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redazione sanmarco.org

San Marco in Lamis, martedì 29 settembre 2026 -  Per tredici giorni le strade del borgo antico di Terlizzi cambiano volto e diventano una grande galleria all’aperto. Da mercoledì 30 settembre a lunedì 12 ottobre 2026 va in scena “A cielo aperto”, una mostra che non ha pareti né sale, ma palazzi, vicoli e scorci come cornice naturale per le opere. La rassegna è a cura di Laura Lepore, che ha lavorato in collaborazione con Maria Bonaduce, Emma Ceglie e Tiziana Veneto. L’idea di fondo si legge già nell’immagine scelta per la locandina: una piccola folla di sagome scure che guarda verso l’alto, davanti alla cattedrale e al campanile, mentre grandi teli bianchi sono sospesi a ridosso delle facciate.

Sono le “tele” di un museo che si visita camminando, con il naso all’insù. I numeri raccontano bene lo spirito dell’iniziativa: sessanta artisti, sessanta stelle, sessanta lenzuola. Una corrispondenza volutamente simmetrica, come se ogni autore avesse il proprio punto luminoso nel firmamento e il proprio telo su cui lasciare un segno. A tenere insieme tutto è il motto che chiude il manifesto: “un solo cielo da guardare insieme”. Tra i partecipanti figura Nicola Liberatore, che porta a Terlizzi “Icona”, opera realizzata nel 2026 e alta poco meno di due metri (195 x 67 centimetri). Il supporto è un telo antico, scelta che dà subito al lavoro un sapore di memoria domestica: un tessuto che ha già avuto una vita prima di diventare arte e che ora ne ricomincia un’altra.

Su quel fondo, lavorato con pigmenti in varie tonalità di blu, con macchie e schizzi che ricordano un cielo notturno punteggiato di minuscole stelle dorate, prende forma una figura femminile ieratica, verticale, quasi una presenza da altare. La corona in oro sormonta un volto di velluto scuro, lasciato senza tratti, mentre la veste chiara si ricopre di collane, fili di perle, un piccolo cuore, inserti di merletto e ricami. Un lungo rosario di perle dorate disegna il contorno del corpo e ne accentua lo slancio verso l’alto. Strass, pizzi e oro fanno il resto, trasformando materiali della tradizione popolare e devozionale in un’immagine sospesa tra sacro e quotidiano. È la frase che accompagna l’opera e ne indica la chiave di lettura. L’icona non si impone: aspetta.

Aspetta un suono, un passaggio, un soffio d’aria che animi il telo e lo riporti nel flusso della strada. Una scelta che si accorda perfettamente con il tema della mostra, dove le opere sono esposte al passaggio dei visitatori e al respiro stesso del borgo. Nicola Liberatore, Icona, 2026 – strass, merletti, perle, oro, pigmenti su telo antico, cm 195 x 67. Il manifesto riporta i loghi del Comune di Terlizzi, del Comitato Festa Madonna del Rosario e dell’Università della Terza Età e del tempo libero “Dott. Francesco Del Zotti”. Tra i nomi in elenco compare anche il Collettivo UTE del Zotti Modugno, segno di un progetto che coinvolge realtà diverse del territorio. Nella locandina i nomi degli espositori sono distribuiti sui vari teli e comprendono:

Barbara Barile, Angelo Gilberto Barracchia, Luigi Basile, Angela Bernardi, Maria Bonaduce, Vilma Burdizzo, Loredana Cacucciolo, Lara Cataldi, Maddalena Cipriani, Cuber (Umberto Colapinto), il Collettivo UTE del Zotti Modugno, Titti D'Alessandro, Enrico De Leo, Vito De Leo, Carlo Dicillo, Piero Di Terlizzi, Rosa Fiore, Giuseppe Fioriello, Raffaele Gelao, Giulio Giancaspro, Alessandra Lama, Laura Lepore, Nicola Liberatore, Giovanni Morgese, Stefano Pelle, Irene Petrafesa, Daniela Raffaele (Clitorosso), Rita Ricci, Patrizia Ricco, Myriam Risola, Silvia Rizzi, Vanina Paola Savorè, Giuseppe Sciancalepore, Luigi Sergi, Domenico Sforza, Salvatore Simonetti, Lucia Spagnuolo, Antonio Spanedda e Sabrina Vendola. Un’occasione per scoprire linguaggi e sensibilità differenti e, allo stesso tempo, per guardare Terlizzi da un’angolazione insolita: quella di chi cammina lentamente, alza gli occhi e trova, appesa tra le pietre, una stella in più.