
Angelo Ryki Del Vecchio
Rignano Garganico, martedì 28 aprile 2026 - Nell’immaginario popolare di Rignano Garganico, la storia e la leggenda non corrono su binari paralleli, ma si intrecciano inestricabilmente nelle profondità della terra. Per decenni, il mondo scientifico ha celebrato Grotta Paglicci come uno scrigno di reperti paleolitici senza eguali — dalle sepolture sotto ocra rossa alla farina più antica del mondo — limitando però lo sguardo a quella porzione di antro oggi accessibile. Eppure, le voci degli anziani e le recenti intuizioni degli esploratori suggeriscono una verità diversa: quella che conosciamo sarebbe solo la minuscola anticamera di un immenso labirinto sotterraneo.
Il sito è conosciuto localmente come la “Rotte de Jalarde”, la grotta del celebre brigante ottocentesco Gabriele Galardi. Secondo la tradizione, l’uomo vi trovò rifugio durante l’epoca post-unitaria, nascondendo all’interno un immenso bottino accumulato in anni di rapine. Ma il dettaglio più interessante che emerge dai racconti popolari non riguarda l’oro, bensì la dimensione originaria della cavità: gli antichi del paese giuravano che in quel luogo si potesse entrare comodamente con carri e buoi. Oggi, chiunque si trovi davanti all’ingresso di Paglicci o della vicina Grotta dei Pilastri, si scontra con una realtà differente: imbocchi stretti, angusti, quasi impraticabili per mezzi di tale stazza. Come conciliare la memoria storica con l’attuale morfologia? La risposta risiede nella natura dinamica e talvolta violenta del Gargano.
Grotta Paglicci e la Grotta dei Pilastri appaiono oggi come due entità separate, divise da un maestoso crollo centrale. Tuttavia, l’occhio degli esperti vede in queste fratture le cicatrici di eventi cataclismatici. Terremoti secolari, frane naturali e, non ultimo, l’uso scriteriato di esplosivi da parte dei cercatori di tesori nel secolo scorso — come il famigerato Leonardo Esposito — hanno letteralmente sigillato gli antichi varchi.Le ricerche condotte dagli speleologi Silvio Orlando e Matteo Viola hanno gettato nuova luce su questo scenario. Attraverso esplorazioni meticolose, è emersa l’ipotesi di un complesso ipogeo che si estenderebbe per chilometri lungo percorsi sotterranei ancora inesplorati. Non si tratta di “fanta-preistoria”, ma di una solida possibilità geologica: Paglicci potrebbe far parte di un reticolo di caverne comunicanti, che offrivano agli uomini del Paleolitico un habitat vastissimo, protetto e articolato.
Se questa ipotesi venisse confermata, le implicazioni per l’archeologia mondiale sarebbero sconvolgenti. Se gli ingressi attuali sono “nuovi” o frutto di crolli che hanno rimodellato il versante, dove si trovavano gli accessi monumentali descritti dalla memoria popolare? E soprattutto: cosa si nasconde dietro i cumuli di detriti che separano le sale conosciute dal resto del sistema? La possibilità che esistano gallerie sigillate migliaia di anni fa apre scenari da brivido per la ricerca:
- Nuovi Santuari Dipinti: ambienti rimasti isolati dall’ossigeno e dalla luce per millenni potrebbero conservare pitture rupestri con una brillantezza cromatica superiore a quelle già note.
- Sepolture Inviolate: il ritrovamento di altri resti umani, simili al “fanciullo” (Pa12) o alla “giovane madre” (Pa25), completerebbe il quadro genetico e rituale dei nostri antenati Sapiens.
- Depositi Stratigrafici Intonsi: zone mai raggiunte dai tombaroli o dai primi scavi, capaci di fornire dati ambientali purissimi sull’era glacialeRiaprire le ricerche scientifiche a Grotta Paglicci non significa più solo scavare nel sedimento alla ricerca di una selce, ma significa esplorare il vuoto.
La sfida per i ricercatori, per l’Università di Siena e per gli enti di tutela è quella di utilizzare tecnologie di ultima generazione per “vedere” attraverso la roccia
- Georadar (GPR): per mappare i vuoti oltre le pareti visibili.
- Scansione Laser 3D: per ricostruire la volumetria originaria prima dei crolli.
- Analisi Speleologica Avanzata: per individuare correnti d’aria che indichino prosecuzioni occulte.
Il “tesoro del brigante” Galardi, forse, non era fatto di monete d’oro, ma era il segreto di una montagna cava: una cattedrale preistorica che attende solo di essere ritrovata sotto i piedi degli abitanti di Rignano. È tempo che la scienza torni a guardare nell’oscurità di Paglicci con occhi nuovi, per restituire al mondo la vastità che gli uomini di 30.000 anni fa chiamavano “casa”. Se ne discuterà il 23 maggio 2026 a Rignano Garganico durante il Convegno “Grotta Paglicci, Bene dell’Umanità”.

