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Antonio Del Vecchio

Gargano, mercoledì 30 marzo 2022 -  Gli anni ‘70 e ’80 sono da considerarsi mitici per l’intero Gargano, che tornò a rifiorire in termini di idee e di fatti. Nel primo caso per effetto di intellettuali e letterati di prima grandezza, come Pasquale Soccio, che con il suo “Gargano segreto” (Adda, 1972) ne svelò ai lettori d’Italia ogni sua importanza ed intimità umana e poetica. Il libro fu reso ulteriormente prezioso dalle originali illustrazioni realizzate da Alfredo Petrucci di Sannicandro Garganico, altrettanto innamorato della sua terra natale. Il tocco di grazia lo diede la rinata politica e l’unità di intenti messa in atto da un nuovo e più snello soggetto politico.

Il riferimento è alla Comunità Montana del Gargano, organo di democrazia indiretta e rappresentativo di tutti i Comuni del Promontorio. I primi cinque anni furono di assestamento per quanto riguarda il funzionamento. Primo Presidente fu Mattia Protano, che lo guidò fino alla sua scomparsa in modo tragico alla fine del quinquennio. La seconda tornata amministrativa, diretta dal medico Giuseppe Santoro, fu una legislazione entusiasta e dinamica sotto ogni aspetto teorico e pratico. Chi scrive, in veste di assessore ai LL.P.P. fu un protaganista del Piano di Sviluppo socio economico del Gargano e amico stretto degli estensori. Tra l’altro di Vittorio Gualdi, che ipotizzò la sistemazione dei valloni del Gargano Sud, con la possibile eliminazione una volta per tutte, delle innumerevoli e ripetute alluvioni giù in pianura. Non se ne fece nulla, né durante, né dopo, per l’esosità e le lungaggini degli interventi, rimanendo il tutto una grande idea senza alcun seguito progettuale vero e proprio.

Diversamente accadde per la strada di Circumnavigazione del Gargano, il cui progetto fu redatto ed approvato dopo una serie di incontri con le parti interessati. Fu avviata l’opera, ma solo fino a Rodi e poi a Vico. Il grosso, a partire da Manfredonia, resta ancora da terminare. A quei tempi si pensava di abolire il Consorzio di Bonifica Montano, perché ritenuto platealmente un inutile e costoso “carrozzone”. Ora la Comunità Montana è letteralmente sparita per dar vita ad un inutile, almeno per il momento, Parco Nazionale del Gargano, mentre l’anzidetto Consorzio di Bonifica Montana ancora esiste. In quegli anni chi scrive, oltre ad esercitare il ruolo di assessore alla C.M. si occupò costantemente delle iniziative intraprese dall’Ente, con i suoi costanti articoli su La Gazzetta del Mezzogiorno.

Tra le opere ipotizzate e portate a termine su iniziativa di chi scrive, allora assessore, c’è il ‘canalone‘ di San Marco , ossia l’imbracatura del torrente Jana nel sottosuolo della città. Sino allora corrente in larga parte a cielo aperto, diventato col passare degli anni una vera e propria fogna. Lo si fece con lo stanziamento dei primi tre miliardi di vecchie lire stanziati. Opera, fortemente voluta oltre che dall’assessore soprannominato, anche dai colleghi Nino Grana, che non c’è più, e Ciro Leggieri, entrambi del luogo, con la condivisione e lungimiranza dell’assessore al bilancio Nicola Di Rodi e la voglia di fare bene pubblico del Presidente Giuseppe Santoro.

Opera, quest’ultima, definita da subito grandiosa e storica, perché ha impedito nel corso di questi anni che la città continuasse ad affogare sott’acqua, come lo è stata nelle alluvioni del 1980 e 1982. Quando si parla di Gargano, bisogna parlare anche di queste cose, consapevoli che solo facendo storia alle nuove generazioni si forma una nuova classe politica capace di rivoluzionare il futuro, conservando e migliorando quanto finora è stato fatto e non con la micidiale anti-politica predicata e praticata negli ultimi trent’anni.