
Michele Centola redazione.org
San Marco in Lamis, mercoledì 19 agosto 2026 - A pochi chilometri dal centro abitato di San Marco in Lamis, la Valle di Vituro si apre come uno scrigno di pietra e silenzio. È un luogo che porta i segni di una frequentazione antichissima: numerose tracce storico-archeologiche punteggiano il territorio, testimonianza di insediamenti e passaggi che si perdono nella memoria del Gargano. La vegetazione, oggi rada e selvatica, racconta un paesaggio che un tempo era stato interamente modellato dalla mano dell'uomo, con terrazzamenti costruiti a fatica per strappare terra coltivabile alla roccia.
Quei muretti a secco, in gran parte abbandonati, sono ormai frequentati soprattutto dagli animali al pascolo, unici custodi di un equilibrio che fu agricolo e che oggi è tornato spontaneo. Al centro di questo scenario sorge l'Arco di San Michele, una struttura in pietra di dimensioni contenute ma di grande suggestione, incastonata tra uliveti secolari e i resti di antiche masserie. La sua sagoma, ben visibile tra la macchia mediterranea e le rocce affioranti, si staglia come un varco naturale tra due mondi: quello della valle silenziosa e quello, poco più in là, delle tradizioni religiose che da secoli attraversano questo lembo di Gargano. All'interno dell'arco è scavata una piccola nicchia, dove un tempo come ancora oggi trovava posto una statua dedicata a San Michele Arcangelo, a testimonianza di un culto che ha attraversato le epoche restando saldamente radicato tra la gente del posto.
Attorno a questo piccolo monumento si è intrecciata, generazione dopo generazione, una fitta trama di leggende popolari. Si narra di briganti che qui trovavano rifugio e protezione, di viandanti che attraversavano la valle affidandosi alla vicinanza dell'Arcangelo per scongiurare pericoli e incontri sgraditi lungo il cammino. Non mancano i racconti legati al diavolo, spesso evocato nelle narrazioni orali del Gargano come antagonista di San Michele, in un confronto simbolico tra il bene e il male che ha attraversato la cultura contadina di queste zone per secoli. A queste storie si affiancano le testimonianze di devozione più recenti: pellegrini e fedeli che ancora oggi raggiungono l'arco per un momento di raccoglimento, lontano dal clamore, in un luogo che sembra sospeso nel tempo.
Oggi la Valle di Vituro e il suo arco rappresentano un patrimonio ancora in gran parte da valorizzare, sospeso tra l'interesse degli escursionisti che percorrono i sentieri del Gargano e la necessità di tutelare un bene storico esposto al lento logorio del tempo e dell'abbandono. Un piccolo grande tassello dell'identità di San Marco in Lamis, capace di raccontare, in poche pietre disposte ad arco, la storia di fede, lavoro e leggenda che ha attraversato questo angolo di Puglia.
di Michele Centola
direttore www.sanmarcoinlamis.org


