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 Antonio Del Vecchio

Capitanata, martedì 16 ottobre 2019 -  Michele Totta con la sua poesia “colta”torna di nuovo a stupire il mondo dei suoi lettori  vicini  e lontani, risvegliando in essi i sopiti sentimenti e le emozioni riposte solitamente  nel fondo dell’animo, anche dei meno avvezzi e sensibili. Originario di San Marco in Lamis e di adozione della città di San Pio, egli si scopre letterato in età di pensione, dopo aver lasciato  il suo stimato lavoro di tecnico di radiologia.

Questa volta, lo fa con una composizione dedicata alla Capitanata, la terra che lo ha visto nascere e crescere all’ombra della sua soda pianura, fatta di grano e di antico pane. Non a caso denominata sin da ieri “granaio di Roma”, grazie alle sue messi di grano tenero e duro, diventato ai primi del Novecento “senatore”, prendendo nome dal suo sperimentatore, appunto, il senatore Cappelli. É   la stessa piana dei capitani Daunio e Diomede che ne scoprirono la bontà per primi, quella del Catapano bizantino dopo  e poi del ‘magnifico’imperatore svevo, Federico II, che ammirò dall’alto del suo castello di Lucera, ben difeso dai suoi soldati arabi, le sue ricche distese di terra sino al golfo di Siponto, la cui conquista significò onore e potere.

Passa, quindi, alla  pianura ben  pettinata dai raggi del sole che si erge  al cielo, facendo emergere la Madonna nera dei Sette veli (Patrona di Foggia), dall’acqua del lago. Terra dei padri greci Greci, come quelli citati all’inizio, e fertili campi di Cerere (dea della materna terra), ora sono battuti e stuprati  dai motori delle automobili in corsa sulle sue strade ed autostrade . Da contadino antico, l’uomo non si piega agli eventi, ai tratturi aboliti, alle praterie brucate e sparite della Dogana. Quindi, l’autore si chiede con accentuato pessimismo, dove siano andate a finire le lucciole che a scatti illuminavano la notte e le messi mosse dal vento. 

Forse sono state inghiottite e distrutte dalla cattiva moda di rottamare che distrugge ogni cosa che è di ieri! Supplica, infine, che almeno la  ‘spianata’ (il Tavoliere) sia preservata e ritorna ad essere il granaio di una volta, così come destinato originariamente dal Creatore. Di seguito la poesia, ingrandita ed incastonata in cartoncini appendibili e numerati dall’A. (circa un centinaio), firmati e donati agli amici. E questo, dopo che lo stesso carme ha ottenuto l’ attestato di merito  al Premio letterario “Umberto Bozzini” in Lucera, concessogli con la seguente motivazione “Quasi brano tradotto da un poema antico a cui si lega il commento fortemente evocativo che rimpiange le millenarie atmosfere oggi perdute”.

Il Totta non è soltanto poeta, ma si occupa anche di biografie di personaggi illustri, a cui finora ha dedicato solo alcuni dei raffinati quadretti poetici (a Giovanni Scarale, a Joseph Tusiani, a Giovanni Paolo II, a Michele Biancofiore, a Matteo Siena, a Salvatore Antonio Grifa, ecc.). A quanto ci ha confidato, ora lo sta facendo  anche in prosa, dedicando a uno dei prescelti un vero e proprio volume. Chi vive vedrà. Ad Maiora!