Mario Ciro Ciavarella

San Marco in Lamis, mercoledì 1 febbraio 2017 -  Non so perché, ma quando arrivano l’aria festivaliera e l’odore dei fiori dalla riviera di San Remo, che stanno per compenetrare gli schermi televisivi per arrivare direttamente nei nostri sensi, molti iniziano a cantare!! Tutti cantano a Sanremo!! Il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di Leopardi è nulla, rispetto a tutto quello che ascolteremo nei prossimi giorni. Il “cantore” leopardiano si lamenta e chiede alla luna dei tanti perché della vita. Invece i cantanti italici che tra pochi giorni ascolteremo in tv e altrove, ci daranno un sacco di risposte!!

  Non solo da parte loro, ma anche (e soprattutto) da parte di gente che “canta” per far sapere ad un’intera nazione, quello che non ha mai saputo!

 Nei prossimi giorni canterà Totò Riina!!! Non l’ha mai fatto dal lontano 1993 quando venne arrestato. Dice che all’epoca e fino a pochi giorni fa, il capo dei capi, fosse stonato. Ma ora, con l’aria sanremese alle porte, l’intonazione è improvvisamente apparsa.

 E canterà avendo in platea, in prima fila, i p.m. di Palermo. Ai quali farà  ascoltare tutto quello che nessuno sa sull’organizzazione malavitosa da lui diretta anche dal carcere (dirigono anche da lì…)

 Lo spettacolo musicale di Totò Riina inizierà esibendosi in “Grazie dei fior”, cantata da Nilla Pizzi nella prima edizione del Festival di Sanremo (1951), vincendo. Dove canterà: “In mezzo a quelle rose ci sono tante spine, memorie dolorose di chi ti ha voluto bene, son pagine già chiuse con la parola fine”. Il tutto dedicato al magistrato Antonino Di Matteo, più volte minacciato dal cantore siculo, di farlo uccidere.

 In questa frase poetica, Riina vuol far capire al p.m. Di Matteo che tra una spina e una rosa, ha dato a quest’uomo di legge la possibilità di passare dall’altra parte. Ma l’intransigente magistrato non accetterà l’intendimento del boss. E quindi, il tutto avrà fine, chiudendo un libro ormai terminato. Come dire: “Sarà quel che sarà” (Sanremo 1983, Tiziana Rivale).

 A queste parole cantate da Riina, il magistrato subito avviserà i suoi diretti superiori, denunciando la gravità del “canto libero” di Riina. Ma i diretti superiori di Di Matteo non batteranno ciglia: diranno, “Aspettiamo ancora, le prossime canzoni del cantore Riina per avere un quadro completo del suo Festival, lasciamolo cantare”.

 Secondo brano in programma del Festival di San Riina, la canzone “Non pensare a me” (Sanremo 1967, Claudio Villa). Dedicata al giudice che lo condannò all’ergastolo. In effetti, poi, il boss ha ragione: ma come mai questo giudice si è fissato con Totò, che lo pensa da ormai tanti anni? qui siamo di fronte ad un accanimento giudiziario.

 Questo giudice potrebbe anche togliere il disturbo e concentrarsi su altri delinquenti: ce ne sono tanti in Italia. Una svista da parte del giudice anti-Totò, potrebbe dare la libertà immediata a Riina.

 Che so: una malattia incurabile del boss, e quindi cancello aperto  immediatamente per il capo dei boss. Ascoltiamo bene le parole del brano: “Non pensare a me, il sole non si spegnerà con te. Non pensare a me, continua pure la tua strada senza mai pensare a me”.

 Terzo brano in programma: “Non lo faccio più” (Sanremo 1976, Peppino Di Capri). “Ridi e corri per la stanza, ti nascondi ma ti vedo; sembra il passo di una danza quel tuo fremere discreto”, è un canto di pentimento: mai più.

 Qui Riina racconta di quando nel 1981, “u curtu”, iniziò la seconda guerra di mafia, togliendo di torno grossi nomi della malavita siciliana,  come Badalamenti, Bontade, Inzirillo. In un anno 200 persone rimasero uccise!! Però, adesso esibendosi con questa canzone “Non lo faccio più”, Riina promette che “non ricorrerà più chi si nasconde”.

 E lo show continua: “Uomini soli” (Sanremo 1990, i Pooh). Si sente solo, Riina. E ha ragione: tanti anni in isolamento, ha bisogno di parlare con qualcuno che gli dia aggiornamenti dalla Sicilia, dove chissà se le sue direttive dal carcere vengono eseguite, per il bene dei suoi picciotti. “Ci sono uomini soli per la sete d’avventura, perché han studiato da prete o per vent’anni di galera”.

 Ecco: “vent’anni di galera”, è la sua canzone!! È qui che scendono le lacrime dagli occhi, quando Totò canta: “per vent’anni di galera”. Non si può rimanere per tanti anni chiusi in carcere. E quindi chiede a “Dio delle città e dell’immensità, magari tu ci sei e problemi non ne hai”, se può intercedere per lui, davanti ai magistrati e avere un’indulgenza plenaria    che lo riabiliti. Riina è anche credente!!! (e mica solo voi, sempre a giudicare…)

 Lo show festivaliero del boss cantore viene chiuso con la canzone “Vorrei incontrarti tra cent’anni” (Sanremo 1996, Ron). “Combatterò dalla tua parte perché tale è il mio amore e per il tuo bene sopporterei ogni male”. È un atto di fede di Riina alla giustizia: la quale la vuole incontrare il più tardi possibile, e collaborare con lei: combatterà dalla sua parte.

 Bravo, bel festival. Ma fatelo cantare subito, prima che questo momento propizio passi, poi sarà difficile che si riesca a sapere qualcosa di più da parte di Riina.

 Magari “u curtu” vorrà farlo al prossimo Festivalbar… e chissà quando sarà rifatto!!

 

Mario Ciro Ciavarella