Michele Centola redazione sanmarcoinlamis.org

Gargano, martedì 27 gennaio 2026 -   Un duro colpo alle finanze della criminalità organizzata è stato inferto questa mattina dalla Direzione Investigativa Antimafia e dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri. Le autorità hanno eseguito due distinti provvedimenti di sequestro preventivo che hanno portato al congelamento di patrimoni per circa un milione di euro. Al centro dell'operazione la mafia del Gargano.  I provvedimenti odierni affondano le radici nell'inchiesta "Omnia Nostra", un'articolata operazione investigativa che ha illuminato gli intrecci tra criminalità e imprenditoria nel comprensorio garganico.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno documentato come il gruppo – avesse costruito un vero e proprio impero economico nel settore ittico. Gli investigatori hanno tracciato un quadro di controllo quasi monopolistico del mercato locale a Manfredonia.  Le indagini hanno portato alla luce un sistema strutturato di condizionamento economico.  Ciò che ha fatto scattare i sequestri è stata l'evidente incongruenza tra i redditi dichiarati e il patrimonio effettivamente accumulato da alcuni esponenti di spicco dalla malavita locale. Gli investigatori hanno riscontrato un divario ingiustificabile, che ha portato a ritenere che quei beni fossero il frutto di attività illecite e del reinvestimento di proventi criminali.

Il provvedimento ha interessato diversi asset patrimoniali: un'azienda operante nel commercio del pesce, principale strumento attraverso cui il clan esercitava il controllo economico del territorio, oltre a tre unità immobiliari. Due di queste proprietà si trovano nella provincia di Varese, testimonianza di come le ramificazioni del clan si estendessero ben oltre i confini pugliesi, raggiungendo il Nord Italia. Il valore complessivo stimato dei beni sequestrati si aggira attorno al milione di euro, una cifra significativa che rappresenta un colpo importante alle disponibilità finanziarie dell'organizzazione.

I sequestri sono stati disposti dal Tribunale di Bari nell'ambito di procedimenti per l'applicazione di misure di prevenzione patrimoniale, strumenti fondamentali nella lotta alle mafie perché consentono di aggredire i patrimoni illecitamente accumulati anche in assenza di condanne definitive. La proposta è stata formulata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica distrettuale di Bari e dal Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, a dimostrazione della sinergia tra le diverse articolazioni dello Stato impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata. Parallelamente ai sequestri, prosegue il processo giudiziario scaturito dall'omonima operazione. Ventiquattro persone sono attualmente sotto processo presso il Tribunale di Foggia con l'accusa, a vario titolo, di associazione mafiosa, tentato omicidio, traffico di stupefacenti, estorsioni, armi, truffe e altri gravi reati. L'inchiesta si è ramificata in tre tronconi: due imputati sono giudicati in Corte d'Assise per un omicidio, diciannove persone hanno scelto il rito abbreviato ottenendo già sentenze in primo grado, mentre i restanti affrontano il processo ordinario.

Questo intervento si inserisce in una più ampia strategia di contrasto patrimoniale alle organizzazioni mafiose. Sottrarre i beni accumulati illecitamente significa non solo punire i responsabili, ma anche indebolire la capacità operativa dei clan e proteggere l'economia legale dalle infiltrazioni criminali. L'obiettivo finale è restituire serenità e legalità alle comunità locali, troppo a lungo costrette a subire il condizionamento della criminalità organizzata. Il settore della pesca, risorsa fondamentale per l'economia garganica, deve poter tornare a operare secondo le regole del mercato libero e non secondo i diktat della malavita. Ora che i beni sono stati sequestrati, si aprirà la fase del contraddittorio con la difesa degli indagati. Al termine di questo iter, se le accuse saranno confermate, si procederà alla confisca definitiva dei patrimoni, che verranno sottratti permanentemente ai clan e potranno essere destinati a finalità sociali. L'attività investigativa prosegue senza sosta, con l'obiettivo di smantellare definitivamente le strutture economiche e finanziarie che sostengono la mafia garganica, colpendola là dove fa più male: nelle tasche.