di Michele Centola

San Marco in Lamis, domenica 9 agosto 2026 - San Marco in Lamis si ferma, come ogni 9 agosto dal 2017, davanti alla vecchia stazione ferroviaria del paese. È lì che nove anni fa la mafia garganica ha spezzato la vita di Luigi e Aurelio Luciani, due fratelli agricoltori la cui unica colpa fu quella di trovarsi, per lavoro, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quella mattina del 9 agosto 2017 un commando armato tese un agguato al boss di Manfredonia Mario Luciano Romito e al cognato Matteo De Palma, uccidendoli nei pressi dello scalo ferroviario dismesso.

Luigi e Aurelio, che si trovavano casualmente sul posto per raggiungere i propri terreni a bordo del furgoncino di famiglia, un Fiorino bianco simile a quello di un uomo legato al clan rivale, furono considerati testimoni scomodi e giustiziati a loro volta. Un quadruplice omicidio che sconvolse l'intera provincia di Foggia e che, secondo la Direzione distrettuale antimafia, resta ascritto ai due fratelli nella sola veste di vittime innocenti. Per quella strage la giustizia ha finora condannato una sola persona, Giovanni Caterino, individuato come basista dell'agguato: la Corte d'Appello di Bari ha confermato la sentenza di ergastolo emessa in primo grado dal Tribunale di Foggia, disponendo anche diciotto mesi di isolamento diurno.

Negli ultimi anni, tuttavia, alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia hanno riacceso il dibattito sulla dinamica di quella mattina: il pentito Matteo Pettinicchio, ex numero due del clan dei Montanari, ha riferito ai magistrati della Dda di Bari confidenze che attribuirebbero ai fratelli Luciani un ruolo diverso da quello di semplici passanti. Una ricostruzione che la Procura ha definito priva di fondamento, ribadendo la natura di vittime innocenti dei due agricoltori sammarchesi. Oggi, domenica 9 agosto, il coordinamento provinciale di Libera torna a ritrovarsi fin dalle prime ore del mattino nel luogo dell'eccidio.

Il programma prevede alle ore 8 la celebrazione eucaristica presso la vecchia stazione, seguita da un momento di riflessione con le testimonianze dei familiari delle vittime e le conclusioni affidate a don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, da sempre vicino alla comunità garganica in questo anniversario. Il motto scelto quest'anno dagli organizzatori, "la mafia uccide, il silenzio pure", riassume il senso di una memoria che la comunità di San Marco in Lamis non intende lasciare scivolare nell'oblio. Sul luogo della strage è stato eretto un Tau, simbolo francescano caro al territorio garganico, a perenne ricordo di Luigi e Aurelio.