di Michele Centola ©redazione

San Marco in Lamis, giovedì 9 luglio 2026 -  Ieri pomeriggio, percorrendo la provinciale che da San Marco in Lamis conduce a San Nicandro Garganico, ho incrociato l'autobus della Sita impegnato nella sua corsa estiva. È la linea che, dal 1° luglio al 31 agosto, porta i bagnanti dal nostro paese fino ai lidi di Torre Mileto: un dettaglio all'apparenza minimo, eppure sufficiente a far riaffiorare, in pochi istanti, un intero archivio di ricordi d'infanzia. Oggi, in ogni famiglia, il numero di automobili supera spesso quello dei suoi componenti. Non era così quando ero bambino: possedere un'auto era un privilegio che non tutti potevano permettersi, e per raggiungere la località marina più vicina l'unica alternativa concreta era proprio l'autobus della Sita.

Due corse al giorno, una al mattino e una in tarda mattinata, collegavano San Marco in Lamis a Torre Mileto per l'intera stagione estiva, dal primo luglio all'ultimo giorno di agosto. Sono ricordi che risalgono a quasi mezzo secolo fa, eppure restano nitidissimi. Un panino farcito e una bottiglia d'acqua erano il bagaglio alimentare sufficiente per affrontare un'intera giornata sotto il sole cocente del Gargano. Bastava così poco per essere felici. Rivedo ancora, come fotografie sbiadite ma nitidissime, l'autobus stracolmo, soprattutto nei fine settimana: grandi e piccoli in fila davanti alla stazione della Sita in Piazza Europa, in attesa dell'orario di partenza, carichi di zaini, sedie pieghevoli, termos di acqua fresca, frigo mare con tante bevande spesso birre peroni, e ombrelloni. Erano altri tempi, certo, ma avevano un fascino che oggi è difficile ritrovare.

Raggiungere Torre Mileto, allora, non era la gita di poche decine di minuti che è diventata oggi, sembrava quasi partire per un viaggio all'estero. Il tragitto durava circa un'ora. Nei giorni di maggiore affluenza tutti i posti a sedere venivano occupati in pochi minuti e molti passeggeri erano costretti a viaggiare in piedi, stretti nel corridoio centrale. Qualcuno accendeva una piccola radio per alleggerire l'attesa; chi non riusciva a sistemare il tutto nel bagagliaio dell'autobus si arrangiava sistemando ombrelloni, borse frigo e sedie direttamente a bordo, cercando di non intralciare gli altri viaggiatori. Alle 8:40 in punto l'autobus, dopo tante curve a volte fatte cercando in piedi di non perdere l'equilibrio, si giungeva a destinazione. Non esisteva l'offerta di stabilimenti balneari che conosciamo oggi: solo un paio di lidi attrezzati con ombrelloni e sdraio, e per il resto un'ampia distesa di spiaggia libera, dove ognuno cercava di conquistarsi il posto più vicino al mare. Un ombrellone con due sdraio costava diecimila lire, cifra che, seppur non esorbitante, restava fuori portata per molte famiglie.

Sistemato l'accampamento estivo  ombrellone, sedie, borsa frigo e borsa mare il primo gesto era sempre lo stesso: avvicinarsi alla battigia per saggiare la temperatura dell'acqua. Quasi sempre la risposta era la stessa: ancora fredda, meglio aspettare per un bagno di prima mattina. La giornata scorreva velocemente con tanto sole, le chiacchiere tra amici e parenti e qualche capatina al bar distante pochi metri a ridosso della strada principale. C'era chi giocava a racchettoni, chi rincorreva un pallone sulla sabbia, chi si concedeva la lettura di un libro o l'ascolto della musica dalla radiolina. Il momento clou arrivava intorno alle 13:00, quando si consumava il pranzo a sacco: spesso pane e pomodoro, oppure un'insalata di riso preparata la sera prima. Chi non rientrava nel primo pomeriggio restava a godersi anche le ore più calde, sotto l'ombra dell'ombrellone, rispettando scrupolosamente la regola non scritta delle due ore di attesa dopo il pasto prima di tornare in acqua. Alla fine arrivava, inevitabile, il momento di ripartire. Sistemato e ripiegato tutto l'occorrente, ci si spostava verso la fermata sita, nei pressi del Bar Centrale, per la corsa di rientro fissata alle 17:25.

Lo stesso percorso dell'andata, ma con minore affollamento rispetto al mattino qualcuno era andato via prima, con una particolarità che oggi difficilmente troverebbe spazio nei protocolli di sicurezza: le porte dell'autobus restavano aperte per l'intero tragitto, per far circolare un po' d'aria tra i passeggeri, dato che l'aria condizionata dell'epoca non era efficace come quella attuale. Alle 18:15, puntuale, l'autobus rientrava a San Marco in Lamis, con due o tre fermate stabilite in base alla zona di residenza dei passeggeri. Si chiudeva così una giornata di mare fatta di divertimento semplice e genuino, di quelli che lasciano il segno per una vita intera.

Oggi raggiungere Torre Mileto è diventata un'abitudine quasi quotidiana, persino per una semplice passeggiata serale. Eppure, ogni volta che l'autobus della Sita mi passa accanto lungo quella provinciale, torno bambino: rivedo la fila davanti alla stazione, sento il profumo del pane e pomodoro, e ritrovo quella magia semplice che accompagnava le nostre estati di allora.

 

di Michele Centola

direttore www.sanmarcoinlamis.org