Michele Centola ©redazione.org

Apricena, lunedì 26 gennaio 2026 -  Arroccato a 545 metri di altitudine su uno sperone del promontorio garganico, il sito archeologico di Castel Pagano rappresenta una delle testimonianze medievali più affascinanti della provincia di Foggia. Sebbene amministrativamente appartenga al territorio di Apricena, questo antico borgo fortificato è profondamente legato alla storia di San Marco in Lamis e del celebre convento di Stignano. La collocazione geografica del castello, nella zona sud-occidentale del Gargano, offre uno scenario panoramico straordinario:

lo sguardo spazia dalle vette del massiccio garganico fino ai rilievi molisani, abbracciando l'intera distesa del Tavoliere delle Puglie. Questa posizione privilegiata non era casuale: permetteva il controllo capillare del territorio circostante, requisito fondamentale per ogni fortificazione medievale. Le origini di questa roccaforte rimangono avvolte nell'incertezza. Gli studiosi ipotizzano che la sua fondazione possa risalire addirittura alla metà del IX secolo, precedendo probabilmente la nascita stessa di Apricena. Durante l'XI secolo, sotto il dominio del conte normanno Enrico, il castello conobbe un periodo di grande prosperità. La fortezza cambiò diverse volte proprietario attraverso conflitti sanguinosi: da Rainulfo Drengot, duca di Aversa, passò a Ruggero di Rignano dopo una guerra estenuante. Nel 1137, nonostante fosse considerata inespugnabile grazie alla conformazione naturale del territorio, cadde sotto l'assedio di Lotario III, giunto in Italia su sollecitazione di Papa Innocenzo II. La battaglia causò centinaia di vittime.

Federico II di Svevia, che risiedeva nella vicina Apricena, restaurò il complesso trasformandolo in una residenza di caccia. L'imperatore vi installò una guarnigione composta da soldati saraceni di fiducia, pratica che diede origine al nome "Pagano" – termine con cui venivano indicati i non cristiani dell'epoca. Nel corso dei secoli, il feudo passò attraverso numerose mani illustri: da Manfredi, figlio di Federico II e fondatore di Manfredonia, fino a Ettore Pappacoda di Napoli nel 1496, che nel 1515 fece costruire il Santuario di Stignano. Successivamente, nel 1580, Antonio Brancia acquistò il castello da Filippo II per la considerevole somma di 90.000 ducati. All'inizio del XVII secolo, il borgo venne progressivamente abbandonato. Gli abitanti si trasferirono ad Apricena, probabilmente spinti dalla grave scarsità d'acqua che affliggeva quella zona arida e priva di corsi d'acqua naturali. Dopo l'abbandono, i pastori locali saccheggiarono il sito, asportando le pietre per costruire i propri rifugi nella sottostante valle di Sant'Anna.

I terremoti contribuirono al deterioramento della struttura: documenti storici testimoniano i devastanti danni subiti nel 1627 da Apricena e dall'intero territorio circostante. L'area circostante è ricca di grotte e anfratti naturali, tra cui spicca la grotta della Lia, lunga circa 200 metri, che nel XIV secolo servì come rifugio per bande di briganti. Gli scavi hanno portato alla luce numerosi reperti, alcuni risalenti a epoche precedenti al Medioevo, oltre a resti umani che suggeriscono l'esistenza di un cimitero. Il ritrovamento di numerosi pozzi e cisterne conferma la presenza di un insediamento stabile, necessario per la sopravvivenza in un territorio così povero d'acqua. Come spesso accade per i luoghi antichi, anche Castel Pagano è avvolto da suggestive leggende. La prima narra dell'apparizione della Madonna a Leonardo Di Falco, un mendicante cieco che riacquistò miracolosamente la vista dopo aver ricevuto l'indicazione di un'immagine sacra posta su una quercia. La seconda leggenda racconta di uno scontro epico tra l'Arcangelo Michele e il demonio, trasformatosi in un serpente gigantesco, nella valle di Stignano. Le presunte ossa del serpente furono conservate nel santuario locale.

La terza storia, dal carattere più fiabesco, parla di un principe saraceno innamorato di una principessa che abitava sul Monte della Donna. Per ottenerne la mano, il giovane doveva costruire un ponte di pelli animali tra i due rilievi – impresa impossibile che lo condusse alla follia. Curiosamente, sul ripiano chiamato Volta Pianezza esistono davvero i resti di un'antica torre di avvistamento semicircolare. Oggi rimangono poche ma significative tracce dell'antico splendore. Si conserva un muro lungo circa cinquanta metri e alto poco più di un metro e mezzo, con due aperture dotate di stipiti lavorati. All'angolo sinistro si innesta un breve tratto di muratura, mentre a destra si collega una torretta circolare alta circa cinque metri. Da questa parte una muraglia scarpata che domina a strapiombo la valle sottostante. Il lato meridionale è chiuso da un terzo muro, mentre in un angolo si erge la torre principale pentagonale, che raggiunge i sei-sette metri di altezza.

All'interno del perimetro quadrilatero sono visibili tracce di strutture murarie, purtroppo insufficienti per ricostruire con precisione l'organizzazione interna del castello. Castel Pagano rimane un sito affascinante che testimonia secoli di storia, intrighi e trasformazioni, rappresentando un patrimonio culturale prezioso per comprendere l'evoluzione del territorio garganico attraverso i millenni.