Antonio Del Vecchio

Rignano Garganico, sabato 11 aprile 2020 -  Nel dopoguerra si torna di nuovo a seminare il cotone in Capitanata. E questo a causa delle difficoltà d’importazione e trasformazione del prodotto tessile, meno costoso della lana, che tra l’altro al tempo cominciava a scarseggiare a causa della riduzione dell’ allevamento di ovini dovuta alla permanenza in guerra dei pastori. Ad essere messi a coltura sono soprattutto gli appezzamenti di terreno più umidi come quelli prospicienti ai torrenti, le cosiddette marane.

Alla fine del 1946 i Serrilli permettono al loro meccanico e caldaista di fiducia, Matteo Cella, di coltivare il prezioso vegetale su terreni di loro proprietà in Contrada “Cioccatorta”: un paio di ettari circa. Trattandosi di una pianta annuale, ai primi di settembre dell’anno successivo è già possibile raccogliere i fiori dalle capsule già mature. Per l’evento è mobilitata l’intera famiglia.  Tra questi, oltre l’immancabile zia Elisa, ci sono Vincenzo e Leonardo. Quest’ultimo sta completando le Medie in quel di San Severo. Si fa la prima raccolta anche con l’aiuto di alcuni confinanti.

L'operazione consiste nel togliere i fiocchi dalle capsule per deporli in sacchi trascinati dietro fino al completo riempimento. Nel pomeriggio è già tutto finito. Il prodotto è trasportato con i carretti e depositato nei silos dei grossisti. Si ripete il medesimo lavoro ad intervallo, sino alla fine del mese,  cioè fino a quando tutti i boccioli si sono aperti. Durante l’ultima raccolta, per risparmiare tempo, si prelevano anche le capsule (scorce). Quanto recuperato è riservato alla famiglia, che bada a sgranellarlo. L’operazione è guidata dalla solita zia Elisa che nei giorni successivi provvede ad affastellare la bambagia. Più in là sarà lei a filarla col fuso e, qualche volta, anche col vecchio arcolaio.

Il prodotto finito, cioè il filo, servirà durante l’inverno per confezionare calzini, maglie, sciarpe e perfino utili coperte da letto. A quei tempi, di tanto in  tanto, si facevano vedere in paese le tessitrici di San Marco: prelevavano il filato e, nel giro di una settimana, ti consegnavano una ben fatta coperta lavorata al telaio. Per le lenzuola utilizzavano anche le “sfilature”, residui di vecchie e usurate maglie o d’altri indumenti. Poiché in famiglia mancava personale femminile, la zia Elisa pensò bene di istruire alcuni nipoti. Così Vincenzo e Leonardo, dopo tantissime prove e riprove, avevano imparato a far la maglia, quella a liscio.

All’inizio, il più attivo sembra Vincenzo che riesce a realizzare il tubolare col suo celere disbrigarsi tra quattro ferri, ma si blocca al calcagno. Dopo averlo fatto e disfatto tante volte, sta per mollare definitivamente l’opera tra irripetibili imprecazioni. La zia, allora, gli dice: “Calma e sfila! Proviamo daccapo! Devi assolutamente riuscirci. Vedrai che alla fine ti sentirai contento d’aver realizzato il lavoro completo e mi ringrazierai. Così è la vita!” Il ragazzo, incoraggiato, si rimette al lavoro e, dopo un paio d’ore, riesce a realizzare il tallone del calzino nella sua forma naturale. Il resto è uno scherzo! Ed è allora che Vincenzo lascia i ferri e si butta tra le braccia della zia dicendo: “Grazie! Grazie! Vedi come sono bravo! “In un angolo c’è Leonardo, da pochi giorni in paese per le vacanze natalizie, che sbircia e si rode, perché anche lui intende imparare quel mestiere.

  La zia se ne accorge e dice: “Vieni! Tu devi realizzare per tuo comodo una sciarpa, possibilmente lunga, perché ti potrà servire in Istituto. Con essa ti potrai preservare da qualsiasi raffreddore. “Così anche il chierico salesiano impara.  Nel giro di una settimana il lavoro è ultimato. Leonardo porterà con sé la sciarpa bianca per il resto della vita e come cimelio della sua creatività e in segno di affettuoso ricordo della terra natìa e dei suoi cari che, come lui, ora non sono più di questo mondo.  Nell’indossarla il pensiero del Salesiano vola soprattutto a zia Elisa, la tuttofare di casa Cella. 

N.B. Racconto tratto dal v. “Don Leonardo Cella, dal paese al mondo salesiano” di Antonio Del Vecchio, Roma, Maritato Group, 2012 (ebook)