
Michele Centola redazione sanmarco.org
Gargano, sabato 12 settembre 2026 - Nel cuore del Gargano, lungo la fascia costiera che unisce Rodi Garganico, Vico del Gargano e Ischitella, cresce da secoli un patrimonio agricolo che ha pochi eguali in Italia: gli agrumeti che hanno dato vita al limone femminello del Gargano IGP. Un paesaggio che è insieme coltura e cultura, dove il lavoro dell'uomo ha saputo piegare la costa adriatica alle esigenze di una pianta preziosa.
La tradizione locale fa risalire le origini di questa agrumicoltura a un'epoca sorprendentemente lontana: l'anno 1003, quando secondo la leggenda Melo, principe di Bari, avrebbe fatto dono ai Normanni dei frutti citrini coltivati sul Gargano, quasi a voler dimostrare con un gesto concreto quanto fosse fertile questa terra. Da allora, il legame tra il territorio e i suoi agrumi non si è mai interrotto, attraversando secoli di storia agricola e sociale. È nell'Ottocento che questa coltura raggiunge il suo massimo splendore: l'oasi agrumaria del Gargano arriva a coprire oltre 800 ettari, trasformandosi in una delle principali fonti di ricchezza per le comunità costiere. Un'economia intera, fatta di famiglie, giardini e commerci, si costruisce attorno a quello che qui viene chiamato affettuosamente "limone nostrale".
I giardini di agrumi del Gargano non sono semplici coltivazioni, ma vere e proprie architetture rurali affacciate sull'Adriatico. Muretti, frangivento naturali e disposizioni studiate nei secoli proteggono le piante dai venti freddi invernali, generando un microclima capace di favorire la crescita degli agrumi anche in condizioni che altrove sarebbero proibitive. Il Femminello del Gargano si distingue per una caratteristica rara: grazie alle diverse fioriture che si susseguono nell'arco dell'anno, e alla capacità dei frutti di restare a lungo attaccati alla pianta, la raccolta può protrarsi praticamente per dodici mesi. La buccia, di un giallo intenso, racchiude un'altissima concentrazione di oli essenziali, mentre la polpa si distingue per succosità e per un profumo che gli intenditori riconoscono a distanza.
Da generazioni, le famiglie del posto trasformano una parte del raccolto in liquori casalinghi, un gesto che accompagna le festività e le visite di parenti e amici, e che negli ultimi decenni si è trasformato anche in una piccola filiera artigianale riconosciuta ben oltre i confini della Capitanata. Il prodotto più noto resta il limoncello del Gargano, ottenuto lasciando macerare in alcol le sole scorze del frutto, private della parte bianca interna che rischierebbe di conferire note amare. L'infuso viene poi allungato con uno sciroppo di acqua e zucchero fino a raggiungere una gradazione che, a seconda delle ricette, oscilla tra il 25 e il 30 per cento in volume. Il colore giallo intenso e il profumo concentrato derivano dalla ricchezza di oli essenziali che caratterizza proprio il Femminello, riconosciuto come uno dei limoni più antichi coltivati in Italia. la versione in crema, più densa e vellutata: alla base alcolica di scorze si aggiungono latte e, in alcune varianti, panna, per un digestivo più morbido da servire ben freddo a fine pasto.
Meno raccontata ma altrettanto radicata nel paesaggio garganico, l'arancia condivide con il limone gli stessi giardini, lo stesso microclima e la stessa cura contadina. La sua presenza arricchisce la biodiversità degli agrumeti locali e completa il ciclo produttivo: dove il limone offre acidità e profumo, l'arancia porta dolcezza e colore, in un equilibrio che da generazioni sostiene l'economia rurale della zona. Passeggiare tra questi giardini significa attraversare un pezzo di storia ancora vivo: filari ordinati, muri a secco, profumi che cambiano con le stagioni. Limoni e arance non sono soltanto prodotti agricoli, ma testimoni silenziosi di un rapporto tra uomo e territorio che continua, immutato, da oltre mille anni.
L'arancello nasce con lo stesso principio del limoncello, sostituendo la scorza di limone con quella d'arancia, lasciata macerare più a lungo per estrarne appieno gli aromi. Anche in questo caso esiste una declinazione in crema, ottenuta unendo l'infuso alcolico a latte e zucchero fatti addensare a fuoco lento: un liquore dal gusto più rotondo, spesso proposto come idea regalo nel periodo natalizio. Questi prodotti non restano confinati al bicchiere. Nella pasticceria e nella gelateria locali, gli infusi di agrumi garganici vengono impiegati per aromatizzare creme, torte, sorbetti e granite, allargando la filiera ben oltre la semplice distillazione domestica.
Tantissimi sono i benefici del limone femminello garganico: ricco di vitamina C e antiossidanti, sostiene le difese immunitarie, favorisce la digestione e ha proprietà depurative, inoltre il suo succo è usato tradizionalmente anche per proprietà antibatteriche e rinfrescanti.
di Michele Centola
direttore www.sanmarcoinlamis.org
