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Bari venerdì 10 aprile 2026 - Quando le campagne si svuotano, le città devono ascoltare. È questo il messaggio che migliaia di agricoltori e allevatori della Puglia porteranno oggi nelle strade di Bari, abbandonando per un giorno campi e stalle per far sentire la propria voce nel cuore del capoluogo regionale. Il corteo prenderà vita sul Lungomare Nazario Sauro, partendo dall'Assessorato regionale all'Agricoltura per poi fermarsi davanti alla sede della Presidenza della Regione Puglia. Non una semplice marcia, ma un segnale preciso: chi produce il cibo di questa terra pretende risposte concrete, non promesse. Chi lavora la terra in Puglia vive oggi in un'emergenza silenziosa.
I costi dell'energia continuano a salire, il gasolio agricolo pesa sempre di più sui bilanci, i fertilizzanti hanno raggiunto prezzi insostenibili. A questo si aggiunge la fragilità delle catene di approvvigionamento, che rende ogni stagione una scommessa. Il risultato è un tessuto produttivo sotto pressione, con aziende agricole e zootecniche che stentano a restare competitive nel mercato. Ma la protesta di oggi non è solo una reazione al caro-costi. È la voce di un intero comparto che chiede attenzione su fronti precisi. Al centro della mobilitazione ci sono quattro nodi irrisolti che pesano come macigni sull'agricoltura pugliese. Il primo è la gestione dell'acqua. In una regione sempre più esposta a siccità prolungate e a stagioni irregolari, l'approvvigionamento idrico è diventato una questione di sopravvivenza per molte colture. Servono infrastrutture, pianificazione, investimenti reali.
Il secondo è la Xylella fastidiosa, il batterio killer degli ulivi che ha devastato una parte consistente del Salento e continua a minacciare il patrimonio olivicolo della regione. Gli agricoltori chiedono strategie più incisive, risorse certe e un coordinamento istituzionale all'altezza del dramma. Il terzo tema riguarda le filiere: i produttori denunciano squilibri strutturali che favoriscono la grande distribuzione a discapito di chi coltiva, con prezzi al produttore spesso al di sotto dei costi di produzione. Serve un riequilibrio che restituisca dignità economica al lavoro agricolo. Il quarto punto è la semplificazione burocratica. Troppi adempimenti, troppa carta, troppe procedure che rallentano l'accesso ai fondi europei e ai contributi regionali. In un settore che già combatte contro il clima, i mercati e i parassiti, il peso dell'amministrazione è un fardello in più che molte piccole imprese non riescono a reggere. Sullo sfondo di tutte queste rivendicazioni c'è una questione identitaria: la tutela del Made in Italy agroalimentare.
La Puglia è una delle regioni più ricche d'Europa per tradizioni produttive, varietà colturali e qualità delle materie prime. Olio, grano, ortaggi, vino, frutta: un patrimonio che rischia di essere eroso non dalla concorrenza estera, ma dall'abbandono interno, dall'invecchiamento della forza lavoro, dall'assenza di politiche che rendano conveniente investire in agricoltura. Un tema che emerge con crescente urgenza è quello della sicurezza. Le campagne pugliesi sono sempre più spesso teatro di furti, danni alle attrezzature e atti vandalici che aggravano ulteriormente la già precaria condizione delle imprese agricole. Gli agricoltori chiedono presidi più efficaci e misure strutturali che proteggano chi lavora in aree rurali spesso isolate. La piazza di oggi non è improvvisata. È il risultato di mesi di malcontento accumulato, di assemblee nei comuni, di confronti tra cooperative e associazioni di categoria. È la fotografia di un settore che si sente dimenticato dalle istituzioni e che oggi sceglie la strada della partecipazione civica per reclamare il proprio spazio.
