
Michele Centola redazione.org
San Marco in Lamis, martedì 15 settembre 2026 - Dopo quattordici anni di silenzio discografico, i Festa Farina e Folk tornano a farsi sentire. Il gruppo di San Marco in Lamis, colonna della musica popolare garganica da oltre quattro decenni, ha pubblicato lo scorso 24 luglio «Alla Lampa», il nuovo album che segna la ripresa di un percorso interrotto dopo l'uscita, nel 2012, di «Terra Rumeja». Un ritorno atteso a lungo dagli appassionati del folk sammarchese e garganico, arrivato al termine di una fase complicata per la formazione, segnata anche dall'addio di uno storico componente, Leonardo Ianzano, ma mai realmente interrotta sul piano live:
negli anni del silenzio in studio, infatti, il gruppo non ha mai smesso di esibirsi dal vivo nelle piazze e nelle rassegne dedicate alla tradizione. A tenere insieme il filo della storia sono rimasti i due soci fondatori, Angelo Ciavarella al mandolino e Raffaele Nardella al tamburello e alla voce, veri custodi dell'identità del gruppo fin dalle origini. Attorno a loro si è ricomposta una formazione rinnovata, che ha accolto diversi giovani talenti del territorio: un passaggio generazionale naturale, cercato e non subito, che si inserisce nel solco tracciato dai fondatori senza tradirne lo spirito originario. Tra i nuovi ingressi spiccano Cecilia Ciavarella, voce di alcuni dei brani più intensi del disco, il flautista Francesco M. Tenace, il chitarrista Simone Villani e la cantante Sara La Porta, già nota al pubblico sammarchese per altre collaborazioni con il gruppo. La scelta del titolo e della copertina dell'album non è casuale. «Alla lampa» era uno dei giochi di gruppo più diffusi tra i bambini di San Marco in Lamis fino a qualche generazione fa: bastavano una mano tesa verso il basso, qualche dito puntato sotto il palmo e una breve filastrocca in dialetto recitata tutta d'un fiato, prima che la mano si richiudesse di scatto per «acchiappare» chi non era stato abbastanza rapido a ritirare il dito.
Chi restava intrappolato doveva sottoporsi a una penitenza, nel gioco chiamata «la cova». Per i Festa Farina e Folk quell'immagine racchiude perfettamente il senso stesso di fare musica popolare: un momento di incontro collettivo, un cerchio di mani e di voci che si sfiorano in attesa di lasciarsi catturare dal ritmo. Non a caso il gruppo ha scelto di rileggere quello spirito infantile — la spontaneità, il calore, la nostalgia di un tempo condiviso — come chiave interpretativa dell'intero disco: un lavoro che, spiegano gli stessi musicisti, vuole essere prima di tutto un invito a raccogliersi e a lasciarsi «catturare» dalle canzoni. Il nuovo disco raccoglie nove brani per una durata complessiva di poco inferiore alla mezz'ora, equamente divisi tra due anime che da sempre convivono nel repertorio del gruppo. Da un lato la tradizione più autentica, fatta dei canti popolari sammarchesi tramandati oralmente e qui riproposti con arrangiamenti rinnovati: tra questi spicca la rilettura de «La Vadda de Stignano», affidata alla voce di Cecilia Ciavarella accompagnata dalla sola chitarra classica, così come «Mariteme jè gghiute all'America» e, soprattutto, «La Pettetonna», brano in cui le voci di Cecilia e Raffaele Nardella si intrecciano con il flauto traverso di Francesco M. Tenace e la chitarra di Simone Villani. Dall'altro lato trovano spazio le composizioni originali firmate dal gruppo, tra cui un paio di tarantelle che danno nuova linfa al filone della canzone popolare, come «Ce steva na vota» e «Futa futa la Nigghiara», quest'ultima interpretata in duetto da Sara La Porta e Raffaele Nardella.
Un posto particolare, nell'economia del disco, spetta ai testi firmati da Antonio Rendina, scrittore, poeta e artista sammarchese scomparso nel 2008: le sue parole, riprese e musicate per l'occasione, restituiscono ad «Alla Lampa» una dimensione più letteraria, che affianca la vena più squisitamente popolare del resto della scaletta.La vicenda artistica dei Festa Farina e Folk affonda le radici negli anni Ottanta, quando i canti popolari di San Marco in Lamis vennero raccolti e messi per iscritto grazie al lavoro del preside Raffaele Cera, base da cui il gruppo ha poi attinto per costruire il proprio repertorio. Da quella stagione di ricerca sono nate le prime incisioni, seguite negli anni successivi da un album eponimo nel 2007 e, nel 2012, da «Terra Rumeja», disco di dieci brani che porta la firma anche del pezzo «Lu Zambre», dedicato alla figura del brigante garganico protagonista della resistenza post-unitaria e premiato nel 2010 al Festival della Musica Popolare Nazionale di Brindisi. Nel corso di questo lungo percorso il repertorio del gruppo si è arricchito di brani divenuti ormai patrimonio comune della tradizione orale sammarchese, da «Voje cumpà» a «Quanne abballa lu ricce», da «Durme muntagna durme» a «Taratuppete», spesso al centro anche di spettacoli dal vivo pensati per raccontare, attraverso il dialetto, temi che vanno oltre la semplice nostalgia: dalla difesa del territorio ai fenomeni più recenti di spopolamento e nuova emigrazione giovanile.
Proprio la fedeltà a questa missione tramandare il dialetto e la musica popolare alle nuove generazioni, senza rinunciare a raccontare il presente resta il filo conduttore che lega «Alla Lampa» a tutta la produzione precedente del gruppo. Il nuovo corso della formazione ha già ricevuto conferme importanti sui palchi della regione. Nelle scorse settimane i Festa Farina e Folk si sono esibiti alla rassegna Carpino in Folk, portando in scaletta, insieme a brani storici come la Tarantella Rumeja e La Pettetonna, anche le nuove sonorità di «Alla Lampa», riscuotendo un'accoglienza calorosa da parte del pubblico. Un segnale, per gli osservatori della scena musicale garganica, che il progetto di rilancio del gruppo sta trovando terreno fertile proprio a partire dal contatto diretto con il pubblico, prima ancora che nei numeri dello streaming. «Alla Lampa» è disponibile su Spotify e su tutte le principali piattaforme digitali. Per i Festa Farina e Folk si tratta della sfida più delicata degli ultimi anni: dimostrare che la musica popolare del Gargano, pur cambiando volti e voci, può continuare a rigenerarsi restando fedele a se stessa.
di Michele Centola
direttore www.sanmarcoinlamis.org