Michele Centola ©redazione.org
San Marco in Lamis, martedì 28 luglio 2026 - Anche quest'anno, come da tradizione secolare, il 28 luglio richiama verso il Gargano centinaia di fedeli in cammino per raggiungere il Santuario di San Nazario, luogo di culto che sorge in una posizione singolare: proprio sul punto di incontro dei territori di Poggio Imperiale, Apricena, Lesina e San Nicandro Garganico. Tra questi pellegrini non mancano mai i devoti di San Marco in Lamis, che da generazioni onorano questa data con un pellegrinaggio che unisce fede, memoria familiare e appartenenza a una devozione condivisa da tutta la Capitanata.
La figura di San Nazario affonda le radici nei primi secoli del cristianesimo. Legionario romano convertito al Vangelo, per sottrarsi alle persecuzioni lasciò Roma e si dedicò alla predicazione, spingendosi fino a Treviri e nelle terre della Gallia. Fu proprio in quei territori che battezzò Celso, il giovane che da allora lo avrebbe accompagnato in ogni suo viaggio missionario. Il loro cammino di testimonianza si concluse a Milano nell'anno 304, quando entrambi subirono il martirio sotto l'imperatore Diocleziano. Fu Sant'Ambrogio, secoli dopo, a ritrovarne le spoglie negli orti fuori le mura milanesi, disponendone la traslazione in una chiesa presso Porta Romana, dove sarebbe poi sorta una basilica a lui intitolata.
Il legame tra San Nazario e il Gargano ha però una storia tutta particolare, fatta di racconti tramandati oralmente più che di documenti. Si narra che il santo, durante uno dei suoi lunghi peregrinare apostolici, si sia fermato proprio in questo lembo di Capitanata per riposare e curare le piaghe che il cammino aveva procurato alle sue gambe, lavandole con le acque calde del vicino torrente Càldoli. Fu qui, secondo una diversa versione della leggenda, che il martire venne infine decapitato, appoggiando il capo su un blocco di pietra che ancora oggi è custodito nel santuario, di fronte all'altare maggiore.
La cappella originaria dedicata al santo risale a un periodo compreso tra il 1077 e il 1220, ed è strettamente legata alle vicende del vicino Monastero di San Giovanni in Piano, in agro di Apricena. Rimasta per secoli sotto la cura di eremiti custodi, la piccola costruzione fu infine sostituita, tra il 1967 e il 1970, dalla chiesa che oggi accoglie i pellegrini, resasi necessaria dopo che il vecchio edificio, già danneggiato da un terremoto nel Seicento, non era più in condizioni di sicurezza. A rendere ancora più suggestiva la visita al santuario è la presenza, lungo le pareti interne, di numerose tavole votive lasciate nel tempo dai devoti: dipinti semplici, spesso di fattura popolare, che raccontano grazie ricevute, pericoli scampati, guarigioni attribuite all'intercessione del martire. Sono testimonianze silenziose ma eloquenti di una devozione che non si è mai interrotta, un piccolo museo a cielo aperto della fede contadina e marinara di questo angolo di Puglia.
Non lontano dall'edificio sacro, un piccolo specchio d'acqua nato dallo sbarramento naturale di un modesto corso d'acqua che scende verso la Piana di Lesina custodisce un'altra pagina di devozione popolare. Fino a non molti decenni fa, era consuetudine per i fedeli immergersi in quelle acque, ritenute miracolose per la vicinanza al luogo dove la tradizione vuole che lo stesso San Nazario avesse trovato sollievo alle proprie ferite. Chi soffriva di dolori alle gambe o di affezioni della pelle vi si recava con la speranza di una guarigione, in un rito che mescolava fede cristiana e antiche pratiche legate al valore terapeutico delle acque, non dissimili da quelle che ancora oggi alimentano una sorgente termale poco distante dal santuario.
Per i sammarchesi, il pellegrinaggio a San Nazario resta un appuntamento sentito, spesso tramandato di famiglia in famiglia: c'è chi lo affronta ancora a piedi, insieme ai gruppi di altri paesi del Gargano, e chi vi si reca in auto ma non rinuncia al gesto di toccare il cippo o di sostare in preghiera davanti alle tavole votive. Un filo che lega San Marco in Lamis a questo santuario di confine, dove la devozione popolare continua a intrecciarsi con la storia millenaria di un martire venerato in tutta la Capitanata.
di Michele Centola
direttore www.sanmarcoinlamis.org

