
Napoleone Cera Consigliere Regionale
Bari, lunedì 25 maggio 2026 - “Decaro chiede ai pugliesi 242 milioni di euro in più di tasse e poi fa il video per dirci che è dispiaciuto. Lo stile è gentile, la mano nelle tasche resta pesante. Il dispiacere non paga la rata del mutuo, non riempie il carrello della spesa, non rimette in piedi la sanità”. Senza giri di parole il consigliere regionale e vicecommissario della Lega Puglia Napoleone Cera replica al video con cui il presidente della Regione è tornato sull’aumento delle addizionali Irpef. “E poi c’è il numero del prestigiatore: le medie incalza Cera. Il presidente ci tranquillizza dicendo che chi sta tra 15 e 28 mila euro pagherà ‘in media’ 4,17 euro al mese.
Belle parole. Ma le medie sono il trucco di chi non vuole guardare in faccia la singola famiglia. Chi dichiara 27 mila euro paga molto, molto di più di chi ne dichiara 16mila. E pagherà tutto insieme, retroattivo dal 1° gennaio, in busta paga sotto Natale. Le famiglie pugliesi non vivono di medie. Vivono di rate, bollette, spesa, scuola. Reggono i conti con i denti. Andate voi a spiegargli che è ‘solo 4,17 euro al mese’”. Ma il vero scaricabarile è un altro, prosegue il consigliere leghista. “Il presidente ci recita l’elenco dei colpevoli: il governo, l’inflazione, i farmaci, i rinnovi contrattuali. Sempre Roma, sempre qualcun altro, mai chi sta a Bari. E nel video c’è un grande assente: il capitolo che imbarazza chi governa la sanità pugliese da vent’anni. Si chiama mobilità passiva. Sono i pugliesi che ogni anno scappano a curarsi al Nord perché qui non trovano risposta, e i cui ricoveri li paghiamo noi alle altre Regioni.
Soldi pugliesi che escono dalla Puglia. Non è inflazione, non è destino: è una sanità che non funziona. E si aggiungano il costo del personale e della sua organizzazione, le consulenze, le duplicazioni amministrative. Tutte voci di gestione, non di fatalità. Su tutto questo, dal presidente, silenzio”. E poi c’è la perla, affonda Cera. Decaro annuncia il “blocco delle consulenze automatiche”. “Lasciamola sedimentare: automatiche. Cioè soldi distribuiti col pilota automatico, senza giustificazione puntuale. Ora, se le si blocca oggi, significa che fino a ieri quel meccanismo era acceso. Per quanti anni? Distribuite a chi? Per quanti milioni? Con quali criteri? I pugliesi hanno diritto a saperlo. E non da un video di un minuto: dagli atti, in Consiglio, davanti a chi li rappresenta”. C’è poi la finta tecnica: “è la legge che mi obbliga”, incalza il consigliere. “Mezza verità. La legge obbliga a ripianare il deficit con la leva fiscale. Non obbliga a usarla al massimo. La norma nazionale fissa una forbice, un minimo e un massimo. E Decaro ha scelto il tetto: per la fascia di reddito più alta, ha applicato il massimo previsto dalla legge. Il massimo.
Non è un automatismo di Roma. È una scelta politica fatta a Bari. E se scegli il massimo, non puoi poi raccontare ai cittadini che ‘non c’erano alternative’. Le alternative c’erano: tagliare gli sprechi prima, e usare meno leva fiscale. Lui ha fatto il contrario”. Veniamo agli annunci: cruscotto di controllo, sette direttive, obiettivi contrattuali per i nuovi direttori delle Asl, riprende Cera. “Tutto giusto. Ma una domanda al presidente: dov’era questo metodo per i vent’anni di centrosinistra? Si scopre oggi, nel 2026, che agli stipendi dei direttori vanno legati i risultati? Bravissimo, ben arrivato sulla terra. Però la sequenza dice tutto: quattro mesi di presidenza, primo atto la stangata. Le riforme di sistema vengono dopo. È esattamente al contrario di come si fa. Prima si tagliano gli sprechi. Poi, se proprio serve, si chiede un sacrificio ai cittadini. Non si parte mai dalle tasche della gente”. “Concludo chiude il consigliere leghista. Il presidente ha detto che ‘aumentare le tasse è una sconfitta sempre’. Verissimo. Solo che la sconfitta l’ha scelta lui, e adesso ne risponda fino in fondo.
Non con un video sceneggiato dai suoi comunicatori: con un’audizione in Consiglio regionale, davanti ai rappresentanti dei pugliesi, con i numeri analitici e gli atti sul tavolo. Perché si difende in aula chi ha ragioni da spendere. Si fa il video chi vuole parlare senza essere contraddetto. Da uomo della Capitanata e da consigliere d’opposizione non mollerò di un millimetro: interrogazioni, audizioni, accesso agli atti, voce per voce. Perché i pugliesi non sono una platea da consolare con il dispiacere. Sono cittadini che pagano, e pretendono risposte. Adesso”.
