
Antonio Nardella ©redazione locale
Gargano, giovedì 6 novembre 2025 - Nel cuore del promontorio garganico, a 545 metri sul livello del mare, si ergono i resti di un'antica fortificazione che racconta secoli di storia pugliese. Sebbene amministrativamente parte del territorio di Apricena, questo sito archeologico mantiene profondi legami storici con San Marco in Lamis, in particolare con l'antico monastero di Stignano. Il sito sorge su un caratteristico sperone roccioso nella zona sud-occidentale del Gargano.
La fortezza, oggi ridotta a pochi frammenti murari, costituiva il nucleo di un insediamento le cui origini rimangono avvolte nel mistero. La collocazione in quota, che all'epoca rappresentava un punto di osservazione ideale per monitorare i territori circostanti, offre tuttora panorami mozzafiato: da un lato si ammirano le alture garganiche e le montagne molisane, dall'altro si domina l'intera distesa del Tavoliere delle Puglie. Dell'antico borgo che circondava la fortificazione restano solo labili tracce. Gli studiosi ancora dibattono sulla datazione precisa della sua fondazione, mentre le poche strutture superstiti testimoniano l'importanza strategica che questo avamposto doveva rivestire nel sistema difensivo medievale della regione. Durante la dominazione normanna, Castel Pagano acquisì notevole rilevanza nel sistema di fortificazioni che presidiavano le vie di comunicazione tra il Gargano e la pianura.
La struttura venne probabilmente potenziata sotto Federico II di Svevia, che dimostrò particolare attenzione per i castelli pugliesi, trasformandoli in capisaldi del suo regno. L'imperatore svevo, noto per la sua passione venatoria, utilizzava questi territori per le battute di caccia, e le fortezze costituivano punti di sosta e rifornimento. La connessione con il convento di Stignano suggerisce un ruolo non solo militare, ma anche religioso e amministrivo all'interno della complessa rete di insediamenti che caratterizzava il Gargano medievale. Il monastero, fondato probabilmente tra l'XI e il XII secolo, esercitava controllo su vasti possedimenti terrieri nella zona, e Castel Pagano potrebbe essere stato uno dei centri amministrativi dipendenti dalla comunità religiosa.
Questa relazione testimonia come nel Medioevo le istituzioni ecclesiastiche e quelle militari fossero strettamente interconnesse nella gestione del territorio. Con il passare dei secoli, il castello conobbe un progressivo declino. Le trasformazioni nelle tecniche militari, l'avvento delle armi da fuoco e il cambiamento delle rotte commerciali resero meno strategica la sua posizione. Probabilmente già nel tardo Medioevo l'insediamento iniziò a spopolarsi, con gli abitanti che si trasferirono verso centri più accessibili e meglio collegati. Eventi naturali come terremoti e frane contribuirono ulteriormente al deterioramento delle strutture. Oggi le rovine di Castel Pagano rappresentano una preziosa testimonianza archeologica per comprendere l'organizzazione territoriale del Gargano medievale. Gli archeologi hanno individuato tracce di mura perimetrali, cisterne per la raccolta dell'acqua e fondamenta di edifici che componevano il borgo.
Il sito attende ancora uno studio sistematico che possa chiarire definitivamente la sua storia e il suo ruolo nell'economia e nella difesa della regione. La posizione panoramica e il valore storico fanno di Castel Pagano un luogo di grande interesse turistico e culturale. La salvaguardia di questi resti archeologici e la loro valorizzazione potrebbero contribuire alla promozione del territorio, inserendo il sito in percorsi di turismo storico-naturalistico che già caratterizzano il Gargano. La memoria di questo antico insediamento continua a vivere nella toponomastica locale e nelle tradizioni orali delle comunità circostanti.
