Michele Centola sanmarco.org
San Marco in Lamis, venerdì 11 settembre 2026 - A oltre cinquant'anni dalla pubblicazione, il brano del 1971 resta uno dei simboli della canzone d'autore italiana: un ricordo d'infanzia trasformato da Mogol in una riflessione universale sul passaggio all'età adulta. Ci sono canzoni che, appena parte l'accordo d'apertura, riportano indietro nel tempo intere generazioni. «La canzone del sole» di Lucio Battisti è una di queste: pubblicata nel novembre 1971 come primo 45 giri dell'etichetta Numero Uno, fondata dallo stesso Battisti insieme al paroliere Mogol,
è diventata negli anni una delle colonne sonore più riconoscibili della musica leggera italiana, capace di attraversare epoche e generi musicali senza perdere la propria forza evocativa. Dietro la semplicità armonica del brano, costruito su pochi accordi, si nasconde un episodio autobiografico dello stesso Mogol. Il paroliere ha raccontato più volte di essersi ispirato al ricordo di una vacanza estiva trascorsa da bambino sulla costa abruzzese, a Silvi Marina, dove conobbe un'amica di infanzia soprannominata “Titty”. Da quel ricordo nasce l'idea portante del testo: immaginare un ipotetico reincontro, a distanza di anni, tra due persone che si erano conosciute da ragazzini e che ora si ritrovano adulte, cambiate, distanti dall'innocenza di un tempo.
Al di là dell'apparenza di semplice canzone d'amore estiva, «La canzone del sole» affronta un tema molto più profondo: il passaggio dall'infanzia all'età adulta e la perdita dell'innocenza che questo comporta. Nel testo, i ricordi del passato le trecce bionde, le calzette rosse, i giochi ingenui si sovrappongono continuamente al presente di un incontro tra due adulti che faticano a riconoscersi. Il protagonista maschile prova un misto di attrazione e smarrimento di fronte a una donna che porta ormai i capelli sciolti e mostra una consapevolezza nuova, anche sul piano dei sentimenti e della sessualità. È proprio questa ambiguità tra ciò che appartiene al ricordo e ciò che appartiene al presente a rendere il testo così ricco di interpretazioni, ancora oggi discusse e mai del tutto univoche.
Uscito come lato A del 45 giri che conteneva anche «Anche per te», il brano fu arrangiato da Gian Piero Reverberi e registrato a Roma pochi mesi prima della pubblicazione. Il successo fu immediato e duraturo: «La canzone del sole» è entrata a far parte del patrimonio collettivo della musica italiana, tanto da essere ripresa nel corso dei decenni da numerosi artisti e da tornare periodicamente alla ribalta, come nella reinterpretazione portata da Ghemon sul palco del Festival di Sanremo nel 2021. Nel tempo il brano è stato oggetto anche di letture non strettamente sentimentali: c'è chi vi ha letto una metafora ambientalista, con il progressivo “oscurarsi” dell'innocenza paragonato all'avanzare di una macchia di petrolio su un mare un tempo pulito, e chi lo ha considerato una fotografia involontaria dei cambiamenti sociali dei primi anni Settanta, quando il movimento femminista stava ridisegnando il ruolo della donna nella società italiana.
di Michele Centola
direttore www.sanmarcoinlamis.org