Mario Ciro Ciavarella

San Marco in Lamis, domenica 24 gennaio 2015 -  Se non avete idea di come travestirvi per carnevale, potete sempre prendere come proposta quella fatta da Amazon, il più grande negozio al mondo on-line. Dove potrete acquistare per i vostri bambini, il vestito di carnevale… del Piccolo Profugo. Attenzione, nessuno scandalo in vista. Poiché questo vestito non vuole essere una presa in giro dei migranti che da alcuni anni sbarcano sulle coste italiane. Ma vuole essere una specie di… revival sentimentale su quella che è stata, in larga scala, l’emigrazione non solo italiana, di inizio novecento verso le lontane Americhe (come si diceva allora).

 In puro stile Titanic, con le sue classi. Naturalmente il nostro piccolo bimbo mascherato è un viaggiatore di terza classe.

   Fate presto se avete intenzione di acquistare il suddetto costume, poiché sembra che Amazon lo stia per ritirare per le tante lamentele arrivate nelle ultime ore.

 Per me non c’è nessuno scandalo. Sia perché non si sfotte il migrante di colore che ancora salpa dal continente nero per approdare sulle spiagge sicule, e sia perché non c’è nulla di male se ci si maschera da migrante europeo di fine ottocento - inizio novecento.

 Allora dovremmo abolire anche i vestiti di carnevale che si rifanno ai carcerati, anche quelli che ricordano i camici dei medici che sono in difficoltà (un dottore asino) avendo vicino a loro, nella sfilata, un paziente (anche lui in costume da carnevale); oppure abolire i costumi di animali, anche loro presi in giro.

 Penso che non sia il caso di far nascere polemiche anche su questo. Pensiamo a fare nascere polemiche su problemi ben più gravi, che sono tanti.

 I vestiti in questione (i piccoli profughi nelle due versioni maschile e femminile) sono anche belli da vedere: entrambi completati con delle piccole valigie e quello di lui con un bel berretto da posizionare in testa, farebbero una bella figura in una sfilata carnevalesca. Insieme alle classiche maschere sfilerebbero i profughi che stanno per salpare verso le coste atlantiche.

 La sfilata inizia. Il piccolo profugo si avvicina ad Arlecchino per raccontargli… le sue piccole sventure.

 “Ciao Arlecchino, quest’anno ho deciso di travestirmi da Piccolo Profugo perché negli anni passati ho indossato tutte le maschere che avevo a disposizione. Anche da sergente Garcia, il nemico di Zorro, mettendomi sotto il vestito una pancia finta. Ma adesso non voglio più mascherarmi usando dei trucchi come la pancia finta. Ma voglio essere me stesso il più possibile: voglio emigrare all’estero, e mi travesto da Piccolo Profugo”, si confidò il piccolo migrante con Arlecchino.

 “No, ma cosa dici, ma è carnevale, dobbiamo scherzare e divertirci. Non siamo mica in un periodo di penitenza: la Quaresima ancora non arriva”, rispose Arlecchino.

 “Lo so che dobbiamo scherzare e giocare, ma io voglio capire cosa significa pensare ad una vita migliore e non averla. Desiderare una terra lontana che forse un giorno raggiungerò, questo voglio pensare”.

 “Secondo me sbagli, noi siamo piccoli e dobbiamo solo divertirci. È presto per pensare a soffrire”, concluse Arlecchino.

 Visto che con Arlecchino non c’era modo di instaurare un dialogo costruttivo, il Piccolo Profugo vide nella sfilata una bimba vestita da Piccola Profuga, anche lei con la valigia in mano e con il viso un po’ sporco. Si avvicinò e iniziò a parlare con la sua… versione femminile.

 "Ciao collega, vedo che non sono il solo che quest’anno ha pensato di travestirsi da Piccolo Profugo”

 “Ciao collega maschile, vedo cha anche tu sei vestito come me con l’abito per i bambini”, rispose la bimba… falsa profuga.

 “E allora dobbiamo cercare altri bimbi come noi che hanno avuto la stessa idea, quella di travestirsi da emigranti”.

 I due bimbi si misero subito alla ricerca di altre maschere come la loro. E ne trovarono tante, ma veramente tante. E una volta riunitesi tutte, decisero di sfilare per fatti loro.

 E fecero un gran corteo, lungo e allegro almeno quanto a quello delle altre maschere… normali. Questo corteo di Piccoli Profughi terminò la sua sfilata ad un porto, dove presero un traghetto.

 E sopra quel traghetto c’erano tanti altri profughi… veri. Non di colore che stavano per giungere in Italia, ma profughi italiani che stavano lasciando la nostra nazione per cercare lavoro all’estero. E non indossavano nessuna maschera.

 Era gente che lasciava l’Italia e non solo per carnevale, ma per sempre. Appena questa gente vide decine di bambini travestiti da Piccoli Profughi, volle che quei vestiti li togliessero per regalarli a loro.

 Gli adulti che stavano per salpare volevano avere un ricordo della terra che stavano lasciando. Un ricordo fatto da un vestito di carnevale che poteva servire a loro appena arrivati a destinazione.

 E mostrarlo alla gente che avrebbero conosciuto in quelle terre, per dire che quei vestiti erano dei loro nonni. E che adesso li portavano con loro per seppellirli dove erano i corpi dei loro antenati.

 Da un carnevale si era passati ad una quaresima e ad una successiva Resurrezione. Il vestito del Piccolo Profugo è stato inventato proprio per questo: per ricordare che ridendo e scherzando, non dimentichiamo le nostre origini. Fatte da gente che ha cercato da sempre un posto al sole.

 E quando l’ha trovato ha capito che da quel momento si poteva ridere e scherzare.

 (Proprio come a carnevale…)

 

                                                                                 Mario Ciro Ciavarella