
redazione sanmarco.org
San Marco in Lamis, lunedì 5 ottobre 2026 - Un appello che arriva da un giovanissimo e che riporta l'attenzione su un angolo caro alla memoria religiosa e popolare della città. Michele Pio De Bergolis, sedici anni, ha indirizzato una lettera aperta al sindaco Michele Merla per sollecitare il recupero della cappella di San Michele Arcangelo, conosciuta da tutti come "Sammichelicchie", che si trova lungo la mulattiera Strettelicchia, ai piedi del Convento di San Matteo.
Il ragazzo scrive da cittadino ma anche a nome della propria famiglia, in particolare della nonna, che di questa storia è l'erede. Racconta di far parte della confraternita di San Michele Arcangelo e di provare un vero dolore nel vedere la chiesetta lasciata a se stessa. Per molti anni la cappella è rimasta nelle cure della famiglia del giovane: prima del bisnonno Matteo La Riccia, poi del nonno Giuseppe Zagaria, per tutti "Cesarino". Dal 1981 al 1997, nella prima settimana di ottobre, la mulattiera si trasformava in un luogo di festa: veniva celebrata la Messa all'aperto e il cielo si illuminava con i fuochi d'artificio.
Un appuntamento che, nelle parole del giovane, univa fede, comunità e allegria condivisa. Dentro la chiesetta è ancora custodita una pregevole statua lignea di San Michele Arcangelo, realizzata dallo scultore Tommaso Martino e appartenuta un tempo alla bisnonna di Michele Pio. Con la scomparsa del nonno, racconta l'autore della lettera, la gestione del luogo si è interrotta e la cappella è scivolata piano piano nell'oblio. Oggi, descrive, le condizioni sono di grave degrado e non è più possibile visitarla: l'erba è altissima, sul posto si vedono animali selvatici, vivi e morti, e davanti alla porta d'ingresso sono comparsi rifiuti abbandonati. Il giovane si rivolge al sindaco e alla giunta con una richiesta di intervento concreto, articolata in due punti:
- la pulizia e la messa in sicurezza dell'area, liberando l'ingresso dai rifiuti e dalla vegetazione non controllata;
- il recupero e la riapertura della cappella, perché torni a essere un luogo accessibile e accogliente per cittadini, fedeli e pellegrini.
Michele Pio De Bergolis conclude dicendosi fiducioso nella sensibilità del primo cittadino e augurandosi che il suo appello non cada nel vuoto, ma diventi il primo passo di una rinascita per quello che definisce un piccolo tesoro della città. La lettera si chiude con le parole "con rispetto e speranza". Al di là dell'esito della richiesta, colpisce che a farsi carico della memoria di un luogo di devozione sia un ragazzo di sedici anni: un segnale che il legame con le tradizioni di San Marco in Lamis passa ancora, per fortuna, anche dalle nuove generazioni.
