Nicola M. Spagnoli

San Marco in Lamis, mercoledì 16 agosto 2017 -  Nel 1972  la scelta si fa ardua e potremmo dire che come qualità un 10° posto di quest'anno (ma anche un 20°) cosi come nell'anno successivo, certamente equivale ad un primo assoluto degli anni "bui" mettiamo quelli fra il ‘78 e l’80. Gli esordi di Banco del Mutuo Soccorso o della Premiata Forneria Marconi certamente meriterebbero di più, ma come non segnalare prima una meteora sconvolgente come quella che fu il primo disco (buckleyniano anzichè no) di Alan Sorrenti oppure "Ys" del Balletto di Bronzo?

Nicola M. Spagnoli

Roma, martedì 8 agosto 2017 -  Nell'opinione comune, almeno a livello di vendite e di popolarità, il 1971 è l'anno delle Orme con "Collage" e dei New Trolls con il loro primo "Concerto grosso", ma la qualità vera, dicevamo, non si misura con i milioni (o migliaia) di copie vendute, e quindi mi sembrano più degne dei primi posti le opere-concept dei Trip o degli Osanna, che nella loro teatralità anticipano perfino i Genesis di Peter Gabriel o anche il disco dei Raccomandata con Ricevuta di Ritorno (RDM) con la loro personalissima Bibbia.

Nicola M. Spagnoli

Roma, lunedì 31 luglio 2017 -  E' luogo comune, almeno per l’Italia, individuare la prima pianticella PROGRESSIVE nel disco dei New Trolls del ’68 (€.100) fatto in collaborazione con Fabrizio De Andrè, Senza orario - senza bandiera,un disco che certamente era già al di fuori del beat, ma anche alquanto timido, in quanto a innovazione. Forse nel genere ci sta meglio Ad Gloriam delle Orme (che oggi ha un’ottima valutazione perché allora il gruppo era completamente sconosciuto…€. 1000), e subito dopo nel ’69, in quello degli Stormy Six (Le idee di oggi per la musica di domani €. 400) con il già promettente Claudio Rocchi che poi seguirà la brillante, seppur breve, carriera che conosciamo.

Nicola Maria Spagnoli

San Marco in Lamis, venerdì 21 luglio 2017 -  Il Rococò, in architettura e nell'arte naturalmente è stato il periodo, nel XVII secolo, in cui si è dato sfogo alla fantasia ed alla contaminazione oltre che, soprattutto, alla riaffermazione del potere della Chiesa contro le riforme e contro lo scisma luterano. E' stato quindi, in fin dei conti, un ritorno alla tradizione contro i modernismi più pericolosi che ne avrebbero minato il potere. Nel nostro caso, molto più modesto ovvero nella Storia del Rock, il paragone potrebbe essere un po’ irriverente ma lo riteniamo comunque appropriato, se non altro per affinità terminologica.

a cura di Nicola M. Spagnoli

Roma, lunedì 22 maggio 2017 -  Continuiamo a trattare dischi progressive solo perche’ con questo genere le copertine, fra la fine degli anni ’60 e gli inizi dei ’70, hanno subito, in positivo, una vera e propria rivoluzione, una svolta estetica che abbandonava la solita foto dell’artista o degli artisti piu’ o meno aggiustata e andava invece alla ricerca di qualcosa di nuovo, a volte aggrappandosi all’arte dei musei, specie quella contemporanea, a volta addirittura a quella classica. Purtroppo ci sono stati veri e propri capolavori che sono passati inosservati per traversie e motivi diversi e quindi dimenticati, altri riscoperti e alcuni diventati veri e propri oggetti di culto… battuti nelle aste.

Nicola Maria Spagnoli

Roma, domenica 16 aprile 2017 -  Un disco che avevo recensito su una celebre rivista mensile rock, tanti anni fa, forse appena uscito e che a distanza di  così tanto tempo ho risentito e quindi sentito il bisogno di riaccendere su di esso un po’ di attenzione essendo non un semplice disco ma un capolavoro una vera “pietra  miliare” come dice qualche sito specializzato, che va oltre il tempo e oltre le mode e le tendenze. Bisogna dire che se la Word Music non è nata con questo disco di Peter Gabriel, certamente ha avuto un grosso contributo proprio dalla colonna sonora di The Last Temptation of Christ di Martin Scorzese ovvero da questo lavoro che in doppio vinile si intitolava Passion.

di Luigi Ciavarella

Musica Rock, giovedì 9 marzo 2017 -  Tra tanti gadget presenti all’ingresso del negozio Muller di Colmar vi era un poster montato su cavalletto raffigurante le fauci aperte minacciose di un leone. Sembrava messo a guardia del locale quasi come un monito ai visitatori, che contrastava però con gli arredi che si trovavano all’interno. Era la pubblicità del primo disco dei Santana e quella l’immagine cosi spaventosa se la osservavi bene da vicino altro non era che una composizione di volti umani intorno al corpo esile di una indigena, con, sul lato destro, l’aggiunta dell’indicazione del nome della band.

A cura di Luigi Ciavarella

 San Marco in Lamis, lunedì 20 febbraio 2017 -Oggi Kurt Cobain avrebbe compiuto 50 anni. Il decennio ottanta stava per concludersi quando, casualmente, ascoltai per la prima volta i Nirvana di Kurt Cobain. Eravamo alla fine di un decennio che era stato molto fecondo in termini di movimenti e produzione rock di qualità. In quel istante la musica grunge era già una realtà, seppure circoscritta ai dintorni di Seattle (Stato di Washington), dove si era sviluppata, con ottime chance di influenzare la scena rock americana. Bleach, il loro primo disco, uscito nel 1989 per la piccola ma intraprendente etichetta locale Sub Pop, realizzato in economia, a noi sembrò piuttosto una copia ben fatta di Sabbath Bloody Sabbath.

a cura di Nicola M. Spagnoli                                                                       

 Roma, domenica 19 febbraio 2017 - Un artista poliedrico e dalla interminabile carriera iniziata negli anni sessanta e tutt’ora attivissimo ma noto agli appassionati, ingiustamente, soprattutto per aver militato nei capolavori dei Genesis di Peter Gabriel dal 1971 al 1977, in ben otto album, che fra l’altro sono i migliori di questo gruppo, da Nursey Crime al doppio dal vivo Seconds Out ma che da solista ha fatto ben 25 album in studio fino al recentissimo, e bellissimo, Wolflight di non più di un anno fa, disco che ha esordito con successo anche nelle chart italiane, più una quindicina di album dal vivo oltre ad una serie infinita di collaborazioni.

Luigi Ciavarella

San Marco in Lamis, mercoledì 15 febbraio 2017 -  La musica dei Ten Years After aveva un unico feticcio che la distingueva dagli altri : la mitica Gibson Es-335 Signature di Alvin Lee, l’emblema stessa della loro musica, con il logo di Woodstock in bella vista sulla cassa dello strumento, accanto agli altri adesivi che sembravano medaglie al valore, punti conquistati nelle arene tumultuose di mezzo mondo dove avevano suonato, quando la musica veniva blandita e incardinata in quel processo di sintesi tra musica e bisogni di libertà.