Michele Centola redazione.org

San Marco in Lamis, martedì 14 luglio 2026 -  Un malore, una caduta e il vuoto intorno. È la scena, purtroppo emblematica, che si è consumata ieri  mattina davanti al Palazzo Comunale di San Marco in Lamis. Protagonista suo malgrado è stata la signora Eufrasia, persona seguita dai servizi sociali, che dopo aver perso l'equilibrio è rimasta a terra, in attesa di un aiuto che faticava ad arrivare. Secondo quanto riportato dai testimoni oculari, per lunghi e interminabili minuti, il mondo attorno alla donna ha continuato a scorrere come se nulla fosse.

Passanti, cittadini nell'indifferenza avrebbero proseguito il proprio cammino senza voltarsi, ignorando il corpo accasciato sull'asfalto. A spezzare quella catena di apatia è stato Leonardo La Riccia. Senza esitazione, La Riccia ha raggiunto la signora Eufrasia, offrendole il primo conforto umano e valutando la gravità della situazione. È stato lui a comporre il numero dell'emergenza, attivando la macchina dei soccorsi. La gestione dell'emergenza ha evidenziato, ancora una volta, le fragilità del territorio in ambito sanitario. A causa della momentanea indisponibilità delle ambulanze di stanza a San Marco in Lamis e nella vicina San Giovanni Rotondo, i soccorsi sono dovuti arrivare da Apricena. Un ritardo tecnico che, unito al silenzio dei passanti, trasforma l'episodio in un caso limite, spingendo la cittadinanza a interrogarsi sulla reale tenuta del tessuto sociale. Quanto accaduto non è solo una notizia di cronaca, ma uno specchio in cui riflettersi.

Il paragone con la parabola del Buon Samaritano non è soltanto suggestivo, ma necessario: in una società corsa freneticamente verso il proprio impegno quotidiano, il valore di un cittadino si misura dalla sua capacità di "perdere tempo" per chi cade. L'auspicio è che questo episodio non venga archiviato come un mero fatto di cronaca, ma diventi il punto di partenza per una riflessione profonda. La vera sfida per la comunità di San Marco in Lamis e non solo è trasformare l'indifferenza in partecipazione attiva. Perché, in fin dei conti, la dignità di un centro abitato si misura dalla premura con cui i suoi abitanti sanno prendersi cura gli uni degli altri.

 

di  Michele Centola

direttore www.sanmarcoinlamis.org