Mari Ciro Ciavarella

San Marco in Lamis, sabato 11 marzo 2017 -  Nessun giornale ha avuto il coraggio, pochi giorni fa, di scrivere a caratteri  cubitali in prima pagina che il Barcellona aveva sconfitto il Paris Saint Germain, nell’ultima partita disputata tra le due compagini per 6-1, grazie a due calci di rigore regalati alla squadra spagnolaBruttissimo esempio di giornalismo scandaloso che viene lasciato ai posteri (i più giovani). Spesso nel calcio i rigori vengono regalati come se fossero degli inserti, dei depliant che meglio abbelliscono la vittoria di una  o dell’altra squadra.

 Non c’è stata nessuna rimonta, sia chiaro, da parte del Barcellona, ma solo due errori, spero in buona fede, da parte dell’arbitro. Di moviola in campo ancora non se ne parla, come mai??

Adesso parliamo invece di rimonte, di quelle serie, di quelle che hanno fatto la storia dello sport. Come quella riuscita al grande atleta italiano Pietro Mennea, primatista mondiale dei 200 metri per 17 lunghi anni (dal 1979 al 1996).

Il più veloce uomo bianco della storia dell’atletica leggera, forte nei 200 metri, un po’ meno sui 100, un atleta retto e corretto. Mai dedito al doping e a fesserie varie, come molti atleti ne fanno uso oggi.

Chi era Pietro Mennea e perchè è entrato nella storia dello sport? Era un  velocista di Barletta, e quando qualcuno ci gridava dietro: “Uagliò, fuje come e Mennea”, era il complimento più bello che i ragazzini degli anni ‘70 potevamo ricevere dagli adulti.

Era come dire di saper giocare a calcio come Riva o Mazzola. Oppure saltare in alto come Sara Simeoni o correre sulla bicicletta come Gimondi.

Quando venivano organizzati i Giochi della Gioventù (per la nostra gioventù) nella villa comunale del mio paese venivano tracciate delle simil-righe per delimitare le corsie che dovevano servire per correre i 100 o 200 metri, e per quelli più resistenti, le corsie prendevano tutto il perimetro del nostro parco comunale.

E mentre  si correva si sentivano nelle orecchie gli incitamenti di parenti e amici: “Va’ Mennea, fuje!!”. Solo quel nome poteva darti una spinta in più per cercare di superare i compagni di classe che correvano nelle corsie parallele alla tua.

Pietro Mennea. Tutti eravamo dei Pietro Mennea, negli anni ’70, mentre si correva. Non solo per competere in una gara sportiva, ma anche per superare altri ostacoli di quella età, come fare un compito in classe: “E già hai finito il compito”, chiedeva il professore, ma che sei Mennea?”

Oppure quando bisognava assolutamente prendere quel treno in orario, per un viaggio che poteva cambiarti la vita: “Ho fatto giusto in tempo, ho preso il treno al volo, veloce come Mennea”.

Ecco, questo era Mennea!!!

E la sua grande rimonta la fece nel 1980 alle Olimpiadi di Mosca, quando riuscì a battere di pochissimo lo scozzese Alan Wells, il favorito alla medaglia d’oro e già vincitore nei 100 metri. Oltre al britannico, correvano contro Mennea i più veloci del mondo di quegli anni: i cubani Silvio Leonard e Osvaldo Lara, i polacchi Woronin e Dunecki, il tedesco orientale Hoff, il giamaicano Quarrie.

Mancavano a quelle olimpiadi solo i velocisti statunitensi, per il boicottaggio che gli Stati Uniti fecero per motivi politici all’Unione Sovietica, e che non spieghiamo, poichè a noi adesso ci interessa solo Mennea!!

Lo svantaggio di Mennea consisteva nel fatto che, da sorteggio, gli venne assegnata la corsia numero 8, quella più esterna e difficile da gestire, non potendo vedere la corsa degli avversari. Al suo fianco il sempre presente Wells.

È la sera del 28 luglio del 1980, stadio olimpico di Mosca, stracolmo per assistere a questa finale dei 200 metri. Gli atleti sono ai blocchi di partenza. Viene sparato il colpo che dà il via alla gara. La partenza  dell’italiano non è delle migliori, Mennea arranca e ha difficoltà a tenere a distanza il suo rivale Wells che lo supera dopo 20 metri.

Mennea sembra sbandare prima di imboccare la curva che porta al rettilineo e quindi sulla linea del traguardo. All’uscita della curva, a 80 metri dal traguardo, è terzultimo. Poi quarto, terzo, secondo.

Dopo aver superato il giamaicano Quarrie, Mennea si trova spalla a spalla con il mastino Wells, che riesce a superarlo solo sulla linea del traguardo e vince con il tempo di 20 secondi e 19 centesimi. Battendo il britannico di due centesimi!! Mennea è medaglia d’oro!!!!

Questa è la Grande Rimonta, se vogliamo parlare di Grande Sport, e non di fesserie che ci vengono spacciate per imprese sportive.

Cari giornalisti sportivi, abbiate il coraggio di dire sempre come stanno le cose, e non di salire sempre e comunque sul carro del vincitore. Spesso quel carro ha le gomme bucate.

 

Mario Ciro Ciavarella