Mario Ciro Ciavarella

San Marco in Lamis, lunedì 9 maggio 2016 -  I tempi sono duri e sospetti. Ogni singolo viso, fisionomia, gesto inconsulto potrebbe essere quello “buono”. Nel senso che potrebbe essere quello cattivo. Ci sentiamo sempre in pericolo, soprattutto quando vicino a noi vivono o si aggirano stranieri, o gente comunque non conosciuta. Anche avvistare animali potrebbe portarci sull’orlo del sospetto. Qualcuno ha visto giorni fa un cammello con tre gobbe, si è arrivata alla conclusione che si trattava di un cammello che aveva incorporato un dromedario.

 Un altro ha visto Berlusconi da lontano e l’ha scambiato per un protettore di ragazze dell’est, si somigliava, tutto qui. Un ragazzo giura di aver visto dei cinesi che taroccavano registrazioni fatte da napoletani di alcuni cd falsi di canzoni di Gigi D’Alessio cantanti da Franchino Tripponzino.    

Anche gli angoli non sono più gli stessi: dietro l’angolo non c’è più una strada, ma un altro angolo. Sembriamo vivere nelle illustrazioni di Escher, dove tutto sembra che vada al contrario, e tutto sembra che vada per il verso giusto.

 La realtà non è più reale!!

 E infatti pochi giorni fa stava per succedere un guaio grosso nell’aeroporto di Philadelphia, quello che sembrava un terrorista era invece un matematico italiano, Guido Menzio, professore universitario negli Stati Uniti, nell’università della Pennsylvania.

 Essendo l’emerito professore un tipo con la carnagione scura e con i capelli ricci, e siccome quel tipo sospetto e “vagamente terrorista” con la penna stava scrivendo su un foglietto delle “strane cose”, la signora seduta al suo fianco ha fatto due più due, e subito ha attirato la sicurezza dell’aereo verso di sé.

 Ma cosa stava scrivendo di così strano il professore “in incognito” su quel foglietto? Formule strane, codici criptati, lettere arabe e forse in aramaico, insomma tutto ciò che non è occidentale e comprensibile da noi umani.

 Ascoltiamo quale potrebbe essere stato il dialogo tra la signora sospettosa e il matematico impertinente (il seguente dialogo è frutto della mia fantasia).

 “Ecco, adesso sta descrivendo come salire su una aereo senza biglietto, eludendo la sicurezza”, pensava la signora sospettosa al suo fianco. “Infatti ha appena scritto in arabo (sembra) come fare: far finta di sentirsi male e farsi accompagnare sull’aereo dal personale della compagnia”.

 Intanto il professore Guido continuava a fare le su equazioni.

 “Qui il discorso di complica: mette troppe parentesi graffe, da questo si capisce che non è un modo di scrivere occidentale, troppi ghirigori”, continua a pensare nella sua mente la signora.

 “E adesso cosa ha scritto? Ecco, ha disegnato una bombola del gas da attaccare ad uno scaldabagno: è evidente che si tratta di una bomba rudimentale, magari l’ha messa proprio su questo aereo. Adesso vado in bagno e controllo”, la signora si alza e va nel bagno dell’aereo per controllare se lo scaldabagno di quel bagno funziona… con una bombola a gas rudimentale.

 Intanto il matematico Guido continua ad esercitarsi con le sue equazioni.

 Niente, nel bagno dell’aereo non ci sono bombe rudimentali a forma… di scaldabagno (non siamo mica in un campo rom, si tratta sempre di un aereo di linea, n.d.a.)

 La signora continua a sbirciare tra gli appunti del matematico Menzio, fino a quando non riesce più a trattenersi: “Signor terrorista mediorientale, mi dica come, quando e perché farà esplodere quella bombola del gas che ha installato su questo aereo?”

 “Mi scusi, non ho capito, c’è una bombola del gas sull’aereo?”, chiede il matematico.

 “E da me lo vuole sapere? è lei che ha appena fatto uno schizzo di quello che tra poco salterà in aria”, risoluta risponde la signora.

 “Ma no, quello che sto scrivendo sono delle equazioni differenziali che sto cercando di risolvere per un intervento che devo tenere alla Queen’s University dell’Ontario, in Canada”, spiega sorpreso il ricercatore.

 “Ma non dica fesserie, che io la matematica la conosco bene, e posso assicurarle che quello che sta scrivendo è un misto tra disegnini esplicativi e note scritte in arabo”, fu molto chiara la signora seduta a fianco del signore matematico.

 “Signora, come si permette di dire di sapere quello che sto scrivendo! Vuole saperlo meglio di me? La matematica non è un’opinione!!”

 “La matematica lo è eccome, un’opinione, soprattutto quando non è matematica, e quello che lei sta scrivendo su quel foglietto non è matematica. Confessi!!”, minacciò la signora che credeva di conoscere la matematica.

 “Insomma, lei dice che io non conosco la matematica, allora mi metta alla prova e vediamo se sono un matematico oppure un terrorista”.

 “Mi dica quando fa 7 per 9”

 “Sessantatre”

 “ E 9 per 65”

 “Cinquecentottantacinque”

 “Bravo”, ammise la signora investigatrice e interrogatrice.

 “Adesso ci crede che sono un matematico?”

 “Adesso sì, ma perché scrive in quel modo strano?”

 “Non è un modo strano, sono equazioni differenziali”.

 “Mai viste, l’importante è che non facciano scoppiare l’aereo mentre è in volo”, volle assicurarsi la signora.

 “Non si preoccupi, sono numeri, non sono bombe”.

 Appena l’aereo atterrò, il matematico e la signora si salutarono. E da allora la signora capì che la matematica è un’opinione. Come lo è la vita, il modo di vedere le cose, il modo di intendere i discorsi degli altri.

 In fondo siamo dei numeri: età, altezza, peso, amori, numero di figli, di amici, di disgrazie, di gioie… è tutto un’opinione.

 (Anche la matematica dipende dalle nostre vite)

  

                                                                               Mario Ciro Ciavarella