A cura di Nicola Maria Spagnoli

Roma, sabato 14 gennaio 2017 - Un disco che ancor oggi viene inserito fra quelli del Preogressive italiano ma che è  ricordato ancor di più  per la simpatica copertina, non certo per il contenuto che ricalca i modelli romantici del pop di quegli anni nonostante l’autore, il valente cantante e tastierista Roberto Carlotto, esibisse un’attrezzatura degna di Keith Emerson, quello di Emerson Lake & Palmer e dei Nice, o di Ricky Wakeman, quello degli Yes e degli Strawbs.Nei libri e nelle recensioni sul Progressive italiano, dicevamo,  il disco viene comunque inserito nel genere anche se soltanto un brano, ci sembra a risentiro oggi, il secondo della prima facciata Ruote e Sogni, leggermente sperimentale, può a pieno diritto far parte del filone.

 Dall’LP venne tratto anche un 45 giri Io Canterò per te/Cattedrali di Bambù, quest’ultima con un testo del  compianto multiforme artista che fu Herbert Pagani, all’epoca un artista  molto popolare e che fu l’autore anche del testo della title track. Carlotto proveniva da complessini beat dei ’60 poi per breve tempo  fece anche parte della, ben più incisiva band, l’Anonima Sound con il compianto Ivan Graziani che ritroviamo anche in questo Lp come autore e chitarrista ed infine arriviamo al nome  Hunka Munka, utilizzato (Fino a non poterne più/E’ pura fantasia) che troviamo ancor oggi su youtube  pur essendo un singolo del ‘71.

Ed alle canzoni di un primo Graziani sembra appartenere il genere  melodico prevalente del disco, eccezion fatta come dicevamo per Ruote e Sogni, incisiva comunque in tutti i brani la voce di Carlotto dai toni a volte altissimi, un artista che poi ritroveremo in pianta stabile in un gruppo fondamentale del nostro beat, i  Dik Dik ma questo dal ’73. La sua voce finissima  e dal vibrato particolare alla Demis Roussos  la ritroviamo ancora in un vinile disco dance-elettro pop dell’84  Promise of love sotto la sigla Karl Otto, una collaborazione ancora concertistica e pluriannale con Nunzio “Cucciolo” Favia degli Osage Tribe che è presente anche nel disco che trattiamo e, più di recente,  anche  nei, più interessanti, riformati Analogy.

Hunka Munka venne riproposto in CD, fedele all’impostazione, nell’artwork, del vinile, nel 2003 dalla MBG/Ricordi ma anche, stranamente e più volte, in Giappone e appunto la caratteristica era che il coperchio del water giallo raffigurato in copertina poteva aprirsi paventando chissà quale sorpresa visto che dal bordo usciva una manina guantata che stringe delle rose (foto 1). Ma, e la provocazione finiva qui, aprendo il coperchio vedevamo solo una foto del gruppo di spalle in concerto ai piedi del Pirellone  di Milano con alla sommità il disegno di una casetta, alla Hansel & Gretel, con le finestre illuminate  (foto 2) di cui ci sfugge sinceramente il significato che comunque forse  ai tempi poteva essere facilmente intuibile.  Anche il retro del disco  raffigura un water e precisamente un coperchio di water visto da sotto come fosse poggiato su un vetro con al centro le tre roselline di prima, di certo non vere ma di quelle commestibili che si mettono sulle torte, di colore rosato

. La busta infine riportava il profilo virato del musicista con sovrapposti i testi delle canzoni e i crediti fra cui troviamo, accreditato come fotografo ma probabilmente anche come autore dell’artwork, il celebre Caesar Monti ovvero Cesare Montalbetti, autore di una miriade di copertine del prog italiano (Area, PFM, Banco, Finardi, Stratos, Perigeo, New Trolls Atomic System etc. etc.) nonché di quelle più famose di Lucio Battisti. Cesare,  che purtroppo è scomparso di recente,  in seguito, dopo tante copertine, si dedicò con crescente successo alle arti visive, alla fotografia in primis, alla sperimentazione e alla regia, specie pubblicitaria.

Certo questa copertina in stile Pop art, derivava da più celebri esempi, dalla pittura-pittura come quella pompeiana o anche da alcune tele provocanti di Francisco Goya ma questa oltre che concettualmente assimilabile alle provocazioni di Andy Warhol, che è evidente nella copertina montiana di Melos dei Cervello deriva piuttosto dal teatro ottocentesco di Alfred Jarry (Ubu Roi) come del resto dal maestro novecentista del Ready made. Marcel Duchamp  d’altronde già nel 1917, teorizzava  quel concetto per cui anche un comune manufatto di uso quotidiano (un attaccapanni, uno scolabottiglie, un orinatoio, una forchetta ecc.) può assurgere ad opera d'arte, ma solo quando questo viene prelevato dall'artista e posto in una situazione diversa da quella di utilizzo comune. Il valore aggiunto è dato quindi dall'artista ovvero dalla acquisizione, dalla decontestualizzazione e dall’isolamento dell'oggetto individuato.

Su questo argomento Piero Manzoni nel ’61, dopo abbondanti materia coprolaliche surrealiste come quelle famose di Dalì, fu certamente più drastico e caustico elevando a opera d‘arte qualsiasi prodotto uscito dalle mani o dal corpo dell’artista  realizzando la non dimenticata Merde d’Artiste , un prodotto realizzato  soltanto in  90 scatolette numerate il cui prezzo lo stesso artista stabiliva equivalente al peso in oro (30 gr.) ma che con il tempo oramai hanno acquistato quello del diamante. Per restare nel campo musicale chi non ricorda la copertina sessantottina del Beggars Banquet rollingstoniano che doveva in origine aprirsi come questa o le pose provocatorie  di Lennon e Yoko Ono in Two Virgins o anche del nostro Pippo Franco in Karakiri o di quel Frank Zappa  absolutelyfree anni ’60 o , nell’arte più recente,  di certi dipinti “ambientali”di quel pacioccone di Botero?

 Altre situazioni da toilette, ma  censurate, si ebbero addirittura con il celebre studio Hipgnosis per es. con la cover del gruppo inglese degli  Ufo, quelli di Force it. Non approfondiamo visivamente gli inguardabili, e per molti inascoltabili,  metallari  Intestinal Disgorge che già dal nome sono tutto un programma mentre è simpatico il goliardico The Who sell out  dei gloriosi Who oppure, recentissimo, il bidet dei nostri “Sapone Intimo” di Sensibile e… potremmo continuare all’infinito sull’argomento. Comunque sia andata questa copertina forse non ispirò il cinema di un maestro come Luis Bunuel nel suo Fantasma della Libertà che è successivo, del ’74, ma certamente il sottoscritto in una performance artistico-sindacale in difesa dei Beni Culturali del Belpaese minacciati, ai tempi,  da una legge truffa (foto 3).

 

                                                                      Nicola M. Spagnoli

 

 

foto. 1

 

foto 2

 

foto 3