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Antonio Del Vecchio

Rignano Garganico, mercoledì 15 dicembre 2021 -  Quando l’esuberanza della gioventù e l’amicizia di tipo cameratesco e confidenziale è alle stelle, anche i saluti diventano rumorosi e spesso assai volgari nel dire e nel fare, specie se gli interpreti sono amici di antica data. Si tratta di Alberto e Primiano, amici per la pelle per davvero da quando entrambi frequentavano la prima ginnasiale, assieme ad un terzo inseparabile, di nome Tonino, di cui si dirà in un collegato racconto. Esperienza, quella del primo giovane conclusasi dopo appena tre mesi.

E questo perché costretto a lasciare gli studi per ragioni familiari, come già scritto da qualche parte.Il tutto accadde nell’ottobre del 1961 nei pressi della Stazione Termini di Roma, luogo di ritrovo quotidiano, oltre che dei normali viaggiatori, anche degli sfaccendati e dei curiosi in genere, convinti che qui ti poteva capitare da un momento all’altro un colpo di fortuna o una facile avventura sia in campo donnesco, sia in quello di impiego – lavoro.

Dopo il rancio, Primiano, voglioso di smaltire quanto di pesante aveva mangiato quel giorno , si avviò solo soletto verso la stazione, con l’eterna sigaretta, di norma senza filtro, alla bocca. Di queste era un accanito fumatore. Aveva cominciato a 14 anni con la nazionale, una delle poche che, assieme all’alfa e al trinciato forte per spinelli, erano abbordabili dalle persone più povere e dai neofiti.

Una volta, non ricordo bene con quale pretesto, se in virtù di una marinata o di un allontanamento coatto durante la ricreazione, per assolvere ad un urgente bisogno corporale o per farci una semplice fumata , ci trovammo entrambi in un luogo appartato, detto “Stretta della giumenta”, che dato l’estremo isolamento ci permise di assolvere all’uno e all’altro bisogno. Primiano, dopo aver tirato fuori e accesso la sua mezza nazionale , la passò a chi scrive. Tirai due o tre boccate e poi gliela restituii. Egli l’afferrò e tirò per un bel pezzo sino all’ultima boccata, per davvero. Tant'è che  la ingoiò senza colpo ferire. Rimasi basito senza parola.

Attorno alle15,30, il futuro finanziere si trovò a bighellonare da quelle parti, senza meta certa. “Importante – diceva a se stesso – è tenersi in movimento e digerire la solita pastasciutta mezza cruda e poco sugo che il Convento ti passa, ossia il Governo, o meglio i sottufficiali addetti alle cucine, che cercano puntualmente il massimo risparmio, senza minimamente considerare o pensare alla fame ‘giovane’ dei propri sottomessi, specie se sono soldati di leva. E questo non si sa perché e come. Il giovane non aveva altri pensieri, se non di finire il suo Corso di Allievo della Finanza, per essere assegnato da subito ad una sede stabile, possibilmente nella stessa Capitale o nella migliore delle ipotesi, come avverrà in seguito, nella città di Foggia.

Mentre rimuginava questi irrequieti pensieri, all’improvviso piombarono di botto sulle sue  spalle due pesanti pacche a mani aperte, a cui si sarebbero sicuramente aggiunte delle altre, se il colpito non si fosse girato di scatto. Non appena lo fece, il neofita militare, ammutolì, vedendosi di fronte non il solito scocciatore in borghese in cerca di offerte, ma un soldato in divisa. Era Alberto.

A questo punto entrambi, dopo essersi scambiati schioccanti baci sulle guance e continuato con altrettante pacche e rumorose risate, condite puntualmente di epiteti ed esclamazioni in dialetto pugliese di compiuto senso e di tono bonario, come : “Disgraziathoh…!, Ricchiòh…!”, accompagnati da biascicati : “Ah...Uh...e ‘mbèh”, cominciarono a ragionare e a chiedersi il perché, il quando e il dove.

Sul fattore fame che affligge i giovani, specie quelli di famiglia povera, In tempi più recenti, preso dalla nostalgia del passato, Primiano, mi raccontò, a parte, quanto segue: “Durante la libera uscita, specialmente di domenica, allorché veniva concesso più tempo, magari sin dalla mattina, a ora di pranzo, entravo in una trattoria per mangiare un piatto di fettuccine. La fame era tanta che in un battibaleno il piatto veniva svuotato. Il cameriere, che era il proprietario, veniva a chiedermi cosa preferivo per secondo e io, di rimando, rispondevo : “un altro piatto di fettuccine”. Mi sembra che all’epoca costava 100 o 150 lire un piatto di fettuccine e con la miseria che circolava, altro che secondo!!!”

Si seppe che il nuovo arrivato, dopo aver concluso il CAR ad Albenga, si trovava da alcuni mesi in servizio di leva alla Cecchignola, centro di reclutamento e di esercitazioni tra i più affollati e selezionati dell’Esercito Italiano. Forse vi era venuto in virtù della solita raccomandazione. A quel tempo operava al Ministero un maresciallo militare di origine garganica, soprannominato “Striscette” ( per via dei gradi che aveva sulle spalle) coralmente considerato come uno dei sotto ufficiali tra i più importanti e fattivi del paese e sicuramente amico dello zio frate.

Per Primiano, lo stupore fu grande, tanto che gli fece dimenticare su due piedi non solo la “sgrinàta” di pacche ricevute o scambiate con l’amico, ma anche il resto. “Insomma - si disse tra sé e sé - in una metropoli si ritrovano due 'paesani', due amici così, senza minimamente poterlo immaginare, è un evento piuttosto raro, tant’è che si stampigliò per sempre nella mia mente e lo sarà ancora di più, ora che l’amico ritrovato non c’è più”.