Antonio Del Vecchio

Rignano Garganico, mercoledì 16 dicembre 2020 -  Paolo D’Alessandro, lo zio di tutti, non c’è più, a Rignano Garganico. L’anzidetto  e simpatico nomignolo, lo si dà normalmente in paese a tutti quelli che portato questo nome, sinonimo del sonno. Infatti, quando  ragazzi e bambini sono prossimi ad addormentarsi, affettuosamente si dice: << Su, su, andate a letto, sta venendo zio Paolo!>>

L’uomo, è venuto meno l’altra sera presso l’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”  in quel di San Giovanni Rotondo, dopo una decina di giorni di degenza. In mattinata , dopo la santa benedizione la salma è stata tumulata nel locale cimitero. Aveva 87 anni, ben portati, tant’è che sembrava un sessantenne. E questo anche perché amava vestirsi bene e portava il viso sempre sbarbato e fresco.

Tutti lo conoscevano e gli voleva un mondo di bene, come se fosse un parente stretto. Ed è per questo che la notizia funesta, non appena si è sparsa, è stata accolta dall’intera collettività con grande cordoglio. Egli era vedovo da molti anni per la scomparsa della giovane moglie Elisa Resta, uccisa dal male oscuro. Non avevano figli ed è per questo che l’uomo, dopo la morte di lei, riversò sui  i giovani e i ragazzi in genere l’affetto di nonno e padre mancato. 

La sua vita sino al matrimonio va tutta in discesa. Infatti, emigrato giovanissimo a Bresso (MI), dove risiedevano già alcuni famigliari, trova subito lavoro. Dapprima qui e là, come manovale ed operaio nel settore edilizio e metalmeccanico, poi fisso presso un’azienda. Ma non si ferma qui. Infatti, essendo un ragazzo sveglio e istruito, fa domanda all’Atm e dopo il concorso passa a posto fisso come ferro - tramviere.

Tocca il cielo con un dito ed è contento. Dopo qualche anno la sua felicità è al massimo avendo contratto matrimonio, come si è detto, con la citata Elisa, la sua fidanzata degli anni verdi. Abitano un appartamento tutto loro e sembrano felici al massimo. Intanto, trascorrono gli anni. Nel frattempo, l’aveva raggiunto anche la sorella Giovanna. Qui vivevano già una sorella più grande di lui e un fratello minore di lui, entrambi scomparsi.

Ad un certo punto gli capita un grave incidente sul lavoro. Pertanto, viene mandato in pensione di invalidità, e torna definitivamente in paese. Qui, si occupa anche di un piccolo fondo in montagna, ubicato a qualche chilometro dalla cittadina, che egli simpaticamente chiamava San Remo.  Lo mette al frutto, sperimentando e nel contempo coltivando tutta la sua passione di ortolano e  curatore di fiori ed alberi da frutta. Ci va ogni giorno. Quando per un qualsivoglia motivo è costretto a saltare la giornata, ne soffre tantissimo.

Cinque sei anni fa, abbandona anche questo hobby e rimette tutto il suo affetto sui compagni quotidiani che amano sostare normalmente dentro e fuori i Bar del paese. Ma all’ora di pranzo o di  cena, prontamente lasciava ogni hobby e passatempo  e si ritirava a casa. Durante il tragitto ad ogni incontro non tralasciava mai  di salutarti con gentilezza e  il sorriso puntualmente stampato sul volto.

Addio, Paolo, Rignano ti ricorderà sempre così ossia come uomo buono, gentile e cortese.  La redazione della presente testata si unisce al cordoglio collettivo, esprimendo alla famiglia la più stretta vicinanza.