di Michele Centola

Musica, venerdì 25 luglio 2025  - La notizia della scomparsa di Ozzy Osbourne avvenuta a Birmingham martedì 22 luglio, all'età di 76 anni, mi ha colpito come un pugno allo stomaco. Appena diciassette giorni fa lo avevamo visto per l'ultima volta sul palco della sua città nel concerto "Back to the Beginning" che ora assume un significato ancora più toccante. Quella che sembrava una celebrazione è diventata un addio definitivo.

Quando ripenso a Ozzy, la prima cosa che mi viene in mente non sono le sue famose eccentricità sul palco o i suoi eccessi leggendari. No, quello che mi colpisce di più è la straordinaria capacità che ha avuto questo uomo di reinventarsi continuamente, rimanendo sempre fedele alla sua essenza più profonda: quella di un musicista autentico e di un performer nato. Ho avuto modo di seguire la carriera del "Principe delle Tenebre" fin dai primi anni con i Black Sabbath, quando insieme a Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward ha letteralmente inventato l'heavy metal. Erano i primi anni Settanta e quella musica scura, pesante e potente rappresentava qualcosa di completamente nuovo nel panorama rock dell'epoca. Ozzy non aveva la voce tecnicamente perfetta di altri cantanti, ma possedeva qualcosa di più prezioso: l'anima.

La sua voce, graffiante e melodica allo stesso tempo, riusciva a trasmettere emozioni crude e viscerali che toccavano direttamente il cuore degli ascoltatori. Quando cantava brani come "Iron Man" o "War Pigs", non stava semplicemente eseguendo delle canzoni - stava raccontando storie di alienazione, di rabbia sociale, di inquietudine esistenziale che risuonavano profondamente nella gioventù dell'epoca. Il passaggio alla carriera solista negli anni Ottanta ha rappresentato per me uno dei momenti più interessanti della sua evoluzione artistica. Album come "Blizzard of Ozz" e "Diary of a Madman" hanno dimostrato che Ozzy non era solo il frontman dei Sabbath, ma un vero e proprio artista completo, capace di creare musica memorabile anche al di fuori del contesto originario.

Quello che mi ha sempre affascinato di Osbourne è la sua capacità di essere al tempo stesso terrificante e vulnerabile. Sul palco poteva mordere la testa a un pipistrello o urinare sull'Alamo, ma nelle sue canzoni emergeva spesso un uomo fragile, in cerca di redenzione e comprensione. Questa dualità ha reso la sua figura così magnetica e duratura nel tempo. La sua influenza sull'heavy metal è innegabile. Generazioni di musicisti hanno guardato a lui come a un modello, non solo per lo stile vocale, ma per l'atteggiamento, per la presenza scenica, per la capacità di trasformare ogni concerto in un'esperienza catartica. Ha aperto la strada a forme espressive più estreme, ha sdoganato tematiche considerate tabù, ha dimostrato che il metal poteva essere sia intellettuale che istintivo.

Ma oltre l'artista, c'è l'uomo. E l'uomo Ozzy Osbourne ha dovuto combattere battaglie durissime contro le dipendenze, contro i problemi di salute, contro i pregiudizi di chi lo vedeva solo come un buffone del rock. La sua onestà nel parlare di questi problemi, la sua capacità di ridere di se stesso senza mai perdere la dignità, lo hanno reso una figura ancora più rispettabile ai miei occhi. La sua battaglia contro il morbo di Parkinson, resa pubblica nel 2020, non ha mai piegato il suo spirito combattivo. Lo abbiamo visto nell'ultimo concerto a Birmingham, quando pur seduto su un trono per gran parte dello spettacolo, la sua voce rimaneva ancora potente e inconfondibile. Quella voce che per oltre cinquant'anni ha definito il sound dell'heavy metal mondiale.

Il suo impatto va ben oltre la musica. Ozzy Osbourne ha contribuito a cambiare la percezione dell'heavy metal, trasformandolo da genere di nicchia a fenomeno culturale globale. Ha dimostrato che si può essere anticonformisti senza essere distruttivi, che si può essere provocatori rimanendo fondamentalmente umani. Con la sua scomparsa, se ne va un pezzo di storia della musica. Ozzy Osbourne è morto pochi giorni fa all'età di 76 anni, circondato dall'affetto della sua famiglia. Il suo ultimo concerto, "Back to the Beginning", si è tenuto il 5 luglio scorso a Birmingham, proprio nella città che gli ha dato i natali e dove tutto è iniziato con i Black Sabbath.

La notizia arriva dopo anni di lotta contro il Parkinson, una malattia che non è mai riuscita a spegnere completamente la sua passione per la musica. Fino all'ultimo, Ozzy è rimasto quello che è sempre stato: un guerriero del rock, un artista che ha saputo trasformare la propria vulnerabilità in forza espressiva.