On. Angelo Cera

Roma, mercoledì 11 gennaio 2016 - - «Di tutti i giovani costretti a lasciare l’Italia non sentiremo la nostalgia dei due giovani altoatesini finiti in manette in Thailandia.»Lo afferma l’on. Angelo Cera, parlamentare dell’UdC, che sostiene:«Al loro rientro in Italia, spero che i due ragazzi altoatesini “graziati” dalle autorità thailandesi, siano presi in carico dai servizi sociali per un periodo di rieducazione ai simboli della Repubblica Italiana. Magari, potrebbero essere presi in carico da un’azienda che produce bandiere per uno stage formativo e un approfondimento sul significato dei colori nelle bandiere nazionali.»

 

«Dopo l’indecoroso gesto di strappare, da bulli anarchici, la bandiera Thailandese, sono seguite le preoccupanti giustificazioni che fanno comprendere la totale mancanza di valori repubblicani e di rispetto alla bandiera nazionale, costata la vita a tanti partigiani e uomini dello Stato.»I giovani altoatesini si sono giustificati dicendo che arrivavano da “un altro Paese in cui la bandiera non è così importante”.

«Al servizio di quella bandiera, vilipesa nelle parole dei due giovani, sono morti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per il Tricolore hanno dato la vita i militari di Nāṣiriya. A difesa della bandiera nazionale si sono schierati uomini e donne che hanno fatto scudo con i loro corpi e le loro azioni contro le ingiustizie, le tirannie, le sopraffazioni e in difesa dei più deboli.»

«Forse per i giovani altoatesini in gita di piacere in Oriente tutto è poco importante, ma il Tricolore rappresenta l’unità e la identità di una italiana che sono orgoglioso di rappresentare come uomo delle istituzioni e come cittadino. Tra l’altro, cari giovani altoatesini, vi consiglio di non ripetere lo stesso gesto in Italia, perché nel nostro ordinamento chi distrugge o deteriora la bandiera nazionale finisce dritto in galera e senza troppe giustificazioni o pentimenti postumi», conclude il parlamentare garganico.