Mimì capì. Suor L: fu maestra elementare, anche per meriti suoi, tenne a precisare Domenico alla fine della vicenda. E tutto continuò come prima.

