Tonino Daniele

San Marco in Lamis, giovedì 28 luglio 2016 -  Mefistofele, travestito da  Faust, definiva la legge e i diritti come un'eterna malattia che si tramanda di generazione in generazione e, il processo, più che un morbo ereditario, diventa - così - un'infezione virale. Ci risiamo: ne sentivamo, veramente, la mancanza; del resto, parliamoci chiaramente: se non ci fosse stato l'ennesimo ricorso alla giustizia amministrativa (e, Dio solo sa se quella amministrativa è stata l'unica giurisdizione invocata) per decidere chi (e come) deve amministrare questo nostro tormentato paese, di cosa riempire le noiose (e vuote) giornate estive?

 E, così,  quello che era un posto tranquillo per poeti e musicanti, si trasforma in agone giudiziario, in un'aula di tribunale, dove tutti parlano di <forma> e di  <sostanza> quasi si trattasse di frivoli argomenti da <bar dello sport>, da spiaggia, ignari - invece - di scomodare il Doctor Angelicus e, con lui, i massimi sistemi filosofici.

Il nostro è un vero e proprio contagio: <l'hanno fatto prima loro>, <lo facciamo adesso noi>, <lo faranno altri dopo>. Passato, presente e futuro: è così che (purtroppo) funziona da noi. Ed usando ciò che prima si è disapprovato, ci si convince che tutto abbia un senso. Francamente, non sono animato dal proposito di fare giustizia (almeno in questo caso!) e non ho titolo per partecipare (nonostante il mio cognome) alla disputa per provare <l'innocenza di Shoshanna> (cfr., Dn., XIII), ma ogni processo è strumento delicato, da maneggiare con attenzione, prudenza, senza abusarne perchè si corre il rischio (reale) di cumulare errori e numero di vittime.

Miss Flite, nel nono romanzo di Charles Dickens (Casa desolata), continua a frequentare quotidianamente la Corte, armata di una borsa a rete piena di documenti, in maniacale attesa di un giudizio, o meglio del Giorno del Giudizio, allorché ritornerà a disporre di un vasto patrimonio, e celebrerà il proprio riscatto liberando i molti uccellini che per il momento tiene in gabbia in un alloggio disadorno. (cfr., Bruno Cavallone, La borsa di Miss Flite. Storie e immagini del processo, 2016).

Chissà perchè, leggendo quelle pagine ho rivisto - per un attimo - le vicende che da qualche anno tengono banco nella nostra cittadina, dove ormai la malattia si è sublimata: continuiamo a cercare nei tribunali, nelle sentenze, nello scontro, quella legittimazione che il voto, purtroppo, non riesce più a darci, quel potere e quell'autorità che ci sono sfuggiti, dimentichi, ingenuamente, che l'autorità se manca di autorevolezza non consente passi in avanti, piuttosto ne arresta la marcia; la si cerca nei titoli, nelle lauree, nei curricula, nei masters e nei dottorati; ma, non mi sembra che un tale di nome Di Vittorio, cerignolano di nascita, avesse una laurea, eppure provate a dubitare della sua autorevolezza. E quella di Giorgio La Pira? Derivava, forse, dall'essere professore di diritto romano all'Università di Firenze o, piuttosto, dal suo spirito di apertura, dal suo impegno civile, dalle sue idee innovatrici e, perchè no, dal suo modo di vivere: lui, terziario domenicano, che aveva scelto come casa una cella del convento domenicano di San Marco, sia pure affrescata dal beato Angelico?

Chi per la sua autorevolezza gode di stima, di rispetto e di fiducia ottiene molto di più rispetto a chi, senza averne  la capacità, si limita a fare il capo, senza esserlo veramente: l'autorità è solo un surrogato dell'autorevolezza.

Dopotutto non vi chiediamo grandi imprese, faraonici progetti, ma solo che ognuno faccia fino in fondo la sua parte con entusiasmo e coraggio, dando spazio a competenza ed umiltà; puntando a quell'onestà, a quella semplicità, a quella modestia, a quella educazione e a quella attenzione verso il prossimo che colorano l'autorità di autorevolezza, senza trasformare tutto in una continua e prevedibile rissa, sintomo di un confronto privo di contenuti e, molto spesso, autoreferenziale.

E che nessuno pensi di abdicare a queste regole, neanche i vincitori; anzi, soprattutto loro: la fiducia ricevuta dai cittadini non è incondizionata, illimitata, assoluta, ed è un bene troppo prezioso per tradirla; <si guadagna goccia a goccia, ma si perde a litri> (Jean - Paul Sartre).

Quanto a voi, se la vostra coscienza (le cui determinazioni sono sempre insindacabili) vi suggerisce di trovare credibilità in un'azione giudiziaria piuttosto che nella scelta coraggiosa di creare un'opposizione costruttiva, valida, dignitosa; se pensate che la ragione riconosciutavi da una sentenza possa trasformarsi in rispetto e considerazione anche da parte di coloro che nell'urna non via hanno preferito; se cercate un potere che punti sulle decisioni piuttosto che sul dialogo e sul "respiro di libertà"; se aspettate con ansia quel Giorno del Giudizio per celebrare il vostro riscatto e disporre del vostro patrimonio; allora, se credete in tutto questo, fiato alle trombe! Sguainate le vostre spade e voce alla legge che non sempre equivale a giustizia.

Quanto a me non vi nascondo un senso di scoraggiamento di cui - però - non riesco ad individuarne l'origine, la causa; sarà - forse - la noia che mi attanaglia durante la stagione estiva che cerco di combattere scrivendo queste note che sicuramente non avranno nessun riscontro; sarà - probabilmente - la consapevolezza di non avere vie di fuga. Ma di una cosa sono certo: difficilmente mi recherò di nuovo in una cabina elettorale e se lo farò sarà con disgusto e con la voglia di mandarvi tutti a quel paese... con autorità ed autorevolezza, rivendicando il sacrosanto diritto di avere la mia opinione.

Buone vacanze a tutti.

 

Tonino DANIELE