
redazione sanmarco.org
San Marco in Lamis, lunedì 2 novembre 2026 - Dai ricci aperti dopo le prime piogge alle bancarelle lungo le strade, fino alle pentole e ai forni delle cucine sammarchesi: come si raccolgono, come si cucinano e quali curiosità si portano dietro i frutti che scaldano i novembri di San Marco in Lamis. C'è un giorno, ogni anno, in cui l'aria del Gargano cambia odore. Non è soltanto l'umidità che risale dalle valli o il fumo dei camini tornati al lavoro: è un profumo caldo, un po' dolce e un po' bruciato, che arriva da lontano e ti fa girare la testa. Sono le castagne.
Con i giorni dei Santi e dei Morti alle spalle e San Martino che si avvicina, il frutto del castagno torna a occupare il posto che gli spetta: nei boschi, sulle bancarelle e soprattutto nelle cucine di casa. Il calendario lo detta il tempo, secondo quanto segnalato da Coldiretti Puglia in annate particolarmente asciutte e calde, i ricci faticano ad aprirsi e a cadere, e il proverbio salta. Le castagne, insomma, non hanno fretta e non si lasciano comandare. Va detto con onestà: il Gargano non è una terra di grandi castagneti come certe zone dell'Appennino.
È un massiccio calcareo, dove dominano faggi, cerri, lecci e carpini, mentre il castagno, che ama terreni più sciolti e freschi, compare in nuclei e filari sparsi, nelle aree più umide dell'entroterra. Proprio per questo ogni castagneto vale un piccolo tesoro, e chi lo conosce tende a custodirne la posizione con una discrezione quasi da cercatore di funghi. Raccogliere dove si vuole non è consentito. Nei terreni privati serve il permesso del proprietario; nelle aree del Parco Nazionale del Gargano e nelle zone demaniali valgono regole precise sulla raccolta dei frutti del bosco. Prima di partire conviene chiedere al Comune, all'Ente Parco o ai Carabinieri Forestali: una telefonata evita multe e discussioni. A San Marco in Lamis la castagna non è cibo da passeggio: si porta a casa e si cucina in famiglia, in tanti modi diversi. Una volta in cucina, va lavorata presto o messa al fresco. Ecco quattro idee semplici per la tavola d'autunno.
- Caldarroste. Si incide la buccia con un taglio netto sul lato bombato, altrimenti scoppiano. Si cuociono in una padella forata sulla fiamma viva o sulla brace del camino per 20-30 minuti, scuotendo spesso; in forno bastano circa 20-25 minuti a 200 gradi, con una ciotola d'acqua accanto alla teglia. Il segreto per sbucciarle facilmente è avvolgerle ancora calde in un canovaccio per qualche minuto: la pellicina si stacca da sola.
- Lesse aromatiche. In acqua salata con una foglia di alloro e qualche seme di finocchio, per 30-40 minuti dal bollore. Si servono ancora calde in una ciotola, da sbucciare a tavola, e hanno un sapore morbido e quasi farinoso.
- Minestra di legumi e castagne. Un soffritto leggero di cipolla e sedano, ceci o fagioli già cotti, castagne lesse e sbucciate, un filo di olio extravergine del territorio e pepe. È un piatto povero e sostanzioso, di quelli che a novembre chiudono bene la giornata.
- Castagne al vin cotto. Sbucciate, passate in padella con una noce di burro e un paio di cucchiai di vin cotto, con un pezzetto di scorza d'arancia. Una proposta da cucina di casa, che unisce due sapori pugliesi d'autunno: ottima da sola o accanto a formaggi stagionati.
Raccogliere e cucinare le castagne è un piccolo rito che costringe a rallentare, camminare nel bosco con gli stivali bagnati, chinarsi, aspettare la brace. È un modo di tenere insieme natura e comunità, e di passare ai più giovani gesti che nessuna schermata insegna. Per restare in clima d'autunno, sabato 7 novembre in Via Roma è in programma «Joje jè Gnenzante – Sapori d'Autunno», occasione per assaggiare prodotti tipici in compagnia. E se un giorno vi capitasse di incontrare un castagneto nascosto tra i boschi del Gargano, ricordate: si raccoglie con rispetto, si prende solo ciò che serve e si lascia il bosco come lo si è trovato.

